La biografia di San Colombano e le sue opere: due volumi editi dal settimanale “La Trebbia” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Bobbio
Scritto da Luisa Follini   
Giovedì 19 Novembre 2020 08:54

biografia di San Colombano

Don Aldo Maggi si è impegnato a curare una nuova pubblicazione (edizioni “La Trebbia”) della Vita e delle Opere di San Colombano. Sarà presentata in occasione della festività del Santo irlandese il 23 novembre.
Perché questa nuova edizione?
Soprattutto per il “tutto esaurito” della biografia di San Colombano scritta da Giona, fonte storica di riferimento per chiunque si interessi a Colombano. Bobbio che vi è strettamente coinvolta oggi non è in grado di soddisfare le tante richieste in merito. Da non dimenticare che Giona, monaco nell’abbazia bobbiese, poté contare sulle testimonianze di chi condi- vise tratti di vita e assistette alle gesta di Colombano, noto come “uomo di Dio” che, ovunque passasse, attirava l’attenzione di sovrani e potenti con cui mai venne a compromessi. La vita di Colombano, pur nello stile agiografico di Giona, è tuttora strumento atto a nutrire la spiritualità delle persone. La nostra pubblicazione è pensata per un’ampia divulgazione. Senza incontrare appesantimenti di note, testi latini o citazioni varie, chiunque può accostarsi direttamente a Colombano, così legato alle nostre radici, e ai suoi scritti che sono di grande valore letterario, oltre che morale.
Come ha organizzato i due volumi che ben presto avremo tra le mani?
Nel primo, oltre a riportare la vita di Colombano di Giona nella versione di don Tosi, ho aggiunto uno scritto del X secolo, “Miracula Sancti Columbani”. è il racconto della traslazione (luglio 929) del corpo di San Colombano da Bobbio a Pavia, organizzata per avere giustizia dal re in una controversia con vescovi confinanti. Non è tanto per il racconto, interessante e storicamente documentato, ma per il fatto che sono citati episodi della vita di Colombano in Bobbio e dintorni trascurati da Giona, creando così continuità di informazioni circa la vita del Santo. Vi sono richiamate località come il rio Curiasca e il paese di Telecchio, che avvalorano la tradizione della spelonca di San Michele di Coli, dove il Santo si ritirava in preghiera. Di grande interesse sono le notizie, poco note, riguardanti due chiese costruite da San Colombano e dedicate alla Madonna. Sulla prima, realizzata in legno, inclusa nel complesso abbaziale, l’autore precisa che fu l’abate Agilulfo a ricostruirla in pietra, circa tre secoli dopo, dotandola anche di una torre campanaria, ancora visibile ai suoi tempi. Una chiesa che doveva essere molto amata, poiché “chi arrivava lì triste e si fermava un po’, se ne ripartiva allegro, per azione della santa Vergine e di Colombano”, scrive l’autore dei “Miracula”. La seconda chiesa costruita da Colombano e da lui dedicata a Maria, delle stesse dimensioni dell’altra, doveva essere nei pressi della spelonca di Coli.
Nel secondo volume, sulle opere di Colombano, ho riportato, nel solco di Walker, gli scritti certamente autentici di Colombano e due appendici. La prima contenente le attribuzioni dubbie, tra cui la preghiera che spesso utilizziamo, “Signore Iddio sradica…”; la seconda con un penitenziale di Bobbio, ora presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano esaminato e pubblicato in Archivum Bobiense da don Tosi.
E circa la veste editoriale?
Nella copertina del libro sulla Vita di Colombano è riprodotto un particolare del mosaico della cappella a lui dedicata in San Pietro in Vaticano con San Colombano in processione coi suoi discepoli, che rende l’idea della vita intesa come cammino. La copertina del libro delle Opere riporta la riproduzione della formella in bronzo, scolpita da Enrico Manfrini, dell’altare maggiore della basilica di San Colombano, con al centro il Santo che tiene nelle mani la croce e la città di Bobbio e ai lati tre monaci impegnati in lavoro, preghiera e studio, così come recitava la sua regola. Una novità è rappresentata dall’inserimento di immagini nei giusti passaggi. Ad esempio Attala e Bertulfo, primi abati successori di Colombano, le cui tombe nella cripta della basilica affiancano il suo sarcofago e le cui sembianze sono riprodotte in medaglioni negli affreschi della basilica.
Vi è riportata l’immagine di S. Eustasio, abate di Luxeuil, con la piccola Santa Fara, cui si deve l’origine del ramo femminile dei monasteri colombaniani. è inserita anche un’antica cartina o “tabula itineraria” che permette di seguire il percorso europeo del Santo. E tanto altro.

Luisa Follini

(Articolo tratto dal N° 37 del 19/11/2020 del settimanale “La Trebbia”)
 

 

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