Convegno a Cerignale: la formula del Sindaco Castelli, un modo nuovo di fare politica PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Cerignale
Scritto da Franca Oberti   
Giovedì 03 Ottobre 2019 05:43

Convegno a Cerignale

Siamo ritornati all’incubo elezioni e forse, quando questo mio scritto sarà pubblicato, avremo chiuso un altro penoso capitolo della nostra attuale storia politica. In questo desolante panorama, una consistente parte dell’Italia, sta soffrendo ancora di più: si tratta delle nostre zone montane.  Molto più delle Alpi che, comunque, sono ai confini con altri Stati, vivono altre realtà, anche linguistiche, godono dei benefici delle Regioni autonome e molto di più, l’Appennino, a partire dal sud del Po, fino all’estrema punta dello stivale, sta vivendo drammatici momenti di abbandono. E’ vero che oggi la politica si fa coi numeri, e i numeri della montagna sono piuttosto scarsi, ma questo abbandono arriva dall’ubriacatura dell’epoca industriale e non ha ancora smesso l’emorragia di persone che si trasferiscono pur di non vedersi morire giorno per giorno. Ci sono movimenti che ci provano, personaggi più o meno famosi che, forti delle loro origini appenniniche, tentano una pubblicità ai territori. Ci sono paesi che da decenni – non solo da tre anni come Amatrice – attendono aiuti per una improbabile ricostruzione dei loro borghi dopo il terremoto. La lunga mano del potere arriva ovunque solo per spremere e incassare l’ennesima ingiusta tassa, ma poi si “dimentica” e sparisce ancora, lasciando tutti nel disorientamento totale. Qui non si tratta più di destra e di sinistra, ma di buon senso e finora nessun politico ha prestato orecchio ai flebili lamenti di pochi elettori che hanno tutti i diritti di chi vive in città, perché pagano con la stessa moneta e con la stessa consistenza. Purtroppo non c’è più equilibrio tra le realtà della montagna e quelle della città e soprattutto, ora, non c’è più equilibrio tra il piccolo commercio e la grande distribuzione. Il primo è oberato dagli stessi balzelli, ma ha incassi 10 volte inferiori, mentre l’altro, ingrassando continuamente le proprie risorse, si permette di spadroneggiare in tutto il globo, imponendo le sue regole e vendendo a prezzi ridicoli rispetto al piccolo bottegaio. Ma dove sta la differenza? L’ha spiegato molto bene Carlo Petrini, capo storico di Slow Food, chiedendo a gran voce di portare il suo appello ai più alti vertici dello Stato perché se ne facciano finalmente carico. I prodotti a chilometro zero, oltre ad essere sicuramente migliori per la qualità, non inquinano per il trasporto e fanno lavorare localmente chi oggi si sente scavalcato dalle grandi multinazionali o è costretto ad emigrare in cerca di lavoro. Il convegno di Cerignale (PC), è stato un altro successo del Sindaco Massimo Castelli che da anni si prodiga per far risollevare la testa al suo minuscolo paese nell’Appennino Emiliano. Nonostante la sua dichiarata appartenenza ad una ben precisa corrente politica, e dopo alcuni anni di incarichi istituzionali, è approdato all’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e lì è iniziata la sua battaglia per ottenere riconoscimenti agli sforzi dei montanari e mantenere vivi e attivi gli avamposti di confine tra il civilizzato e il selvatico. La capacità di questo Sindaco di raccogliere consensi, di andare a bussare a più porte e partecipare a incontri pubblici dove spiegare le esigenze della montagna, ha sicuramente smosso qualche anima sensibile, soprattutto tra personaggi che da sempre si occupano di difendere usi, costumi e tradizioni dell’Appennino e della terra, in quanto risorsa insostituibile per mantenere la vita e la salute. Giangiacomo Schiavi, editorialista del Corriere della Sera, era il moderatore e ha presentato di volta in volta i convenuti, leggendo un breve curriculum di ognuno. Si sono avvicendati: Michele Serra, scrittore e giornalista, Aldo Bonomi, presidente del Consorzio Aaster, Ermete Realacci, fondatore e presidente della Fondazione Symbola e il sopra citato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.Tutti questi pensieri riordinati mi hanno aiutata a creare una formula, “la formula Castelli”, un modo nuovo per fare politica sulla montagna, perché è importante l’identità e oggi la politica, purtroppo, non favorisce la partecipazione, divide anziché unire; la società del rancore prevale su quella della distribuzione e della condivisione. Carlo Petrini auspica anche un ritorno dei Parroci nei piccoli centri, pur dichiarandosi ateo. “Anche la figura del Parroco aiuta a mantenere un’identità e una postazione in un luogo”. Ecco che, in conclusione, è importante imparare la “Formula Castelli”, come l’ ho definita durante l’attento ascolto di ogni intervenuto. Persone di alto contenuto morale e culturale che hanno offerto un contributo a chi, con umiltà, deciderà di raccogliere aiuti, rinnovando le proprie convinzioni e imparando nuovi metodi per fare comunione d’intenti, come del resto facevano gli antichi abitatori di questa valle, riunendosi in monasteri autosufficienti, difficilmente attaccabili e capaci di accogliere al momento del bisogno; non arroccati, signori e padroni del loro piccolo territorio, ma consapevoli della propria libertà e dei propri limiti e pronti ad imparare come allargare i propri confini o scoprire nuovi cammini.

Franca Oberti

(Articolo tratto dal N° 32 del 3/10/2019  del settimanale “La Trebbia”)

 

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