«Io, da 35 anni “condotto” del paese, felice della mia scelta, allora e oggi» PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Torriglia
Scritto da Il Secolo XIX   
Giovedì 11 Febbraio 2010 00:00

Torriglia. "U megu" di Torriglia è Luigi Piazza. Da trentacinque anni. Il suo ambulatorio è una presenza rassicurante del capoluogo della Val Trebbia. E lui è il prototipo del vecchio medico condotto: strafelice di esserlo. Nella diatriba tutta locale "troppi medici", "no, non ci sono medici a sufficienza" lui entra con garbo. «Il Comune di Torriglia ha 2.500 potenziali utenti - spiega Piazza - Non sono tutti miei pazienti, naturalmente. Alcuni vanno dai medici di Bargagli e Davagna, che hanno qui il loro ambulatorio una e due volte a settimana. Io, per quel mi riguarda, devo dire che me la sono sempre cavata senza fare troppi salti mortali».

Sì, ma le distanze, il territorio vasto, sono problemi anche per il territorio Torriglia?

«Certo, se capita d'essere in visita alla frazione di Pentema e mi chiamano a Marzano per un'urgenza, non è proprio facile. Anche se oggi, la tecnologia mi aiuta molto, grazie al cellulare ad esempio. Tuttavia si può fare. E devo ammettere che si tratta di eccezioni. Casi che non capitano certo tutti i giorni, per fortuna. Io sono qui a Torriglia dai primissimi Anni Settanta».

Più problematici?

«Eh, si. Non esistevano i cellulari. In più, c'era anche da considerare il grande sovraffollamento estivo. Che ora è più limitato. Comunque, i  villeggianti non stanno più qui per tre mesi».

Si può fare...

«Riesco a gestirmi abbastanza bene. E i pazienti sembrano sufficientemente soddisfatti».

Nessuna urgenza di avere più medici?

«Al momento, no. Basta sapersi organizzare. E mettere in conto, questo sì, che scegliendo questo particolare lavoro qualche sacrificio s'ha da fare. Io amo moltissimo essere medico di famiglia. Esserlo qui a Torriglia. L'ho scelto trentacinque anni fa e ne sono felice. È un lavoro che mi piace. Forse questo è il vero segreto, sebbene banale».

Se arrivasse un altro medico, un concorrente, sarebbe un problema?

«Neanche per sogno. Dopo trentacinque anni, penso di essere una figura di riferimento per i miei pazienti. Figuriamoci se mi farei problemi di concorrenza. Se arrivasse un giovane collega, potrei soltanto dargli consigli data la mia esperienza».

 

Mara Queirolo

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 11/02/2010)

 

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