Quelle case abbandonate nel verde, Giorgio e Rosanna regalano la loro (e non sono i soli) PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Cerignale
Scritto da sociale.corriere.it   
Mercoledì 30 Agosto 2017 00:00

Cariseto

Due piani di casa in sasso, tra la chiesa e la vecchia osteria di Cariseto, su a 952 metri in alta Val Trebbia, dove l’Appennino già respira vento di mare: c’è fresco d’estate, aria pura tutto l’anno e tanta pace. Alle spalle i ruderi di un castello. Tra pascoli, faggeti e cerri il cibo è genuino come la gente. Quel tetto su un angolo di splendida natura è da tempo in vendita come tanti altri ma come tanti altri non ha pretendenti.
I proprietari, Giorgio e Rosanna, marito e moglie di Chiavari, che cosa hanno quindi pensato? Di regalarla. Un pacchetto-dono pur di salvaguardare questa testimonianza di architettura rurale, corredato da un’idea: ricavarci minimo 4 camere per un bed & breakfast.
I due coniugi, lui ligure, 70 anni, ex bancario, lei originaria di Bobbio, ne hanno un’altra lì vicino, dove vengono in vacanza da quasi 50 anni (allora in paese abitavano un centinaio di persone, ora 60-70 ma solo d’estate).
“Anche se non la utilizziamo – afferma lui – dobbiamo pagare le tasse, troppo alte. Abbiamo deciso di cederla nostro malgrado. Mia moglie l’aveva ereditata da sua madre, c’è un legame affettivo. Molti nelle nostre stesse condizioni hanno scoperchiato le loro case per rendere inagibili e quindi sottrarle all’Imu. A noi sembrava un peccato, per di più la nostra è in centro paese. Così abbiamo deciso di venderla, a prezzo abbordabilissimo. Siamo scesi fino a 10mila euro, ma nessuno ha dimostrato un reale interesse. Certo c’è da rifare il tetto, scrostare i muri e imbiancare. Ah, se avessi 30 anni di meno, ci farei una locanda”.
«La Riforma Monti che ha equiparato i fabbricati rurali a immobili da reddito – fa notare il sindaco – ha penalizzato quanti li hanno ereditati, perché considerati come seconde case anche se non abitati. Nel nostro Comune ne abbiamo un centinaio, alcuni a rischio di crollo. In tutto circa un quinto del totale. Ma in Italia ce ne sono 2 milioni, tesori unici che rischiano di andare perduti».
Giorgio e Rosanna non si danno per vinti.
«Abbiamo saputo che ci sono giovani a cui piacerebbe venire a vivere e a lavorare qui. Le idee ci sono, mancano le forze, lo Stato in qualche modo dovrebbe sostenerli».

L’APPENNINO PIACENTINO COME IL “WEST” DEI COLONI AMERICANI
Una prima disponibilità è arrivata proprio dal Comune di Cerignale, dove il sindaco ha già individuato due coppie di giovani interessati.
«Crediamo che si possa tentare un’attività imprenditoriale che unisca agricoltura e turismo puntando sulla biodiversità, porre le basi per una nuova economia dove la qualità prevalga sulle logiche del consumismo. Certo dobbiamo impegnarci tutti per creare le condizioni necessarie: servizi, infrastrutture, banda larga e quant’altro. Se c’è attrattiva? Tanta gente vien su, trova tranquillità, ma anche occasioni di svago, eventi culturali, sentieri ben curati, boschi per andare a funghi…».
I coniugi hanno così deciso di donare la palazzina al Comune perché possa cederla, magari in comodato d’uso, come ipotizza il sindaco nel suo piano di colonizzazione di ritorno:
“Il nostro West, dove i nuovi coloni potrebbero essere i discendenti ed eredi di quanti in passato andarono a cercare fortuna in città”.
Per le due giovani coppie l’idea è servita: uniti in cooperativa potrebbero riaprire l’osteria e ricavare un b&b nella casa dei liguri.
Tiziana Pisati

http://sociale.corriere.it (30/08/2017)


 

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