Vezimo, angolo di Paradiso che il tempo non ha cambiato PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Zerba
Scritto da Marco Ridella   
Giovedì 17 Giugno 2010 00:00

Ho avuto modo di apprezzare le pagine dedicate da "Libertà" ad una parte del territorio della nostra provincia, nel caso citato il Po ed alcuni dei territori rivieraschi e, da ultimo, l'intervento di Bruna Milani sull'abbandono forzato della montagna a causa delle innumerevoli difficoltà che si incontrano nel tentativo di tornare ad abitarle.

 

Da questo ho preso spunto per sottoporre ai lettori del nostro giornale un invito alla (ri) scoperta di un territorio e di un paese particolari: la Valboreca e Vezimo.

 

Mio padre è un figlio di questa terra, come lo erano i suoi genitori ed i loro predecessori; una terra che può essere madre ma anche arcigna matrigna. Sia io, sia mio fratello abbiamo trascorso le vacanze estive della nostra infanzia a Vezimo ed il ricordo delle avventure in questa natura incontaminata e selvaggia, delle luci, dei colori e dei suoni, il senso di libertà, la sensazione di essere stati trasportati in un'altra dimensione, sulle orme di Peter Pan e Capitan Uncini, non non mi hanno mai abbandonato, ed oggi mi auguro di poter offrire ai miei figli la possibilità, sia pur in termini diversi, di vivere le stesse emozioni.

 

Vezimo, in comune di Zerba, mille metri sul livello del mare, è un piccolo paese di montagna, su cui si dice splenda sempre il sole, anche quando i monti ed i paesi circostanti sono avvolti dalle nubi: sembra quasi che il monte Lesima, il più alto della nostra provincia, vegli con la sua mole imponente e si erga a baluardo della valle; un balcone affacciato sulla Valboreca, un suggestivo angolo di mondo a cui si accede, all'improvviso, al termine di una lunga e tortuosa salita, una strada a "cavatappi". Uno degli ultimi paesi della provincia di Piacenza che è rimasto pressoché immutato nel tempo: un luogo in cui è ancora il ritmo delle stagioni a scandire le giornate e la vita dei pochi abitanti rimasti.

 

Lo stesso alternarsi di stagioni che, simile ad un refolo di vento, percorre le stradine strette e dissestate, inaccessibili alle auto, accarezza i campi ormai incolti, ma i cui frutti, grazie al duro lavoro di uomini e donne, erano una delle fonti di sostentamento della popolazione; corre sulle aie che erano il centro della vita, sociale e non, del paese, spruzza l'acqua delle fontane sull'acciottolato, come un bambino monello.

 

Vezimo è, però, anche il paese che ha pagato un enorme tributo di sangue alla follia dell'uomo e della guerra: la notte del 20 agosto 1944, giorno della festa patronale dedicata a san Bernardo, una lama di luce proveniente dalla balera allestita sopra la fontana per i festeggiamenti attirò l'attenzione di un velivolo, forse il famigerato "Pippo", che sganciò su quella luce il proprio carico di morte e distruzione.

 

Mio padre stesso, all'epoca tredicenne, restò ferito, con le gambe dilaniate dalle schegge dell'esplosione e come lui diversi altri ragaz­zini: intere famiglie vennero distrutte, mentre il numero più alto di vittime lo si ebbe tra i giovanissimi. Questo atto di barbarie segnò per sempre il destino del paese, pregiudicandone il futuro. Oggi solo quattro persone vivono in pianta stabile a Vezimo, nonostante le difficoltà, mentre ogni anno che è passato ha lasciato cicatrici indelebili sull'aspetto del paese: una vecchia casa ormai disabitata che crolla, le erbacce che si impossessano di un sentiero...

 

Per fortuna ora sembra che qualcosa si stia muovendo grazie all'impegno dei residenti, dell'amministrazione comunale e provinciale, degli emigrati che ritornano almeno in estate, della Curia, dei gestori dell'unica trattoria del paese, che funge anche da punto di ritrovo e di aggregazione, che continuano la loro opera sulla scia della tradizione familiare, del parroco don Enzo. Si è iniziato ripulendo alcuni sentieri che conducono, attraverso suggestivi percorsi  immersi nella natura, a luoghi caratteristici del territorio, ed altri seguiranno con una particolare attenzione al salvataggio dall'oblio, dalle ingiurie del tempo e degli eventi atmosferici della storica chiesa di san Michele, già oltraggiata da empia mano, e si spera di continuare e di ampliare questo progetto, con un numero sempre maggiore di partecipanti a cui poter dire "benvenuti a Vezimo".

Marco Ridella

 

(Articolo tratto dal numero 23 del 17/06/2010 del settimanale "La Trebbia")

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Dicembre 2011 19:38
 

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