I dodici irriducibili di Pentema: -Anche questa volta ce la faremo-. Stampa

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Rassegna stampa - Torriglia
Scritto da Corriere della Sera   
Giovedì 27 Novembre 2014 08:44

PentemaA Genova per indicare che qualcosa era irraggiungibile gli anziani usavano dire che era «a Pentema»: Pentema è una piccola frazione del comune di Torriglia, nel parco dell’Antola, ad abitarla stabilmente sono rimasti in dodici, il più giovane ha ottantadue anni il più anziano novantaquattro. I giapponesi di Pentema. Vecchietti irriducibili che da quel nucleo di case in pietra, abbarbicate sul monte a più di 800 metri di altezza dove fiorisce il bucaneve viola, ci siano gelate, tempeste, frane, non se ne vogliono andare. 
Con le due ultime alluvioni che hanno colpito la Liguria sono rimasti isolati a causa di una frana che ha interrotto l’unica strada di accesso al paese. «Appena ho potuto li ho raggiunti a piedi, l’unico modo possibile, insieme con il corpo forestale – racconta il sindaco di Torriglia Maurizio Beltrami —, siamo arrivati con i viveri e le medicine. Eravamo pronti a portare gli anziani al di là della frana, a Torriglia, ma loro non ne hanno voluto sapere. Ho parlato con tutti, uno per uno, e tutti mi hanno detto che loro non se ne vanno». «Io ho vissuto sempre qui e qui voglio morire. Qui vivevano i miei nonni. Quando sarà la mia ora, seppellitemi a Pentema» ha detto il decano, Silvio Traverso, 94 anni, che per anni ha avuto un negozietto nella zona, poi ha fatto il tassista nella vallata, prima di ritirarsi nella vecchia casa di famiglia con la moglie Bruna. 
I Traverso e i Bevilacqua sono i due cognomi di Pentema: il nonno di Silvio era un personaggio notissimo, soprannominato U’ Bana, suonava il flauto: rivive nelle figurine in resina che le figurinaie di Pentema continuano a modellare. 
Ogni statuina si ispira a un personaggio della storia del paese. Non sarà il fango dell’alluvione a strappare Silvio Traverso dalle sue radici, e così è per Rita Vita, 89 anni, anche lei vive sola, autonoma e serena come racconta la figlia Rosa che gestisce la Locanda del Pettirosso: «Non si può vivere a Pentema in inverno senza scorte – dice Rosa —, mia mamma ha sempre la dispensa ben fornita e noi siamo in continuo contatto. Tutta quella pioggia l’ha preoccupata ma spaventarla è difficile: in ogni caso, lei dalla sua casa non se ne andrà mai». Il sindaco, i figli, i nipoti hanno dovuto rispettare la volontà di resistenza dei dodici grandi vecchi di Pentema. 
Nel 2002 quando un’altra ondata di maltempo e l’ennesima frana aveva isolato la frazione – ricorda il presidente del parco dell’Antola Roberto Costa – il prefetto aveva tentato di evacuare il paese con un’ordinanza ed era stato inviato un elicottero per portare via gli anziani: l’elicottero tornò a Genova senza passeggeri. Non per nulla i pentemini hanno scritto di se stessi: «Siamo gente caparbia, decisa e pronta a sacrifici e fatiche per mantenere in vita Pentema e le sue antiche tradizioni». E come ogni anno – nonostante le alluvioni – si stanno preparando a far rivivere il presepe di Pentema. 
«Anche questa volta ce la faremo e lasceremo i nostri vecchi nelle loro case – dice il sindaco – ma fino a quando resisteremo? Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le strade che collegano le frazioni, mancano i fondi. Abbiamo avuto danni per tre milioni di euro, ho avviato lavori per un milione, i soldi per ora non ci sono ma in qualche modo faremo. È una battaglia continua ma se le piccole frazioni venissero evacuate i paesi come Pentema, che oggi sono comunità vive, in poco tempo diventerebbero paesi fantasma, il territorio sarebbe abbandonato. Aumenterebbero l’incuria e il dissesto. Noi sindaci dell’entroterra siamo concordi sulla necessità di difendere questi nuclei». 
E se a Pentema vivono dodici irriducibili nella frazione della frazione, Pezza di Pentema, vivono in due: sono stati portati in salvo in elicottero, nei giorni scorsi, ma sono già tornati. In tempo per restare tagliati fuori dal mondo da un’altra frana, sabato scorso. Sono fiduciosi, la strada sarà liberata.

Erika Dellacasa

Corriere della Sera (18/11/2014) (Fotografia di Renzo Oroboncoidi)

 

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