Montalto Pavese – Sentiero delle farfalle: “Quest’anno, finito il lockdown, c’è stata un’invasione di persone” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Territorio delle Quattro Province
Scritto da www.ilperiodiconews.it   
Sabato 05 Settembre 2020 00:00
Sentiero delle farfalle

Ci hanno insegnato che l’impegno e la buona volontà vincono sempre sull’inciviltà. Qualche volta, però, la buona battaglia è più difficile. E, episodio dopo episodio, anche ai più volenterosi può venire voglia di mandare tutto e tutti a ramengo e di abbandonare i propri propositi. Quelli di Montalto Pavese invece meriterebbero una medaglia al valor civile. Proprio perché non si arrendono mai. Giusto giusto un anno fa hanno inaugurato uno splendido percorso naturalistico: “Il sentiero delle farfalle”. Un’operazione ben fatta e interessante ben oltre il livello comunale. Eppure, a qualcuno non deve essere andata a genio. Già, perché per ben tre volte il sentiero è stato divelto dal passaggio di moto e fuoristrada; la cartellonistica è stata rovinata. Da chi? Da qualche abietto, meschino e perfino pusillanime, dato che si è ben guardato dal rivendicare i suoi reati. Il movente? Non è chiaro nemmeno quello. Qualcuno ha pensato all’inettitudine di quei motociclisti della domenica e da strapazzo (che non rappresentano tutta la categoria ma soltanto loro fessi), quelli che – bontà loro – non si accorgono nemmeno di creare un danno. Ma c’è di più. Qui c’è proprio il desiderio di nuocere, di dare fastidio, di mancare di rispetto. E dinanzi a questo non esiste giustificazione. Comunque, quelli di Montalto non sono rimasti mani con le mani in mano: quante volte il sentiero è stato vandalizzato, tante sono intervenuti per ripristinarlo (e renderlo ancora più bello di prima). In tempi brevi. Significa una cosa soltanto: credono in quello che hanno realizzato. Che cosa è successo esattamente a Montalto, da un anno a questa parte, ce lo siamo fatti spiegare da Andrea Sacchi, Assessore all’Ecologia, all’Ambiente e al Territorio del comune guidato dal sindaco Angelo Villani.

Torniamo indietro di un anno esatto: che cos’è il sentiero delle Farfalle? Come ha preso vita? 
«L’idea nasce proprio dalla bellezza che è propria di quella parte di territorio: il Belvedere e la Costa del Vento. E dall’incontro con un’associazione, che si chiama “IOLAS”, che si occupa proprio di farfalle. Loro avevano il progetto di realizzare questi sentieri per l’osservazione delle farfalle. In quel periodo è capitata l’occasione con il progetto Attivaree – Oltrepò Biodiverso di avere gli stanziamenti necessari…»

È stata presa la proverbiale palla al balzo. 
«Nel nostro caso è stato semplice selezionare il percorso e la zona dove realizzarlo, perché si trattava di un luogo già storicamente dedicato alle osservazioni, sia dei rapaci, sia delle farfalle. Questa area ricade nel corridoio verde che va dal Po fino al Penice e agli altri monti dell’Oltrepò; un continuum verde dove le farfalle si possono riprodurre. Insomma: era il posto ideale per realizzare questo sentiero, ed è arrivata anche l’occasione ideale…»

Una serie di coincidenze. Con il finanziamento cosa si è realizzato, in concreto? 
«Il finanziamento è servito alla realizzazione del sentiero: nel nostro caso era praticamente tutto già tracciato, perché si trova sulla vecchia strada comunale per Valorsa e in parte su una strada vicinale. È il più lungo fra tutti i sentieri delle farfalle, dato che è lungo quasi tre chilometri.»

Un’autostrada praticamente. Un’autostrada delle farfalle. Qualcuno purtroppo è uscito dalla metafora e l’ha scambiato per un’autostrada vera… 

«Fra l’altro si tratta dell’unico sito italiano scelto dalla Comunità Europea per un progetto di monitoraggio delle farfalle. Un progetto complicatissimo, che nel resto del mondo è partito vent’anni fa, mentre in Italia si sta facendo strada soltanto adesso. Montalto è il posto numero uno in Italia quindi, da questo punto di vista. Anche perché qui si osservano oltre 155 tipi di farfalle diverse. Basti pensare che nell’intero Regno Unito se ne contano una trentina.»

Una delle bellezze della nostra Italia è proprio quel patrimonio di biodiversità che non si ritrova da nessuna altra parte nel mondo
«Secondo me l’Oltrepò, in particolare, è un concentrato di tutto questo. Con il discorso di questo corridoio verde che va dalla pianura all’alta montagna, abbiamo in 70 km una biodiversità che gli altri si sognano.»

C’è un’altra realtà in Oltrepò che valorizza la bellezza dei lepidotteri: il parco di Valverde. 
«Proprio tramite Iolas, con Francesco Gatti, siamo tutti in contatto in modo che si possa collaborare, che ci si possa scambiare anche delle possibilità. Anche se il nostro caso è molto diverso da quello di Valverde, perché il loro è un sentiero urbano mentre il nostro si snoda in alta collina».

Però si tratta di proposte complementari, e non alternative, e non soltanto per gli appassionati. Chi viene a scoprire Valverde può gettare un occhio anche su Montalto, e viceversa. 
«Senza dubbio, infatti sia il sito web di Iolas, sia quello di Attivaree, ci sono sezioni per per far conoscere entrambi i luoghi.»

