Il sindaco di Cerignale: “Piccoli comuni svuotati di servizi, specie sanitari” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Cerignale
Scritto da La Trebbia   
Giovedì 25 Marzo 2021 16:59

Massimo CastelliNelle stanze di Roma, quelle dove si discute del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, grazie ai fondi europei, dovrebbe tirare fuori l’Italia dal pantano in cui è stata gettata dall’emergenza coronavirus, è arrivato anche il grido di piccoli comuni.
Il sindaco di Cerignale, Massimo Castelli nella sua veste di coordinatore Anci Piccoli Comuni, è stato chiamato a parlare durante un’audizione in Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Il tema della Commissione (svoltasi on line) era l’emergenza sanitaria e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in vista della cui stesura nelle stanze romane si è voluto dare ascolto anche alla voce dei piccoli comuni. «Un fatto questo – dice Castelli – che giudico molto positivamente, non perché abbiano chiamato a parlare me, ma perché hanno voluto sentire il parere del coordinatore dei piccoli comuni, il che denota a mio avviso un’attenzione della Commissione su questi temi che prima non c’era mai stata».
Durante l’audizione, il sindaco di Cerignale ha battuto il chiodo su un tema emerso in maniera drammatica durante la pandemia. «L’aver concentrato tutti i servizi nei grandi centri urbani – dice Castelli – e l’avere, di contro, tolto tutti i presidi a livello territoriale ha creato un impoverimento dei piccoli comuni e delle zone maggiormente decentrate che la pandemia ha evidenziato e accentuato in maniera ancora più evidente».
In Commissione parlamentare, Castelli ha puntato il faro soprattutto sulla sanità. «Va ripensata – dice– la medicina territoriale che, per i piccoli comuni, vuol dire potenziamento degli ospedali di prossimità, come quello di Bobbio, delle Case della salute ma anche della telemedicina e della diagnostica a distanza, che a loro volta però – aggiunge il coordinatore Anci dei piccoli comuni – ruotano attorno ad un presupposto fondamentale: occorre disporre di connessioni decenti. A Cerignale, tanto per fare un esempio – aggiunge Castelli - posso anche avere un ecografo portatile, ma come le mando poi le immagini a Piacenza se non c’è connessione? Con questo voglio dire che c’è un ritardo sulle infrastrutture tecnologiche, ma anche su quelle tradizionali (ponte Lenzino e Statale 45 insegnano, ndc) che va assolutamente colmato. Abbiamo un’Italia del “troppo” e una che invece è stata svuotata di servizi e che ora sconta, per questo motivo, ritardi che possono essere recuperati solo con politiche di coesione territoriale che devono guardare ad un arco temporale di 30 anni e che mettano al centro lo sviluppo del territorio nel suo insieme».

(Articolo tratto dal n° 11 del 25/03/2021 del settimanale “LaTrebbia”)

 

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