| Cinema-museo per sopravvivere |
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| Rassegna stampa - Bobbio | |||
| Scritto da Elisa Malacalza | |||
| Giovedì 19 Gennaio 2012 00:00 | |||
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Il piccolo, grande, cinema monosala di Bobbio, con le sue poltroncine in legno, l'orgoglio della prima proiezione "lanciata" nel Natale del 1910, i proiettori di inizio secolo in bella vista all'ingresso, chiede di diventare museo. Non può fare altrimenti, per sopravvivere, dal momento che, per i costi del mercato, il cinema secolare è inserito, addirittura, nella categoria di discoteche di prestigio e night club. Come i Comuni di montagna si prestano agli stessi studi di settore di un albergatore di Milano Marittima, allo stesso modo, il cinema, uno dei pochissimi rimasti in Italia in montagna e unico tra Genova e Piacenza, deve pagare ad Enìa, le fatture rifiuti con una tariffazione pari a quella di chi incassa migliaia di euro a serata (la categoria tariffaria è la 21). «Secondo i dati pubblicati dal Giornale dello spettacolo, a cura dell'Ufficio Cinema dell'Agis-Anec, in poco più di dieci anni, dal 2000, si sono spenti 819 schermi per un totale di 701 cinema chiusi, 136 dei quali in Emilia Romagna: nel 1955 erano 10.517, ora sono 4mila di cui 432 multisale. Un disastro» commentano Stefano Bernardi e Cosetta D'Isola, i gestori del cinema, arrivati da Milano da un anno. «Noi ci autodefiniamo "highlander" della valle - proseguono -, siamo riusciti a tenere il cinema aperto 205 giorni in un anno, proiettando 120 pellicole, per un totale di 279 proiezioni. Durante le vacanze siamo riusciti, pur con sacrificio, a garantire la doppia e la tripla proiezione. Nonostante l'impegno, abbiamo raggiunto in un anno quota 8.162 spettatori, una media di ventinove a spettacolo.
L'impatto economico della pirateria è stimato intorno ai 500milioni di euro persi per i canali legali, vendita, noleggio, cinema». «Con la cultura non si mangia? Sì, ma in un Comune così piccolo come il nostro, in via di spopolamento costante, si fa fondamentale garantire un presidio culturale di questo tipo: sapevamo di non raccogliere una sfida facile. Le donne sono fedeli spettatrici, così come anche i turisti, cosiddetti "forestieri" e uno sparuto ma attivo gruppo di giovani che sanno apprezzare il grande schermo - raccontano -. Le mamme, qui, si fidano di noi, lasciano anche i bambini a guardare il film. Quanti bambini, uscendo, ci dicono "Che bello, è stato bellissimo". Sono queste le nostre uniche soddisfazioni. Peccato, invece, vedere la sala vuota quando proponiamo un dibattito. Noi siamo a disposizione per suggerimenti e critiche, per chiunque creda in questo spazio. Se si chiude il cinema, resteranno solo le slot machine». Elisa Malacalza
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Gennaio 2012 18:41 |



