Torriglia, apre macello per selvaggina PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Torriglia
Scritto da Il Secolo XIX   
Venerdì 12 Novembre 2010 00:00
Uno a Torriglia, l’altro in Valle Stura (o a Masone o a Campoligure). Ecco dove verranno creati le prime macellerie per la carne di selvaggina. Come deciso un mese fa dal nuovo regolamento tecnico istituito in Provincia, arrivano i macellai dei cacciatori: ovvero i punti commerciali in cui saranno messe in vendita le carni di cinghiale e altra selvaggina.
Ad annunciarlo è Piero Fossati, assessore provinciale che ha voluto portare a termine un progetto molto discusso dagli animalisti e contestato in sede di consiglio provinciale dai Verdi. «Mancano pochi dettagli ma non ci saranno problemi ad avviare questa nuova filiera della cacciagione entro qualche settimana; certamente prima di Natale».
In quest'ultimo mese, nell'ambito del tavolo di studio formato dai rappresentanti degli Ambiti territoriali di caccia, dalle associazioni venatorie, dalle due Asl interessate (la 3 per Genova e la 4 per il Tigullio), si sono stabiliti i punti vendita autorizzati, presso i quali si potrà acquistare selvaggina. “Il nostro obiettivo è quello di creare una filiera, capace di rilanciare le attività dell'entroterra - dice Fossati - per questo abbiamo privilegiato innanzitutto le vallate. Creare una macelleria autorizzata a Genova non avrebbe corrisposto all'obiettivo di trasformare la vendita di carni in un'occasione di rilancio e di creazione di posti di lavoro”.
Dunque chi vorrà acquistare carne di cinghiale ligure doc (o di altra selvaggina) dovrà prendere l’auto e fare una gita fuori porta: «Abbiamo individuato alcuni locali idonei a Torriglia, mentre un punto vendita sarà certamente creato in Valle Stura, dove abbiamo due o tre possibilità».
Per quanto riguarda la questione sanitaria, restano ancora da definire alcune delle operazioni necessarie che solitamente i cacciatori svolgono subito dopo la battuta, va da sè che, per la commercializzazione delle carni, gli interventi di pulizia vanno regolamentati: “Ma dalla Regione e dalla Asl abbiamo avuto le indicazioni necessarie. Entro un paio di settimane saremo pronti ad attuare la filiera. Dal punto di vista giuridico e tecnico è tutto a posto - dice ancora Fossati -è stato risolto anche il capitolo fiscale, perché è chiaro che vendere carne di cinghiale e di qualsiasi altra specie cacciabile, va fatto nel rispetto delle norme fiscali. Ma non sarà un problema”. Per arrivare al primo arrosto o brasato di cinghiale acquistato dai cacciatori occorrerà attendere qualche settimana. “Voglio ricordare che con questo sistema, monitorato e controllato a ogni passaggio, sconfiggeremo la vendita abusiva di carne e il bracconaggio”.
Il regolamento disciplinerà tutta la filiera del cinghiale, dalle modalità e tempi di trattamento e trasporto dell'animale dopo l'abbattimento, ai controlli veterinari sull'eventuale presenza nelle carni di parassiti, come la trichinella, o di possibili patologie per la sicurezza della salute e alimentare.
Ovviamente la nuova accelerazione data all'operazione ha suscitato subito le prime reazioni negative a partire da quelle degli animalisti che bocciano l'iniziativa senza mezzi termini: «Non solo è grave che si continui con la caccia, nonostante i disastri che produce per la natura – dice Rosanna Zanardi, presidente dell’Enpa – adesso la facciamo diventare un business. Credo che sia un fatto molto grave e un pessimo messaggio dal punto di vista culturale».
Bocciatura netta anche dai Verdi in Provincia, con Angelo Spanò, capogruppo, che attacca la scelta: «Ci batteremo in ogni sede contro questa decisione. Faremo ricorso e andremo anche a Bruxelles se sarà il caso. E’ un favore alla lobby dei cacciatori e un pericolo per la salute delle persone».
Secondo le direttive comunitarie, le carni della grossa selvaggina, come appunto i cinghiali cacciati possono essere immesse sul mercato solo se i capi abbattuti vengono trasportati e correttamente trattati in un centro di lavorazione riconosciuto: «Circostanza che non avverrà nel caso in questione» - aggiunge Spanò.


Edoardo Meoli

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 12/11/2010)

 

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