Villaggi fantasma: a volte rinascono PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Territorio delle Quattro Province
Scritto da Debora Bergaglio   
Mercoledì 28 Febbraio 2018 18:57

Paesi fantasma, ghost villages, borghi abbandonati, villaggi dimenticati. Chiamateli come preferite, ma i dati degli ultimi anni ci raccontano un paese, l’Italia, che ha circa un terzo del territorio in abbandono. Che non significa paesi spacciati, ma sulla via dello spopolamento.
A tutti noi, o alla maggior parte, piange il cuore nel vedere questi gioielli in pietra e legno la cui storia rischia di essere perduta per sempre. Ma non è detto, quando in ballo ci sono progetti e iniziative che mirano a rivitalizzare il territorio proprio partendo da ciò che già c’è, piuttosto che ri-costruire da un’altra parte. Capita, infatti, che accanto a tanti borghi ormai in completo abbandono, ce ne siano altri che rinascono.
Nel libro “Ghost villages: villaggi dimenticati – riscoprire mondi perduti“, racconto dieci itinerari nel Nord Ovest del Paese per camminare alla scoperta di questi paradisi ormai invasi da vegetazione, spine e raggiungibili da sentieri non sempre in ottime condizioni. Tra questi ce ne sono alcuni in Val Borbera, molto amati e visitati.
AVI
AviE’ il caso di Avi, nel Comune di Roccaforte ligure, sulle strade della libertà per via della presenza dei primi distaccamenti partigiani della famosa VI zona ligure. Camminare fra i ruderi di questo villaggio è come fare un salto negli anni Quaranta e Cinquanta, ricordando la tragedia della guerra, i fatti bellici, le storie dei partigiani che si nascondevano in queste vallate. Poi vennero gli anni della ricostruzione e della crescita economica successiva alla guerra, che determinarono l’abbandono di borghi come quello di Avi, non più attraente, con la sua vita di sacrifici, rispetto alle opportunità offerte dalle cittadine a fondo valle e oltre.








RENEUSIReneuzzi
Un’altro borgo dell’Alta Val Borbera apprezzato, visitato e su cui è stato scritto molto è quello di Reneusi, nel Comune di Carrega, raggiungibile imboccando un sentiero stretto e a tratti difficoltoso dopo il paesino di Vegni. Fu probabilmente uno degli ultimi a spopolarsi e con un finale tragico, degno delle cronache odierne. Fra gli ultimi abitanti c’era una coppia di giovani, le cui tombe sono ancora visibili nel piccolo cimitero; lei vittima di femminicidio (oggi potremmo definirlo così), lui suicida subito dopo.


















FERRAZZA
FerrazzaPer fortuna ci sono anche belle storie da raccontare, come quella di Ferrazza, il borgo appena prima di Reneusi, ben esposto e più spazioso rispetto agli altri. Qui alcune coppie di Sestri Levante hanno iniziato, dagli anni ’70, a ristrutturare alcune abitazioni in pietra e far rivivere il villaggio durante l’estate e i fine settimana. Come vivere in un paese che si raggiunge solo a piedi e con difficoltà per via di frane etc? In questo caso una teleferica ha reso le cose un pochino più semplici, fermo restando il coraggio della scelta di queste famiglie.
 

 

 

 

 




Nel libro sui villaggi dimenticati racconto, nella versione ebook, del caso secondo me più riuscito, ad oggi, di recupero non solo di un borgo, ma anche delle sue tradizioni. Si tratta di Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila. Un villaggio diventato una sorta di albergo diffuso, attrazione turistica di molti stranieri e italiani, attirati da un recupero architettonico strabiliante, dalle sue atmosfere e dalle tradizioni abilmente comunicate ad un pubblico che non cerca sicuramente il turismo di massa. Il recupero delle abitazioni nel rispetto della loro storia e del territorio, l’indagine sulle antiche tradizioni e la nascita dell’albergo diffuso come modello di ospitalità “rurale”, ha consentito a questo borgo in cima alla collina di non spopolarsi, seguendo un destino “quasi” inevitabile.
Fra i villaggi rinati merita un posto anche Bussana Vecchia, nell’entroterra di Sanremo. Il violento terremoto del 1887 aveva indotto gli abitanti a ricostruire il paese più a valle, in un altro luogo, lasciando per sempre quelle terre ferite. Ma negli anni ’60 avviene un fatto inimmaginabile. Un gruppo di artisti si innamora di questo borgo e intravede la possibilità di farne un villaggio dedicato all’arte in tutte le sue forme. Nasce quindi una comunità internazionale di artisti che con pazienza
e sacrificio recupera le abitazioni, rimette in piedi l’intero paese e ne fa un grande atelier a cielo aperto, vissuto e vibrante di spettacoli, di produzioni artigianali e di progetti di più ampio respiro. Sembrava impossibile e invece l’arte ha ridato una seconda chance a Bussana vecchia.
A volte il recupero è quasi impossibile, altre volte è solo una questione di idee e progetti sorretti da volontà e passione. Di certo riportare in vita un villaggio ormai abbandonato è un’impresa non facile e non sempre possibile, meglio sarebbe fare di tutto affinchè il borgo non si spopoli, sostenendo progetti e idee imprenditoriali che provengono dal basso, da chi vive e ama queste parti di un territorio un po’ dimenticato. Per immaginarsi un futuro diverso dall’abbandono serve coraggio, bisogna affondare i piedi nelle tradizioni, ma avere anche uno sguardo proiettato al futuro, ai cambiamenti.
A tutti i lettori un invito a camminare verso questi villaggi per conoscerne la storia, evitando almeno l’oblio.

Debora Bergaglio

(Articolo tratto dal sito www.giornale7.it) (Fotografie di Vittorio Puggioni, Giacomo Turco e Andrea Bagnasco)

 

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