Il sentiero è stato inaugurato proprio un anno fa. 
«L’ultima settimana di luglio abbiamo messo giù le bacheche, i pali; inoltre i volontari avevano realizzato delle farfalle di legno per abbellire ancora più i cartelli.»

Quest’anno è stato strano per i noti motivi epidemiologici, quindi non può essere preso a riferimento per le statistiche. Quello passato, l’anno “zero”, come era partito per questa novità del panorama turistico oltrepadano? 
«L’anno scorso dopo l’inaugurazione, alla quale eravamo in cinquanta, non c’era stato poi grandissimo interesse. Quest’anno, finito il lockdown, c’è stata un’invasione di persone. Nel primo mese in particolare dovevamo andare su e chiedere alle persone di non fare assembramenti.»

Vuol dire che l’idea ha colto nel segno. 
«L’idea ha centrato in pieno i nostri obiettivi. Questi posti erano già conosciuti; ora sono stati valorizzati ancora più. E li saranno ancora. Infatti stiamo studiando alcuni strumenti amministrativi per tutelarli, per evitare per esempio che moto da cross o fuoristrada scavino solchi nei sentieri e li rendano inagibili».

A fronte di questo successo anche di pubblico ci sono stati purtroppo episodi di danneggiamenti. Cattiverie gratuite, li definirei… 
«Noi li abbiamo definiti come sabotaggi. Probabilmente da parte di qualcuno che nella propria vita non ha avuto successo, e quindi deve dare la colpa agli altri del proprio insuccesso, e danneggia quello che gli altri fanno. Io non ci vedo i motociclisti a produrre tutti questi atti vandalici.»

Insomma: qualche frustrato. 
«Questo è un danneggiamento che viene fatto al paese, al turismo; ma non perché diano fastidio ai motocrossisti. Non è quel genere di gente che ci ha fatto il danno.»

Si sono viste però strisciate di gomme ben nitide, sul sentiero… 
«Si tratta sicuramente di persone che salgono in auto – non in moto – ma non per questo sono appassionati di fuoristrada.»

Quindi ci sarebbe una precisa volontà di danneggiare l’Amministrazione… 
«Magari non la nostra Amministrazione, perché penso non esista nessuno che ne abbia motivo. Però la volontà di danneggiare le iniziative che vengono prese per creare una maggiore attrattività Oltrepò, questo sì.»

Mi resta un po’ difficile immaginare che ci sia qualcuno che abbia nella vita un obiettivo del genere. Ma non saranno nemmeno i fantasmi a spaccare tutto. Quindi forse ha ragione lei. 
«C’è un sacco di gente che non desidera che cambi l’orientamento dell’Oltrepò, non vogliono diventi una zona turistica. Io capisco che possa essere noioso avere le macchine in coda al Belvedere il sabato o la domenica d’estate, magari per chi deve lavorare la terra. Ma questo è il futuro dell’Oltrepò Pavese dopo il Covid, poi, ce ne rendiamo ancora più conto. Bisognerebbe capire che c’è solo da guadagnare – per tutti – se l’Oltrepò si rilancia.»

Quali programmi avete per il sentiero, da questo momento in poi? Come rispondere a questi attacchi ripetuti? 
«Lo abbelliremo ancora di più. Sono stati allestiti sgabelli e banche, costruiti dai nostri volontari con il legname proveniente dai nostri boschi. La nostra risposta è sempre a stessa: ripariamo i danni fatti e miglioriamo la situazione. Secondo me si stancheranno prima loro. C’è poco da fare: noi, questo sentiero, lo vogliamo tenere. E vogliamo tenerlo bello.»

Quella di Montalto è una comunità che si dà molto da fare. Quando c’è da rimboccarsi maniche sono in tanti a farsi avanti,  ricchezza da non dare per scontata. 
«C’è sempre stato questo spirito. Nel periodo del Covid, poi, in modo particolare. Ci siamo impegnati tutti per distribuire quello che serviva, facendo in modo che la popolazione anziana, in particolare, non dovesse uscire di casa. E a Montalto abbiamo molti anziani. Un po’ tutti si sono organizzati per proporre servizi a domicilio: il negozio, la farmacia… poi abbiamo un’Auser che si fa sempre in quattro per risolvere qualsiasi esigenza. Inoltre è stata portata avanti un’attività di sorveglianza con l’aiuto di alcuni volontari per evitare che venissero in paese persone dall’esterno durante il lockdown. Di solito, negli anni normali, organizziamo un sacco di belle feste. Quest’anno ci siamo concentrati di più sulla solidarietà, che comunque è sempre stata nelle nostre corde.»

Un impegno forse diverso da quello consueto, ma pur sempre un impegno per il paese. Ancora meglio se più funzionale a ritrovarsi tutti con lo stesso spirito.
«Sono vent’anni che abito qua e sono vent’anni che mi stupisco ogni volta di come magari al bar si facciano tante critiche, di come non sempre si sia tutti d’accordo; ma poi, nel momento in cui ci sia da fare qualcosa di importante, tutti insieme ci si rimbocchi le maniche. Abbiamo sistemato il campo sportivo allo stesso modo, lavorando tutti insieme: membri dell’amministrazione e non.»

Anche il parco giochi, di recente. 
Sì, grazie a due donazioni è stato rifatto il pavimento in gomma e ed è stata piantumata tutta l’erba nuova.»


Pier Luigi Feltri

https://www.ilperiodiconews.it/(05/09/2020)

 


 

 

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