La natura trascurata. Salviamo le piccole valli PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Territorio delle Quattro Province
Scritto da Mauro Corona   
Venerdì 09 Marzo 2018 00:00

Val BorecaConsiglio, anzi di più, al futuro ministro che si occuperà di montagna: vada per i paesi poveri, non quelli, come dico io, dove nevica firmato, ma dove non ci vive che qualche anima ormai, e guardi, ascolti.

Se non lo fa allora stia a Roma per sempre e non abbai più. Lo farei io il ministro, anche per poco, ne sarei tentato per dare vita a quei posti dimenticati, ma ogni minuto mi è caro per la mia vita. E allora dico che i governi di sinistra o di destra mettono lì dei funzionari che non conoscono niente, non sanno dei monti spopolati, di negozi, osterie, servizi che chiudono. Signori politici, fatevi un giro e guardate. Sappiate che ci sono due montagne, non generalizzate, non pensate che sia solo turismo. Vi dò un indirizzo, frazione I Forcai, qui da noi, dove trascinano giù i morti con la slitta per boschi e sentieri perché non ci sono strade. Andate in Austria, guardate come curano i boschi, come li fanno ricrescere dopo aver usato il legno per ogni cosa.

Mario Rigoni Stern diceva che la terra, la montagna, vanno lavorate. Qui non si può più far niente. Ci vogliono anni per fare una tettoia, quattro pali e un tetto di zinco, progetti, commissioni edilizie, sismiche, geologiche e mettete tutte gli ostacoli che volete. Soldi e anni per che cosa? Dovete calcolare la montagna povera, farvene una cifra e pensare che dovete responsabilizzare chi ci vive con l’anarchia imprenditoriale. Altrimenti quassù si muore. Ci sono tante piccole idee da sviluppare. Seguiamo l’esempio dello scrittore Jean Giono che diceva: «Il vero bisogno sta nelle piccole valli, dove si parla da una costa all’altra». Vi faccio un paio di esempi. Io vivo a Erto, vicino al mio paese c’è Casso, uomini e case devastate dal disastro del Vajont. E lì a Casso sono rimaste a vivere sedici persone. Una donna ha avuto il coraggio di riaprire l’osteria e un’altra ha fatto una libreria nella stalla, dove vende cultura e piccoli oggetti di legno. Sono andato a trovarle tre volte e per tre volte ho trovato i finanzieri che facevano controlli. Ma di che cosa? Bisognerebbe dare incentivi a quelle due eroine, altro che controlli. Fanno vita lassù, in quelle case. Dico a Renzi o ad altri, fa lo stesso, di non andare in vacanza a Courmayeur ma di venire a Erto. E di non fare come la Serracchiani, governatrice della nostra Regione, che ci ha promesso di tutto e non si è più vista. Che cosa si può fare nella montagna povera? Pensate al pino mugo, ha invaso tutto. È bellissimo e una volta si distillava per ricavarne un olio toccasana. Lo fanno ancora a Bolzano. Bisogna rifarlo anche qui. E pulire i boschi, c’è lavoro per 50 anni. E vi dò un nome di un uomo con cui parlare, Tito dal Casel. Con 5 amici taglia il fieno a mano per conservarne l’aroma e fa cuscini che odorano di meraviglia. E fa materassi e vasi pieni di trucioli, profumi di legno: cirmolo, cipresso. Ancora, fate andare i bimbi, i ragazzi sui sentieri dei boschi a fate loro conoscere cortecce, che sono i volti degli alberi, le foglie che sono i capelli. Questo è il turismo della montagna che vorrei. E le guide alpine, gli artigiani e i contadini nelle scuole, a portare la vita della montagna.

Mauro Corona

Fotografia di Chrystian Licata

(Articolo tratto dal quotidiano “La Stampa” del 09/03/2018)


 

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