Bargagli (Genova). La mostra di Bargagli è intitolata a Matteo Montermini, un antiquario genovese scomparso, e riguarda la pittura ligure contemporanea. Domenica 29 novembre, tra i divani e le cucine del mobilificio Habitat Arredamenti dove è stata inaugurata lunedì scorso, il sindaco premierà gli artisti migliori e potrà congratularsi con se stesso, e con la Pro Loco, per aver declinato al femminile e quindi depotenziato la brutta nomea che da oltre mezzo secolo perseguita il paese: quella di essere la patria del mostro.
 |
«Non ne vogliamo più sentir parlare», è insorto il primo cittadino, Sergio Aveto, che guida una giunta di centrosinistra al secondo mandato: «Basta. Fine. Qui stiamo facendo un sacco di cose belle, la qualità della vita è altissima e sono tornati a nascere i bambini. Dunque parliamo d'altro, e facciamoci conoscere per i nostri meriti e le nostre virtù. La mostra di Bargagli, per esempio...».
Basta una vocale per cambiare la prospettiva. E scoprire che a dieci chilometri da Genova c'è un borgo dove le case costano poco più della metà, le tasse sulla spazzatura un terzo, i servizi scolastici prevedono che i bambini siano accompagnati a mangiare in uno dei 14 ristoranti (la Regina di Traso, cuoco superlativo), nel finesettimana si può andare al cinema, l'unico della vallata, e i tanto temuti crimini si riducono a 44 furti l'anno, per giunta in comproprietà con il Comune di Davagna. Tra le denunce: un rastrello, un sacco di patate, un paio di portafogli e un vitello da latte sottratto all'allevamento di Capenardo.
|
| Sergio Aveto |
Per misurare la salute di Bargagli basta tastarne i polsi sociali, e cioè: la farmacia, il salone del parrucchiere, la parrocchia. Dietro il bancone dove si vendono soprattutto sciroppi per la tosse, in questa stagione, il titolare Giancarlo Boero e la bella dottoressa Danila Mascellaro rivelano che «vanno forte le medicine per gli animali domestici, soprattutto cani e gatti». Vuol dire che l'animo degli abitanti è gentile. Di fronte ai capelli grigi della signora Anna Gardella, che i parrucchieri Giuliano Moresco e Rossella Tuccio arricciano con perizia, è opinione comune che a Bargagli ci sia «tutto: dal macellaio alla posta, dal supermercato agli ambulatori». Compreso quello dell'anima, il più importante. «Qui il prete è tondo», semplifica don Roberto Tartaglione che da due anni e mezzo cura la spiritualità del capoluogo e delle frazioni di Cisiano, Viganego, Terusso e Maxena: «Avevo pregato per una parrocchia, me ne hanno date cinque. Con i fedeli ci siamo annusati per un po', prima di piacerci, ma adesso mi chiamano spessissimo: per una confessione o per un consiglio morale, certo, ma anche per scaricare un camioncino di legna, riparare una calderina, resettare un computer. Sono un sacerdote felice». Davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta ci sono un'area giochi e una batteria di barbecue, in futuro è previsto anche un giardino per gli adulti. Poco distante il comune ha realizzato il campo sportivo con il fondo in sintetico. La scuola materna è stata restaurata completamente. Il problema principale del paese, che mancava completamente di marciapiedi pur essendo avvinghiato alla statale 45, è in fase avanzata di risoluzione. Peccano di trionfalismo gli amministratori e gli amministrati, a parte qualche eccezione tutti soddisfatti della propria classe dirigente? «Assolutamente no», assicura il maresciallo dei carabinieri Paolo Lucchesi che è di Albenga, dunque ligure di costa, ma nel primo Appennino si trova a meraviglia: «Anche come padre, nessun problema. Gente perbene, rispettosa persino del codice della strada, non abbiamo un violento o drogato neanche a cercarlo: sono contento che mi abbiano mandato qui». Certo qualche controindicazione c'è, Bargagli non è autosufficiente dal punto di vista economico e vive di pendolarismo: «Mancano le imprese», sospira il direttore dello sportello Carige che si chiama Roberto Chiappori e fa su e giù con Genova: «A parte i ristoranti, gli edili e i negozi non c'è una realtà economica dinamica. Però sulla qualità della vita posso giurare, noi curiamo la tesoreria del Comune ed effettivamente i servizi al pubblico sono di livello altissimo». Quattro milioni l'anno, il bilancio comunale. Due milioni e cinquecentomila di spese correnti, gli ultimi investimenti grossi sono stati un aiuto al parroco per i giardini, il rifacimento della scuola materna, i marciapiedi, l'aiuto al gruppo sportivo e alla Pro Loco che macinano iniziative e raccolgono allori sul campo: calcio, judo, ginnastica Lo stesso sindaco, ex infermiere psichiatrico in pensione da un mese, allena una squadra di ragazzi seguiti dal servizio di salute mentale. Lo amano anche per questo: alle ultime elezioni, lo scorso giugno, ha rastrellato l'86% dei voti. «Bargagli è il modello di vita del futuro», filosofeggia nel suo studio accanto al gonfalone comunale che non ama, perché è rossoblu e lui blucerchiato nel profondo: «Ho provato a ingentilirlo, a chiedere al ministero degli Interni se almeno potevamo merlettarlo. No, ci hanno comunicato, non se ne parla neppure. Pazienza». Il modello vuol dire impianti fotovoltaici sulle vette circostanti, «da Sant'Alberto si vede il mare», la cura dei boschi e dei rivi che sono il Bisagno e il Lentro, il tentativo di abbellire un paese nato senza piazza e urbanisticamente sparso. I posteggi hanno tolto il disordine, per adesso, e in un prossimo futuro sarà pure sostituito il poco gradevole monumento ai Caduti, oggi ricordati per ragione di morte: uno addirittura per il conflitto italo-libico, gli altri divisi tra Grande Guerra, seconda guerra, guerra civile e civili dispersi in guerra. 1120 bambini delle scuole elementari e i 60 delle scuole medie cresceranno onorando i caduti di tutti gli avvenimenti bellici, senza fare distinzioni. Per ora l'insegnante che rappresenta il plesso scolastico, Monica Chesi, assicura che «sono ragazzi più educati, rispetto alla città», e forse anche rispetto ai bei tempi andati. Come si possa non essere gentili crescendo di fronte ai boschi di Bargagli, che in queste settimane hanno tutte le gradazioni del rosso e dell'oro, è del resto inconcepibile. Duemila e ottocento abitanti cresciuti del 15% negli ultimi cinque anni, 15 mucche censite, 17 cavalli un tempo bradi e alcune decine di galline sparpagliate sul territorio costituiscono una comunità stanca di essere ricordata per oscure e complicate vicende. Il sindaco si è visto con i responsabili della Pro Loco, nei giorni scorsi, e ha deciso di passare al contrattacco. Il maresciallo riflette che i protagonisti di quei misfatti, ormai, devono essere morti da un bel po'. Sulla bacheca delle pubblicazioni Luigi Tavella e Patricia Yene Barreto Lopez, 34 e 30 anni, annunciano le loro nozze felici e internazionali per dicembre. Basta col mostro: è il tempo delle mostre e quella sulla pittura ligure, tra parentesi, merita davvero. Palo Crecchi
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 12/11/2009)
|