Torriglia - Un gruppo di giovani lancia la sfida al "vicerè" Cevasco PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Torriglia
Scritto da Il Secolo XIX   
Giovedì 19 Marzo 2009 09:54

Torriglia. «Era il 1970 e il Comune era governato dalla sinistra. In ballo c'era la questione del piano regolatore e presentammo una lista con il simbolo dello scudo crociato, convinti di perdere, tanto che dicemmo no ai socialisti che volevano affiancarci. Vincemmo per 17 voti». A raccontare lo storico ribaltone è Giuseppe Cevasco, ragioniere, «iscritto alla Dc dal '61» e sindaco di Torriglia dal '70, per l'appunto, al 2004, ora vicesindaco e candidato alla poltrona di primo cittadino (l'attuale, Fabio Fossa, lascerà) alle elezioni di giugno. Insomma, 39 anni filati alla guida del paese. Lui la spiega così: «La gente vuole persone che si facciano trovare, magari per dirti di tutto, come nel caso delle recenti nevicate, dalle nostre parti si dice meglio un asino di casa che un esperto da fuori». Ma gli unici inconvenienti non sono le nevicate. «Riusciamo a fare il bilancio senza aumentare le tasse con un buco Ici di 70.000 euro, e comunque lo sgombero della neve ci è costato 30 mila euro rispetto ai 5.000 degli anni scorsi, e il vero guaio sono i danni alle strade».
Il vero guaio, secondo Mauro, incontrato per strada «è che l'inverno è lungo, di gente da fuori ne vedi poca, e di fatto l'estate dura un mese o poco più». Certo, ragiona lui che di mestiere fa il commerciante, «ci sono genovesi che sono venuti ad abitare qui, sono nati parecchi bimbi, ci vorrebbe un cambio di mentalità, una ventata d'aria nuova non guasterebbe per ridare fiato al paese».
Nadia, che è andata a prendere i suoi due bimbi all'asilo, si è trasferita a Torriglia da poco: «Fatte le debite proporzioni, i servizi funzionano meglio che a Genova, l'aria è buona e i prezzi delle case sono accettabili».
Lucia, trent'anni vissuti al Lagaccio e ora qui stabilmente, lamenta che «per trovare qulcosa da fare devi andare a Genova» e Debora, anche lei a Torriglia da poco, suggerisce che «per essere un paese così popolato c'è davvero poco».
Già, perchè Torriglia, negli anni, è stata protagonista di una crescita demografica costante, che l'ha portata dai 2.185 abitanti del 2003 ai 2.421 del 2008. «Sono momenti duri per tutti, tranne per chi ha un sacco di soldi», sorride la signora Anna da dietro il Bancone del "Cocca Bar", all'epoca d'oro del paese punto di ritrovo serale ma anche per l'aperitivo di giovani e meno giovani. I tempi della "Torriglietta" stipata all'inverosimile per Patty Pravo sono lontani, oggi è più che altro roba di petanque nei campi sotto la piazza della chiesa per i vecchi ragazzi e di calci al pallone nel campo niente male lì a fianco per quelli che ragazzi lo sono o si sentono, e comunque le trattorie non mancano, gli alberghi neanche. Ma... «Ma occorre una visione diversa del paese», argomenta Maurizio Beltrami, che si candiderà a sindaco e sta preparando una lista civica «fatta da giovani e senza connotazioni politiche di sorta». Lui è convinto che «di cose da cambiare ce ne sono parecchie» e azzarda un elenco, «anche se sto sul vago perchè siamo appena all'inizio della nostra avventura». E allora: «Intanto ci vogliono l'asilo nuovo e l'asilo nido se vogliamo portare a Torriglia le coppie giovani; da Genova in questi anni ne sono arrivate, facciamo in modo che il trend non si interrompa». E ancora: «Occorre una maggiore pulizia, di raccolta differenziata se ne fa poca e andrebbe estesa alle frazioni, la Guardia di Finanza se n'è andata e i carabinieri hanno lo sfratto; la loro presenza sul territorio è importante e della nuova caserma non c'è neppure il progetto, per attirare turismo non basta l'aria buona, i nostri bimbi in piscina li portiamo alla Sciorba». Una campagna elettorale tosta, quella che preannuncia Beltrami? «No, non la imposteremo contro nessuno nè contro le politiche del passato, vogliamo essere propositivi, guadare avanti». Sarà dura, con un "vecchio marpione" come Cevasco. «Durissima», sorride Beltrami, «lui governa da 39 anni, ma se ha vinto Obama possiamo farcela anche noi».

E. A.

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 19/03/09)

 

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