| Rave party con il morto, Rovegno si ribella. |
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| Rassegna stampa - Rovegno | |||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||
| Lunedì 18 Luglio 2011 00:00 | |||
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È stato un rave party maledetto quello di Rovegno, in Valtrebbia. Un ragazzo di 30 anni è morto per arresto cardiaco, accasciandosi al suolo mentre dalle casse la musica veniva sparata a tutto volume. A trovarlo, in mezzo al bosco, un addetto delle pulizie. In tasca non aveva documenti ma solo un biglietto da visita con un nome: Fabrizio Turrini. Una festa che era andata avanti in serata, nonostante alle prime luci dell'alba una ragazza di 25 anni era finita in coma per un mix di droga e alcol. «Ma in questi boschi dove la gente viene a raccogliere i funghi, dobbiamo sopportare tutta questa gente che si droga e lascia escrementi e spazzatura sotto ogni cespuglio? E paga la comunità, mica loro, per pulire». Vallo a spiegare a Giuseppe Isola, sindaco di Rovegno, che qualche fungo, allucinogeno altro che porcini, è girato anche venerdì e sabato sera al rave party non autorizzato che ha invaso la colonia di Rovegno, struttura abbandonata da anni e da tre almeno occupata regolarmente per un weekend a estate da un'orda di ragazzi, musica e droga. Duemila almeno le presenze, auto parcheggiate ovunque e il traffico in val Trebbia in tilt. Con i carabinieri a controllare e denunciare - le segnalazioni potrebbero arrivare a trecento - e i 578 residenti ad arrabbiarsi. «Dieci anni fa abbiamo venduto la colonia a una ditta milanese che doveva costruire una residenza protetta per disabili - prosegue Isola - Invece se ne fregano e adesso gli chiederemo i danni: perché se la comunità deve pagare per ripulire tutto e chi organizza i rave entra là dentro senza ostacoli, è colpa loro». Minacce di una guerra giudiziaria che potrebbe, in qualche modo, frenare il pellegrinaggio dei devoti di trip e amplificatori sparati al massimo davanti alla faccia. E cocktail di sostanze da far girare la testa o peggio da ridurti per qualche tempo in coma, come è accaduto a Laura (il nome è di fantasia, ndr), 25 anni, massaggiatrice partenopea ma residente a Firenze, che ieri stata ricoverata al pronto soccorso del San Martino, dopo aver perso conoscenza per un miscuglio di ketamina, droga sintetica, e alcol. «Quando abbiamo visto arrivare il camion delle casse, venerdì, abbiamo capito che anche quest'anno si ripeteva la stessa storia - dice Paolo Biasotti, il titolare dell'omonimo bar di via Roma -Non sono mica cattivi ragazzi, solo che là fanno il caos e non puliscono e la gente si lamenta». Lo stesso sindaco, che ieri si è presentato alla colonia assieme al vigile urbano della comunità e con in mano la videocamera, per riprendere la scena, non è stato salutato con calore: «Mi hanno inseguito perché stavo registrando tutto quanto, capito? Questa non è democrazia, è anarchia. E non va bene perché adesso i boschi attorno allo stabile puzzano. Si rende conto? Sono talmente sporchi e pieni di rifiuti ed escrementi lasciati dai partecipanti al party che puzza tutto quanto». Grandi alternative però, in questo momento, non sembrano essercene. Impedire l'arrivo dei partecipanti non è possibile - «I carabinieri sono stati efficienti ma sono pochi, hanno bisogno di personale», dice Isola - e finché non verrà recuperata l'area, il rischio di nuovi raduni è dietro le porte. «Per questo voglio chiedere i danni ai proprietari - dice il primo cittadino - Perché non hanno mantenuto i patti. C'era anche una fideiussione che abbiamo liberato perché la società di Milano non ha realizzato l'opera che aveva prospettato. Ma non basta, almeno deve mettere in sicurezza la colonia. L'abbiamo venduta per questo, perché era un rudere e non avevamo i soldi per ristrutturarla. Ma così non si va avanti».
I reati contestati a una parte di partecipanti dai carabinieri vanno dalla detenzione di sostanze stupefacenti all'invasione di edifici e terreni. Quasi trecento le persone che, ieri, sono state identificate e che con tutta probabilità saranno anche denunciate. Stessi numeri dell'anno scorso, anche se il conto complessivo di coloro che si sono scatenati, supera abbondantemente quota duemila unità. Più del 2010. «Ho fatto solo un giro con della ketamina. Ma non metterete mica la mia faccia sul giornale ora arriva mio padre da Firenze». Laura è intontita, nel letto del primo piano del pronto soccorso dell'ospedale San Martino. Ma non ci vuole molto a rassicurarla: né faccia né nome vero, dopo quello che le è successo. Laura in realtà si chiama in un altro modo, fa la massaggiatrice, ha 25 anni ed è nata a Napoli, ma nome di fantasia o nome vero che sia, è possibile che dopo il coma in cui è piombata l'altra notte al rave party della colonia di Rovegno, in val Trebbia, con quella roba non avrà voglia di sballarsi ancora. O almeno starà più attenta. «Davvero, non avevo preso niente se non la ketamina, era appena iniziato tutto», dice. Parla piano, allunga ogni lettera e strascica ogni sillaba. Intontita com'è da quello che ha preso e da quello che le hanno somministrato per salvarla. Al gesto della mano con il pollice e l'indice tesi, sollevata a mo' di chi beve alla bottiglia, chiude le palpebre annuendo silenziosa: «Sì, ho bevuto qualche cosa, superalcolici. Ma non pensavo facesse questo effetto. A dirti la verità mi sono dimenticata parecchie cose». È un caso da scuola, quello di cui qualsiasi medico o conoscitore del mondo delle dipendenze parlerebbe in televisione: non sono tanto - o non soltanto - le singole sostanze assunte, ma è il miscuglio che rischia d'essere terrificante. Alcol più droga. C'è chi con il primo vuole attenuare lo stato di depressione che segue all'eccitazione della cocaina, per esempio. O chi, senza pensarci, mischia un po' di tutto e poi ne paga le conseguenze. Perché le reazioni provocate nell'organismo sono tante quante le sostanze ingurgitate. Se poi sono contrastanti fra loro, c'è da sperare o pregare, a seconda. Laura lo ha fatto, l'altra sera. I suoi amici l'hanno vista piombare a terra, senza sensi. Hanno chiamato l'ambulanza e lei è stata accompagnata d'urgenza in ospedale, al San Martino. Stato di coma, se è ancora viva per raccontare quel che è successo, lo deve ai medici del pronto soccorso, che l'hanno salvata e ricoverata. «Ho ancora tutta la mia roba a Rovegno», dice Laura. Ma non è venuto nessuno assieme a te? «No, non credo. Ora arriva mio padre, ma gli altri sono rimasti su. Dicono che è andata bene così». Benissimo, di lusso, come si dice.
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