Santa Maria: a otto mesi dalla tromba d’aria quasi tuttoè stato ricostruito. “Manca solo il portico della chiesa” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Bobbio
Scritto da Elisa Malacalza   
Giovedì 25 Luglio 2019 00:00

Santa Maria di Bobbio

Alla gente di Santa Maria, Vaccarezza, Cogni e dintorni non è neanche mai venuto in mente di lamentarsi. Si è presa dritto in faccia la frustrata del vento a 140 chilometri orari, il 30 ottobre 2018, e poi quel vento l’ha trasformato in una spinta a dare ancora di più. Ad esempio, la Pro loco di Santa Maria - e in un piccolo paese la Pro loco conta come lo studio di un medico perché cura una gravissima malattia della montagna, la solitudine - nell’estate del 2018, pochi mesi prima del vento, si era messa in pausa; dopo la tromba d’aria ha capito che doveva tornare a fare da collante nella sua comunità. «C’era da aiutare la gente, da fare quello che si poteva... Nel giro di due telefonate eravamo in strada a tirare su la nostra area delle feste, completamente distrutta», ricorda Nicola Filippini, fianco a fianco degli altri “ragazzi di Santa”. Sabato scorso sono tornati ai fornelli, dalle ore 19: la solidarietà ha avuto il sapore della polenta con zola, cinghiale, funghi, oltre ad altre prelibatezze, tra un giro di ballo liscio e una cucchiaiata di yogurt a chilometro zero. «Abbiamo lavorato sodo e abbiamo ripristinato quasi tutto, ma il nostro sogno è poter ricostruire il portico della chiesa, completamente strappato via dalla forza del vento, insieme ai tetti di decine di case e addirittura a querce crollate a terra come fiorellini», precisano dalla Pro loco. «In quel portico tutti i bambini di Santa Maria hanno giocato da bambini», ricorda ancora Nicola. Soldi, qui, nessuno ne ha visti arrivare, anche se nei giorni scorsi è arrivata la notizia della concessione di contributi per le calamità della primavera e dell’autunno 2018 (le informazioni sono sul sito del Comune di Bobbio). Però ormai qui la gente di montagna ha mostrato i muscoli dando risposte prima ancora di formulare domande, anche se un rimborso sarebbe di sicuro di aiuto. Dormire guardando le stelle non era di certo possibile, anche per famiglie con bambini, avvolte in un tetto fatto di cellophane: «Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto quello che dovevamo, tutto qui», sottolineano dalla famiglia Mondani. «Qui tutti si sono arrangiati». Pierluigi Repetti aggiunge: «Ci siamo leccati le ferite e stiamo lavorando ancora adesso con i muratori. Io quella notte la chiamo “l’omicidio”, perché alla nostra valle splendida è mancato il fiato, quando i tetti sono volati via insieme alle nostre certezze. Il mio tetto ora mi costa tre volte tanto perché sia ancora più sicuro e adattato a un meteo sempre più imprevedibile». Don Mario Poggi parla di un “disastro addosso”. «La nostra gente ha reagito, per forza. Cos’altro doveva fare? Bisogna tirarsi su le maniche, sia pure con innegabile senso del sacrificio. Quel vento a 140 chilometri all’ora ha messo in evidenza la capacità della forza di aggregazione». Anni fa - ormai diventati decenni - erano registrati a Santa Maria addirittura 43 affittacamere. Poi sono arrivate altre mode, la globalizzazione, lo spopolamento. Però Santa Maria - la nostra Milano Marittima, per resilienza - una cosa non l’ha mai dimenticata. La recita la nuova scritta sull’area feste rinnovata: «Anche se il vento ci ha distrutto, i ragazzi di “Santa” hanno aggiustato tutto. In autunno la devastazione. Ma noi siamo ancora qui a regalare emozione».

Elisa Malacalza
 

 (Articolo tratto dal N° 27 del 25/07/2019 del settimanale “La Trebbia”)
 


 

 

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