| Chiude a Vobbia lo storico emporio-merceria |
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| Rassegna stampa - Valle Scrivia - Valbrevenna | |||||||||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||||||||
| Domenica 03 Gennaio 2010 00:00 | |||||||||
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Chiudono due negozi, il distributore di benzina e così, d'ora in poi, a Vobbia non si potrà più comprare neanche il giornale. Le edicole più vicine sono a Crocefieschi e Isola del Cantone, a distanze variabili di quattro e sette chilometri, che si ingigantiscono a dismisura per gli abitanti della costellazione di frazioni montane come Alpe, Vallenzona, Arezzo, per loro i chilometri diventano quindici, venti. È stato un Capodanno umanamente più gelido per questo comune dell'entroterra che soltanto lo scorso anno sembrava uscito dalla spirale dello spopolamento, avendo aperto una nova aula delle scuole elementari che poco tempo prima apparivano condannate alla chiusura. La stessa impennata anagrafica della popolazione scolastica, non è riuscita però alla micro rete commerciale del capoluogo. Dopo una sessantina di anni, chiude infatti il piccolo emporio-merceria e rivendita di giornali, con annesso distributore di benzina (aperto accanto al negozio 42 anni fa) e gestito dalla famiglia Pruzzo. Scompare una fetta di storia del paese e con essa scompare anche la possibilità di fare benzina e comprare il giornale, dato che questa edicola era l'unica tra il capoluogo e una quindicina di frazioni. «Sì chiudiamo, siamo tutti troppo vecchi per tirare avanti - dice Luigi Pruzzo, 80 anni, il capostipite della famiglia, assieme alla moglie che solo sei anni fa aveva ceduto la licenza alla figlia - e anche se si potesse continuare non ne varrebbe la pena. Paghiamo le tasse esattamente come in via Venti Settembre a Genova, mentre gli affari in un paese come questo vanno molto diversamente. In sessant'anni non ci ha mai aiutato nessuno, ma in questo lasso di tempo le cose sono cambiate molto». Non sono invecchiati soltanto i componenti della famiglia Pruzzo, ma sono invecchiati e spariti, senza ricambio generazionale, anche i villeggianti che durante l'estate ravvivavano il paese, costituendo inoltre una fonte di reddito importante per i negozi. «Di villeggianti non se ne vede quasi più - aggiunge Luigi Pruzzo - anno dopo anno è venuta a mancare anche questa risorsa. Chiudiamo noi il negozio e il distributore, ma mi risulta in chiusura anche il negozio di alimentari che abbiamo di fronte. In questo paese non resta più niente, c'è un bar di proprietà della Croce Verde, con trattorie e ristoranti siamo quasi a zero. Un volta c'erano più di dieci locali pubblici dove si poteva mangiare e incontrarsi». A dirla tutta nel capoluogo restano una macelleria, diventata nota per la produzione di mostardella e un altro negozio di frutta e verdura. I giornali comunque resteranno introvabili. Il sindaco Ennio Beroldo, premette che le comunicazioni di chiusura non sono ancora giunte ufficialmente, ma resta evidente che la situazione del 2010, nel Comune del Castello Pietra, molto frequentato da turisti nella buona stagione, non si presenta rosea. «Abbiamo anche valutato se c'era la possibilità di sostenere in qualche modo gli esercizi - dice Ennio Beroldo - ma il Comune ha le mani legate. Non è neanche vero che manca la legislazione, perché la legge sulla montagna del '94 prevedeva degli strumenti validi, solo che non ci sono soldi per applicarla. Basta pensare che, per mettere in gravi difficoltà un negozio, in un paese come Vobbia, è sufficiente la semplice gestione del registratore di cassa, tra acquisto e aggiornamenti degli apparecchi, si spende più di quanto si guadagna e poi oggi la gente va nei centri commerciali». Mai, come in questi casi, tassare i poveri uccide la vita del territorio. Lodovico Prati (Articolo tratto da Il Secolo XIX del 03/01/2009)
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