Sfida tra hacker asiatici, violato il sito web di Torriglia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Torriglia
Scritto da Il Secolo XIX   
Venerdì 15 Gennaio 2010 00:00

Prima regola: non ci sono regole. Nelle sfide fra hacker, i pirati informatici che scorrazzano per il mare della rete cercando di assaltare i siti internet di mezzo mondo, violandone i sistemi di sicurezza, non importa quali mezzi si utilizzano: c'è chi tira cannonate e semina il panico con un virus che cancella ogni dato, chi invece sguaina la sciabola e infilza solo qualche "pagina" on-line. Quel che conta è lasciare la propria firma digitale sul sito che si è fatto capitolare. Per poter dire agli avversari di mezzo mondo: «Io sono entrato lì dentro, sotto a chi tocca». In uno di questi confronti a livello planetario, nel febbraio scorso, sono finiti il sito del comune di Torriglia assieme a quello di Leivi, alle spalle di Chiavari. Presi di mira da hacker asiatici, con tutta probabilità cinesi, che hanno sorteggiato alcuni portali fra quelli delle istituzioni della terra, per potersi sfidare. Un caso su cui sta indagando adesso la polizia postale di Genova.

Tutto inizia undici mesi fa, quando sul sito di Torriglia - www.comune.torriglia.ge.it - iniziano ad accadere cose strane: «Nel momento in cui un utente accedeva alla sezione "Modulistica" -spiega Paolo Gronchi, programmatore e amministrazione del portale web di Torriglia - comparivano schermate con caratteri illeggibili. Sembravano ideogrammi, oppure le cosiddette "faccine"». Gli "smiles", combinazioni di punti e parentesi che riproducono o quasi le espressioni del viso.

Ma cos'era successo a quel sito? Un virus? «In realtà no - dice il programmatore - L'hacker che ci ha presi di mira aveva piazzato un file Jpeg (un'immagine, ndr) all'interno della bacheca. Un file che conteneva però delle righe di programmazione che interagivano con quelle del web». Delle istruzioni, insomma, che potevano modificare il portale in maniera inattesa: «Dentro a quelle linee di testo -prosegue Gronchi - c'erano anche alcuni caratteri isolati: i tecnici della polizia postale mi hanno spiegato che quella era la firma dell'hacker. Non era un'azione distruttiva, non hanno installato virus o simili. Chi ha combinato quel pasticcio voleva solo dimostrare di esserci riuscito». E il perché sta nella ricostruzione fatta proprio dagli investigatori di via Dante. Secondo gli inquirenti, ad agire è stato un hacker asiatico, forse cinese, che ha superato le barriere di sicurezza del sito di Torriglia e ha lasciato una bandiera nera con teschio e tibie fatta di bit. E lo avrebbe fatto durante una sorta di campionato, una sfida alla quale avrebbe partecipato anche il pirata informatico che ha compiuto un'impresa del tutto simile sul portale del comune di Leivi. Una gara non così inusuale. Tanto che esistono anche Mondiali legali, ai quali hanno partecipato esperti e studenti italiani: tornei autorizzati e monitorati, ovviamente.

Nonostante gli sforzi dei governi e delle organizzazioni di mezzo mondo, qualche cyber-pirata riesce periodicamente ad abbordare siti ritenuti blindati: quello della Casa Bianca, dell'Onu o addirittura dell'Fbi. Figurarsi quelli di due realtà come Torriglia e Leivi, che  non sono dotate, visti i costi, di sistemi degni della Nasa. «Anche perché nel nostro portale non ci sono dati sensibili tali da giustificare meccanismi così sofisticati - conclude Gronchi - Chi ci ha attaccato, lo ha fatto forzando le password dei dipendenti comunali: si utilizza un programma che inserisce automaticamente possibili parole chiave finché non indovina quella giusta. Adesso però ogni impiegato ha password più complesse».

La polizia postale sta adesso indagando per individuare i responsabili delle incursioni. I due Comuni hanno fornito agli agenti gli indirizzi Ip, quelli che identificano il computer dal quale è stata operato il raid informatico. Ma si tratta di macchine collocate in estremo oriente: servono rogatorie internazionali e non sarà semplice scovare i pirati in mari così lontani.

Marco Fagandini (fagandini@ilsecoloxix:it)

(articolo tratto da Il Secolo XIX del 15/01/2010)
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2010 17:34
 

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