Fede e religiosità nell'ottonese PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Ottone
Scritto da Attilio Carboni   
Venerdì 24 Aprile 2020 18:11

Ottocentesca chiesa di San Rocco

LA CHIESA DI SAN ROCCO A OTTONE

Ottocentesca chiesa di San Rocco.
Foto: Rosella Ghirardelli Marena.

Nell’Ottonese la chiesa di San Rocco (Seconda metà del XIX secolo), espressione di un voto della cittadinanza, scampata ad un’epidemia di colera, fu realizzata con l’intervento e la collaborazione di tutti.    La parrocchia comprendeva allora le frazioni di Valsigiara, La Cà, Toveraia;  e anche   Gramizzola (Vicecura),  con Croce e Rettagliata, poi divenute entità autonoma.   Gli abitanti di quell’antico circondario, densamente popolato, si ritennero lieti e onorati  di poter partecipare ai lavori in omaggio a San Rocco, generoso benefattore, sempre e di tutti.  Sotto la direzione di maestranze di Chiavari,  gratuitamente i fedeli fornirono l’opera loro per il trasporto di materiali occorrenti alla fabbrica e in qualità di validi manovali e muratori.   La sabbia era estratta ai bordi o addirittura, nelle acque del fiume Trebbia, con impegno e fatica.   Non era, comunque sufficiente estrarla e trasferirla: bisognava, prima, purificarla, lavandola e setacciandola per bene.   Terriccio e polveri varie avrebbero compromesso la presa della calce o del cemento, con pregiudizio dell’opera, qualora fossero rimaste mescolate alla massa complessiva.   Il pietrame necessario proveniva, invece, dai principali affluenti dei dintorni.   Rio Ottone, Ventra, Sgambarà si prestavano meglio della Trebbia alla fornitura di conci già abbastanza regolari o, con più facilità regolarizzabili.   Un cordiale ringraziamento vada anche ai buoi, motori  instancabili di carri e “lese”.




Bellissimo rustico altare della Cappelletta di Monte DegoLA CHIESETTA DEL MONTE DEGO

Bellissimo rustico altare della Cappelletta di Monte Dego.

Foto: Rosella Ghirardelli Marena.

L’oratorio di monte Dego, dedicato all’Immacolata Concezione,   è molto amato dalla gente dell’Aveto/Trebbia.   Sull’altopiano di quel monte e nelle fasce dell’una e dell’altra sponda, i nostri antenati ebbero pascoli generosi, boschi, territorio; incontri, relazioni e vita.  Nel Chronicon dell’antichissima parrocchia bobbiese di Fabbrica, il parroco don Stefano Gandino (1878/1954), di felice memoria, scrive:   “La Cappelletta del monte Dego è stata realizzata soprattutto dai nostri parrocchiani.  Ogni domenica, buona parte della popolazione si alzava al mattino prestissimo. Dopo aver ascoltato la Messa, appositamente celebrata,  saliva sul monte, per un giorno di intenso lavoro, profonda preghiera e benemerente operosità”.   Erano gli anni 1921/22 del secolo scorso.     Animatore dell’iniziativa fu Mons. Giuseppe Muzio (1886/1970), nativo di Frassi, Canonico della Cattedrale di Bobbio e Padre Spirituale del Seminario.     Diceva:   “La chiesetta sul monte, espressione dei sentimenti delle valli dell’Aveto/Trebbbia, sarà il miglior monumento possibile, in memoria dei tanti caduti durante la Prima guerra mondiale”.    Un pensiero, a memore, grato riscontro, vada (Giustamente),  anche al fratello di Monsignore,  il noto antiquario milanese, Sig. Antonio (1888/1976).  Egli sostenne con forza l’impresa e si prodigò economicamente per la realizzazione dell’attuale strada carrozzabile, dal Pian della Prevetta alla vetta del Dego.    Ricordiamo riconoscenti, inoltre, che con generosità il Sig. Muzio ha arredato “Aere suo” (A Sue esclusive spese, come si soleva dire in passato), mediante statue (I quattro Dottori della Chiesa), quadri, suppellettili sacre, strumenti liturgici…  la nuova, bellissima  parrocchiale di Fabbrica/Frassi.

Splendido interno della chiesa di San Lorenzo in CampiIL CAMPANILE DELLA PREPOSITURA DI SAN LORENZO IN CAMPI.

Splendido interno della chiesa di San Lorenzo in Campi.
Foto: Rosella Ghirardelli Marena.

Il campanile della chiesa di Campi, il più alto dell’intera diocesi di Bobbio, (Con quello del Duomo della stessa città e di Rezzoaglio),  realizzato quasi esclusivamente dalla gente del luogo è un vero  “miracolo”  edile; mirabile per forza e bellezza.  Nell’organizzazione del lavoro ogni fedele (Tutti i parrocchiani, senza eccezione), si era impegnato a fondo, secondo il principio: “Ognuno nella propria parte”,  in relazione a esperienze e riscontrate competenze.   E c’era lavoro per tutti.   Anche per il dotto sacerdote Francesco Guaraglia (1868/1944), grande giurista, in modo diretto.   Gli incaricati del trasporto della sabbia, nelle modalità di cui sopra,  passavano al controllo del prevosto che doveva verificare misura e qualità del prodotto, rilasciando  “Carta che canta”.    La calce si otteneva cuocendo calcare.   A Campi non mancavano le cave, ma il lavoro era tanto: occorreva piena partecipazione.   C’era!

Attilio Carboni





PS: Si ringrazia il Sig. Alessandro Bartolomeo Costa, già di Ottone, ora di Santa Margherita Ligure, per alcune utili testimonianze sopra riportate, a proposito di Campi.    Si precisa che detta parrocchia, unitamente ad altre della sponda sinistra della Trebbia furono staccate dalla Diocesi di Tortona e associate a Bobbio nel 1954, ai tempi  e per istanza di Mons. Pietro Zuccarino, Vescovo.     

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Aprile 2020 18:26
 

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