Carlo Torti, milanese trapiantato a Bobbio ha aperto un ristorante a Moglia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Bobbio
Scritto da La Trebbia   
Domenica 31 Dicembre 2017 00:00

Moglia

Antonio Cavacciuti su Libertà ha pubblicato questa simpatica intervista a Carlo Torti, milanese trapiantato a Moglia, piccola frazione del comune di Bobbio. La riprendiamo integralmente molto volentieri.

«Prima ero sempre in viaggio. E l'angoscia. E l'aereo. Il cliente sempre incacchiato. Basta». E così un giorno Carlo Torti, milanese doc, basta lo ha detto per davvero. Ha lasciato il suo posto in una azienda di prodotti elettromedicali, la casetta in Brianza e tutte le sicurezze costruite in 25 anni di lavoro. E si è trasferito nella minuscola frazione di Moglia, a qualche chilometro da Bobbio. Qualche chilometro, però, che fa tanta differenza: Moglia si trova in una delle valli più selvagge del piacentino, la valle del torrente Carlone, che è quasi disabitata. Lì, un anno fa, ha realizzato quello che era il suo sogno fin da ragazzo: aprire un ristorante tutto suo. E ora dice: «Tornare indietro? Mai più».
Come è nato tutto?
Da ragazzo, i miei avevano una casetta fuori Milano dove andavamo nei fine settimana. Ed è lì che mi è venuta la passione per la campagna. Passione che poi è esplosa da adulto quando ho scoperto la Moglia.
Già e come è che è finito in questa minuscola frazioncina?
Per puro caso, io e mia moglie volevamo comprare una seconda casa a Bobbio per le vacanze. L'agenzia ci ha fatto vedere la Moglia ed è stato amore a prima vista. Quattro anni dopo siamo partiti con l'idea del ristorante e di trasferirci qui.
Bilancio dopo il primo anno?
I primi mesi non sono stati facili. Ma ora sono più sereno. Il lavoro gira, i clienti ritornano...
Il paese è ancora semi-abbandonato. Lei, però, ci vede delle potenzialità, evidentemente.
Ci sono i sentieri. Ci sono le cascate del Carlone. Si può fare mountain bike, trekking. Moglia, per chi ama la natura, è bellissimo. E poi, sì, è vero per anni d'inverno non c'era nessuno. Ma ora ci sono, oltre a me, altre due famiglie. Siamo sei, in tutto. E anche i miei genitori verranno ad abitare qui.
Mai pensato che sia stata una grandissima cavolata?
No, assolutamente. Più vado avanti e più sono convinto. Per me e per mio figlio, sempre che abbia voglia di seguire le mie orme. In futuro, ci sarà per forza un ritorno a queste cose: l'agricoltura, il turismo. Anche perché oggi la nostra industria, e posso dirlo per averci lavorato tanti anni, soffre tantissimo la concorrenza sul prezzo che fanno i paesi dove la manodopera costa meno. Bisogna puntare sulla qualità e sulle ricchezze che offre il nostro territorio. Come qui a Moglia. C'è chi dice: chi vede un futuro qui ormai sono solo i milanesi stufi di vivere in una metropoli... In parte ha ragione. Ma perché noi milanesi, forse, abbiamo ancora entusiasmo.

(Articolo tratto dal N° 41 del 14/12/17 del settimanale “La Trebbia”) (Fotografia di Monika Rossi)

 

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