Colture devastate, oggi la nostra terra è la terra dei cervi e dei caprioli PDF Stampa E-mail

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Rassegna stampa - Bobbio
Scritto da La Trebbia   
Domenica 31 Dicembre 2017 00:00

Colture devastate, oggi la nostra terra è la terra dei cervi e dei caprioli

«Abbiamo recintato i campi, ma non è servito a niente. Cervi e caprioli hanno continuato a danneggiare le colture». Un gruppo di agricoltori dell'Alta Valtrebbia non sa più come fare, non riescono ad affrontare una situazione ormai ingestibile. «Ogni anno il numero di questi ungulati cresce senza controllo - si sfoga Ivan Malacalza gestore di settanta ettari a Pianelli di Vaccarezza di Bobbio - Ormai è troppo tardi per prevenire un fenomeno insostenibile. Un terzo dei miei terreni sono coltivati a cereali. Non posso recintare queste aree con barriere formate da sette ordini di fili. Basta che un cervo o un capriolo abbatta un paletto e si crea già un varco».
In effetti l'azienda di Malacalza è "visitata" quotidianamente da una quarantina di cervidi che in autunno e inverno distruggono le piantine di frumento calpestando il terreno mentre il resto dell'anno si nutrono della coltura stessa. «In questo periodo - fa notare la moglie di Ivan, Nadia Rossi - pascolano sui nostri terreni defecando ovunque e rendendo il fieno immangiabile per il nostro bestiame. Le spese quindi per alimentare i bovini si alzano di anno in anno». Il marito ha stimato che ogni anno si registra una perdita di circa il 30% del guadagno totale: «Quest'anno poi, che per colpa della siccità, il raccolto era già inferiore di suo, abbiamo subito dei veri e propri attacchi di animali affamati che cercavano cibo». Anche Mauro Mondani, giovane coltivatore e allevatore di Santa Maria di Bobbio, non ne può più. «Io mantengo la mia famiglia con questa attività. Non posso permettere che il mio lavoro venga vanificato da caprioli e cinghiali. Ormai sembriamo noi gli intrusi sulla nostra terra, non loro». Come risolvere il problema? Malacalza ha le idee chiare: «Bisogna assolutamente diminuire la densità di caprioli e cervi. Essendo animali stanziali non se ne andranno mai di loro iniziativa». Avendo poi gli ettari coltivati vicino ad una riserva naturale protetta formata da pinete e rocce, Ivan si chiede se abbia ancora senso salvaguardare animali che nel corso degli anni si sono moltiplicati senza controllo: «È ovvio che pareti rocciose e pini non danno da mangiare alle bestie. È naturale che vengano sulle mie terre» conclude amareggiato l'agricoltore. Il direttore di Coldiretti Giovanni Luigi Cremonesi ricorda che è attivo il report on line sul sito internet www.piacenza.coldiretti.it proprio per raccogliere le segnalazioni dei problemi provocati dagli animali selvatici alle aziende agricole.

Luigi Destri (da Libertà)

(Articolo tratto dal N° 41 del 14/12/17 del settimanale “La Trebbia”)


 

Cerca nel sito

Traduttore - Translator

Iscriviti alla newsletter!

Amministratore

Alta Val Trebbia, Powered by Joomla! and designed by SiteGround web hosting

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per offrirti un servizio migliore. Per saperne di piu sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Informativa sui cookies.

Accetto i cookie da questo sito .

EU Cookie Directive Module Information