Ottone, piazza insicura: studi del Politecnico PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Ottone
Scritto da La Trebbia   
Giovedì 23 Marzo 2017 00:00

Alluvione a Ottone

La piazza di Ottone, a distanza di un anno e mezzo dall'alluvione del 2015, resta ancora insicura. Così dimostrano gli studi del Politecnico di Milano, presentati nei giorni scorsi ai cittadini. Alcune zone sono tuttora paradossalmente delimitate, nelle aree pubbliche, da strisce di allerta bianche e rosse. L'amministrazione comunale di Ottone sta dunque valutando l'installazione di una sirena che entri in azione in caso di pioggia abbondante: questa dovrebbe suonare sette-otto minuti prima dell'arrivo della piena, per mettere così in guardia i cittadini, evitando si mettano in auto o assumano comportamenti dannosi.
Il rischio zero, come noto, non esiste, ma due studi elaborati dal Politecnico, al costo di 28mila euro, presentati alla cittadinanza dal professor Giovanni Menduni, dovrebbero mettere il paese in condizioni di maggiore sicurezza: si tratta nello specifico della realizzazione di due canali, rimasti strozzati dalla ghiaia e dai detriti durante l'alluvione, causando una specie di effetto "scoppio". Sotto alla piazza, infatti, vi sono ancora antichi rivi e canalature, inadeguate per un clima sempre più monsonico. «Nei prossimi giorni daremo incarico a uno studio di ingegneri di elaborare il progetto definitivo», ha spiegato il sindaco Federico Beccia. «Ad oggi, abbiamo due studi che indicano diverse strategie.
Le risorse della Regione a nostra disposizione ammontano a 467mila euro. Per il nostro territorio, da Bologna sono stati garantiti dopo l'alluvione già più di 800mila euro. Dobbiamo ragionare per priorità di intervento. Gli studi dimostrano come, a causa del rischio bomba d'acqua a monte, oggi il paese sia a un livello di sicurezza precario purtroppo». I canali, quindi, individuati nello studio del Politecnico come necessari per far defluire l'acqua correttamente, non potranno essere realizzati entrambi nello stesso modo ma, probabilmente, si procederà a scaglioni. «Dobbiamo tenere in considerazione la morfologia del territorio e delle sue strutture. Ci sono canali che passano sotto strutture ricettive, sono dei primi del Novecento».

(Articolo tratto dal N° 11 del 23/03/2017 del settimanale “La Trebbia”)

 

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