Pietranera e Fontanigorda sull’onda lunga di ricordi scolastici. PDF Stampa E-mail

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Rassegna stampa - Rovegno
Scritto da Guido Migliavacca   
Giovedì 22 Giugno 2006 00:00
Non aveva che 36 anni, quando spirò il 13 giugno 1231, e sembrava impossibile che in così pochi anni avesse potuto studiare tanto, predicare tanto, operare tanto. Non era passato un anno e già veniva proclamato santo.
Era nato a Lisbona in Portogallo nel 1195; era in cerca della sua strada, quando si accostò alle reliquie dei cinque francescani martirizzati in Marocco chiese di far parte dell’ordine di San Francesco appena nato.
Antonio da Padova visse quindi al tempo di San Francesco (†1226), di San Domenico (†1221) e di Santa Chiara (†1153). Questo è l’anno che ricorda anche la morte di San Bernardo, il grande fondatore dei cistercensi.
Un secolo prima S. Giovanni Gualberto aveva fondato vicino a Firenze l’austera abbazia di Vallombrosa, San Brunone la prima Certosa nei pressi di Grenoble e San Romualdo in Toscana i Camaldolesi.
Pochi dati almeno per accorgerci che questi due secoli, dopo l’anno 1000, furono secoli “d’Oro” per la Chiesa in Italia. L’Umbria e la Toscana si dimostrarono terre fertili e generose di fondazioni monastiche.
Ma andiamo a Pietranera, una parrocchia come un “convento”: quando suonano le campane la gente corre in chiesa.
Per questo giovane santo taumaturgo c’è in paese una predilezione. Si festeggia il giorno che corre, il 13 giugno, con la Messa solenne e la processione fino alla cappelletta. Si ritrovano uniti tutti i preti dell’Alta Val Trebbia (ma quanti sono ormai?), innanzitutto il parroco don Peppino Cavatorta, don Giacomo Ferraglio e don Domenico Barattini. Quest’anno si sono aggiunti due colleghi di Bobbio, il nuovo rettore del Santuario dell’Aiuto Don Renato Repetti e chi sta scrivendo queste note.
Si è cercato di accompagnare i canti con l’armonio, che a tutti gli effetti si dimostrava asmatico e bolso…, Don Peppino ha promesso che al più presto lo farà restaurare. La gente cantava con gioia per quanto poteva. Molta attenzione anche all’omelia di Don Renato che, introducendosi con poche note biografiche, si è soffermato sulla figura del Santo che tiene in mano la Bibbia e tra le braccia Gesù Bambino.
Tutti insieme a pranzo: pausa di riflessione. Si respirava bene lassù, e il cielo era azzurro turchese. C’era tempo per una corsa verso i “gioielli” dell’Alta Valtrebbia. La strada che da Pietranera porta a Casanova è bella e corre tra i boschi. Attraversando il paese ricordiamo il vegliardo Don Nicola, che serenamente e con santa ostinazione si avvia a diventare centenario.
Fontanigorda (il nome stesso lo dice) è ricca di acqua. Fontanelle ovunque. Ci si ferma alla prima per un sorso e compare subito la Claudia Ferretti appena tornata da Lavagna dove insegna da anni. E’ una gioia rivedersi e ricordare quel bel mondo felice delle Magistrali. Tre anni insieme sui banchi di scuola, tutto un mondo lontano e ancora tanto vicino e presente. Mi parla della mamma, delle zie, della figlia Chiara, dello zio Mons. Giuseppe che le ha sempre voluto un gran bene, pur “tormentandola” ogni giorno con incessanti ripetizioni di latino.
Insieme si ride di tutto, anche quando mi ricorda che un anno l’ho (l’avrei) interrogata sedici volte di seguito proprio in latino. Penso che Claudia abbia sbagliato i conti… o moltiplicato per due (il che sarebbe stato ancora troppo). Il suo viso si increspa soltanto quando cade un accenno alla sua vita assai difficile e tormentata di alcuni anni fa. Ma sa che soprattutto per questo è ricordata con predilezione.
Dopo pochi passi c’è la Gianna, c’è Luciano, c’è Benedetta, pardon, la Dott. Benedetta fresca di laurea in Scienze Diplomatiche, studi che forse a Fontanigorda nessuno aveva mai affrontato. Questa ragazzina, con piglio sicuro e a testa bassa, è riuscita a portarsi a casa un risultato di laurea assai lusinghiero e promettente.
Casa graziosa e accogliente la sua, direi lillipuziana. “Parva sed apta mihi” (piccola, ma un gioiello per me), mi torna alla mente l’espressione di Ovidio, il poeta abruzzese di Sulmona. Città che molte volte ho visitato, anche perché sui vicini monti della Maiella esiste ancora l’eremo di Pietro di Morrone, il frate che divenne poi Papa con il nome di Celestino V, obbligato pochi mesi dopo ad abdicare.
Scendiamo verso Loco, don Renato si illumina. Saluta con affetto le poche persone che si incontrano per strada. Una donna che tiene per mano il nipotino sorride e gli si rivolge simpaticamente: “Nu duvieivu mancu salutate, perché ti m’è tradiu… “ (Non dovrei nemmeno salutarti perché mi hai tradito…). Don Renato ha lasciato Loco alcuni mesi fa. Per motivi di salute è stato costretto a ridurre la sua attività. Alla gente è molto spiaciuto. Quasi un tradimento.
A Ottone in serata si stava attendendo (pare con striscioni di festa) la Valentina Carboni, sorella del sindaco Mirco, che nel pomeriggio si era laureata a Genova in Lingua e Letteratura straniera. Creativa e simpatica nella sua originalità, nel piano studi aveva scelto anche la lingua dei califfi, l’arabo. Risultati brillanti, 110/110. Prospettive di lavoro per la Dott.ssa Valentina? Dovremo pensarla un giorno in giro per il mondo? E’ probabile.

Guido Migliavacca

(Articolo tratto dal N° 23 del 22/06/06 del settimanale “La Trebbia”)
 

Cerca nel sito

Traduttore - Translator

Iscriviti alla newsletter!

Amministratore

Alta Val Trebbia, Powered by Joomla! and designed by SiteGround web hosting

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per offrirti un servizio migliore. Per saperne di piu sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Informativa sui cookies.

Accetto i cookie da questo sito .

EU Cookie Directive Module Information