Nel Medioevo la cascata del torrente Carlone salvò gli abitanti di San Cristoforo da un’epidemia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Bobbio
Scritto da Luisa Follini   
Giovedì 21 Maggio 2020 21:26

Cascata del Carlone

Di questi tempi, funestati dalla pandemia scatenata dal coronavirus, torna alla mente una leggenda relativa alle acque benefiche del laghetto situato alla base della cascata del Carlone. Pare che nel Medioevo queste acque abbiano fornito la salvezza alla popolazione del territorio bobbiese colpita da una terribile epidemia, forse peste. Dirimere fantasia e realtà dopo tanto tempo è impresa pressoché impossibile, ma rimane pur sempre la convinzione che all’origine di ogni leggenda ci sia qualcosa di vero.
L’antico borgo di San Cristoforo. La località, di per sé suggestiva e incantevole, si trova nei pressi dell’antico borgo di San Cristoforo, distante circa 6 km da Bobbio, caratteristico per le case e i tetti in pietra locale, dove una casatorre circolare fortificata, molto modificata nel corso dei secoli, è citata quale ex sede di una cella monastica dei monaci di San Colombano di Bobbio del VII secolo. Tutta la zona era stata bonificata dai religiosi ad uso agricolo e particolarmente sfruttata per produzione e raccolta di erbe destinate all'erboristeria dell'abbazia bobbiese. L’operosissima attività dei monaci ha lasciato molte tracce anche nelle vicine località di Moglia e Mogliazze.
Da San Cristoforo si raggiunge, in circa un quarto d’ora di cammino, la cascata del Carlone. Ai suoi piedi si è formato un laghetto di acqua termale dalle proprietà termominerali in cui è presente una fonte di acqua salsa, dai monaci sfruttata per ottenere il sale e utilizzata per bagni, fanghi, inalazioni, insomma per la cura della pelle e delle vie respiratorie.
La leggenda dice che quando scoppiò l’epidemia i monaci pensarono di usare quell’acqua, di cui già conoscevano le tante proprietà terapeutiche, come rimedio al morbo. L’idea funzionò. Furono così salvati gli abitanti del territorio e i numerosi pellegrini che, volendo passare per Bobbio per pregare sulla tomba di San Colombano, transitavano in zona percorrendo una opportuna variante della via Francigena. Quell’acqua da allora venne riconosciuta come miracolosa e così tuttora è indicata.

LE ACQUE SONO RICCHE DI MAGNESIO
Oggi si sa che la fonte della Cascata del Carlone contiene acque salso-bromo-iodichesolforose ricche di magnesio e che l'acqua del torrente ha proprietà termali, a causa dell’alta concentrazione di sali minerali, riconoscibili già a occhio dai residui salini rilasciati sui sassi. Le testimonianze di odierni camminatori confermano che l’acqua della pozza, mai troppo fredda per tutto l’anno, permette sempre di bagnarsi, almeno gambe e braccia.
Questo laghetto ai piedi della cascata, la cui visione è tanto più spettacolare quanto maggiore è la portata d’acqua, appare come una piccola pausa nella corsa del torrente Carlone che dalle Rocche di Colleri, ove nasce, percorre circa 10 km prima di sfociare nel fiume Trebbia nella zona di San Martino di Bobbio. Nel suo percorso pare divertirsi compiendo salti tra i dislivelli del terreno e delle rocce, dando così luogo a cascate e cascatelle, che costituiscono un vero ornamento del paesaggio. Il loro rumore, uno dei più piacevoli all’orecchio umano, in questo periodo di “lockdown”, annuncia la presenza dell’acqua solo a uccellini, caprioli e altri animali del bosco, che attualmente vivono il loro habitat del tutto indisturbati da intromissioni umane. Un autentico luogo da leggenda.

Luisa Follini  
 

 (Articolo tratto dal N° 17 del 21/05/2020 del settimanale “La Trebbia”) (Fotografia di Giacomo Turco)


 

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