In un romanzo la controversa vicenda del delitto di Cà di Monte PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Territorio delle Quattro Province
Scritto da Alessandria News   
Mercoledì 12 Giugno 2019 00:00

In un romanzo la controversa vicenda del delitto di Cà di Monte

Era il 27 marzo 1863 quando, sulle montagne che separano la val Curone dalla valle Staffora, si consumò uno dei più orrendi crimini mai commessi in quelle valli: una famiglia di contadini, residente in uno sperduto cascinale di cui ancora sono visibili i ruderi, situato in prossimità dell’attuale confine tra Piemonte e Lombardia, venne barbaramente trucidata.
Dopo la tragica scoperta dei corpi, presero avvio le indagini, che furono affidate al magistrato di Tortona poiché, all’epoca, il cascinale ricadeva per poche centinaia di metri nel territorio della Divisione di Alessandria (a differenza di oggi, in cui i ruderi si trovano, seppur di poco, in territorio lombardo): gli inquirenti non ebbero vita facile nella ricerca di un colpevole, vuoi per l’arretratezza culturale di quelle zone, in cui si faticava ad esprimersi in una lingua che non fosse il dialetto, vuoi per la reticenza di molti tra coloro che vennero chiamati a testimoniare.
I sospetti finirono così per concentrarsi su uno dei tanti delinquenti che, nel tentativo di sfuggire alla forca per i crimini commessi in pianura, si rifugiavano tra quei boschi vivendo in clandestinità. Tuttavia, col passare delle settimane, molti dettagli iniziarono ad emergere e portarono alla luce una diversa ricostruzione del crimine, alle cui spalle si celava un’intricata storia di soldi, promesse, minacce e soprusi. Al termine di un processo indiziario, venne così affermata la colpevolezza di un oste di Varzi, la cui condanna a morte, eseguita ad Alessandria l’anno seguente, fu una delle ultime avvenute per impiccagione nel Regno d’Italia.
La cruda vicenda venne ricostruita per primo del Prof. Giuseppe Bonavoglia, che al termine di una lunga consultazione degli atti processuali conservati presso l’Archivio di Stato di Alessandria, diede alle stampe, nel 1989, il volume “L’ultima trista impresa di Pippone di Varzi”, edito da Comunità Montana Valli Curone Grue e Ossona ed Amministrazione Provinciale di Alessandria, assessorato alla montagna. Del misfatto si occupò anche Monsignor Angelo Bassi nel suo “Gremiasco – Storia di un paese”.
Ora Cristiano Zanardi, scrittore tortonese originario della val Curone, prendendo spunto dalla ricerca di Bonavoglia, rielabora liberamente la vicenda nel suo ultimo romanzo “La zappa e la forca”, ambientato in un territorio che Zanardi, appassionato di montagna e tradizioni dell’appennino delle quattro province, ben conosce. Il romanzo è il terzo dello scrittore dopo l’apprezzato “Il paese silenzioso” (opera segnalata dalla giuria del premio nazionale di letteratura rurale Parole di Terra), dedicato alla storia di Reneuzzi, noto paese abbandonato della val Borbera e “Vite sommerse”, ispirato dalla leggenda del Lago del Brugneto, situato nel Parco dell’Antola.
Il libro è uscito nel mese di maggio 2019 e in seguito il romanzo verrà presentato al pubblico in occasione di numerosi appuntamenti.

La zappa e la forca Il delitto che ha sconvolto l’appennino Cristiano Zanardi autopubblicato, anno 2019, pp. 276 ISBN 9780368650352
Per informazioni:
Internet: aunpassodallavetta.wixsite.com/trekking Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Facebook: @aunpasssodallavetta Instagram: @aunpassodallavetta

https://alessandria.today (12/06/2019)
 

 

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