
Scorcio di Vobbia (da Il Secolo XIX) |
Non c'è solo il Castello. Quello della Pietra, incastrato da arditi costruttori medievali, fra due torrioni di roccia puddinga. C'è anche il paese: Vobbia. Quattrocento abitanti d'inverno, comprese le cinque frazioni, e quasi tremila d'estate. Un paese per vecchi con lunghe radici in queste colline incantate? Anche. Ma pure giovani, famiglie con bimbi, che affascinati dal prezzo modesto delle case, degli orti - e alcuni, per loro stessa ammissione «per motivi di amore» - hanno scelto questo posto.
Sara Dondero, 26 anni, ha riaperto tre mesi fa una bottega di alimentari - l'unica, chiusa da tempo - con un cartello sulla vetrina "Compra nel tuo paese, lo farai vivere" e si è ingegnata per rimettere in moto servizi spenti da tempo: l'edicola, la vendita dei biglietti della corriera.
Nonostante la buona volontà dei singoli, i tagli governativi tendono a isolare di nuovo posti come questi, a smangiare una qualità di vita costruita faticosamente: per esempio la prossima diminuzione di corse dell'Atp potrebbe tagliare la corriera delle 6 per studenti e pendolari. Che farà Andrea De Sario (e i pendolari come lui) che si alza all'alba ogni mattina per entrare in tempo nelle aule del liceo Mazzini di Sampierdarena? Andrà a piedi, traversando castagneti e rivi, come i suoi bis-bis nonni? Ma anche gli otto bambini dell'asilo ospitato dalla parrocchia ma nato su finanziamenti regionali rischiano "la strada": scomparsi da quest'anno i 10 mila euro, pubblici, che finanziavano il progetto.
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L'industria chimica Iplom di Busalla ha messo sul banco mille euro di sponsorizzazione, i consiglieri comunali- raccontano gli stessi Enrico Mendace e Alessio Ferretti dell'opposizione - hanno rinunciato al gettone di presenza. Ma è evidente che nonbasta. Micaela Minardi, trasferita qui sette anni fa, con il compagno, felice della sua villetta al Poggio e del suo lavoro in una cooperativa sociale in valle, porterà ogni mattina la piccola Serena nell'asilo di Isola dieci chilometri più in là quando la neve raddoppia tutti i tempi?
Già, la neve. Lino Parlante, pensionato che lavorava a Genova e ora vive con la moglie nella canonica perché papà del giovane parroco don Fabrizio, coltiva pomodori e quest'anno ha rinunciato alle zucche perché la terra riarsa, sabbiosa, non trattiene l'acqua: «Mi piace la neve, mi fa tornare bambino e quel giorno che si imbianca per me è polenta». Gli anziani sono numerosi. In parte lasciati a se stessi perché c'è l'ambulanza ma non un'automedica («L'assessore regionale ci ha detto che costava quasi un milione di euro. Che non ha» spiega Enrico Mendace, attivo e appassionato, presidente anche della Pro Loco che ha rivitalizzato Vobbia) perché l'ufficio postale è aperto solo per tre giorni la settimana, perché le frazioni di Arezzo, Noceto, Alpe, Salata, tranne Vallenzona, non hanno mezzi di trasporto.
Ma c'è anche l'indomabile maestra Maria Ratto, in pensione da 25 anni, che in tutti questi borghi ha insegnato «girando il monte e il piano» crescendo generazioni («Guardi che i miei ex studenti in parte abitano ancora qui, non sono mica scappati...») e ora teme l'estinzione della scuola. «Quest'anno tre alunni sono usciti e nessuno è entrato», dice con preoccupazione. Invece il parroco Don Fabrizio è più ottimista, ritiene che in tempi anche di crisi economica questi luoghi, più accessibili per quel che riguarda il costo della vita, recuperino dell'attrattiva.
Maria Ratto oggi fa la bibliotecaria, e cura libri sulla storia della Val Vobbia. Insieme ad Alessio Schiavi, infermiere genovese, che adora l'Antola. Scorrendo il loro libro si scopre che questi paesini, sulla via dei Feudi Imperiali, erano popolarissimi. Vivi. Dagli inizi del 1200. La sua famiglia, i Ratto, risulta dagli archivi abitante a Torre di Vobbia dal 1610. Lei vive ancora lì, proprio dove inizia il sentiero che porta al Castello della Pietra. Un chilometro e mezzo nel bosco. Un luogo d'eccellenza per escursionisti e per chi pratica la bici sportiva, Quando si arriva là, al Castello, la bellezza di questa costruzione colpisce per la sua sfrontatezza. «Eh già, un posto unico al mondo, una macchina per fare soldi se venisse gestito forse in modo diverso, sfruttandone meglio l'immagine, pubblicizzandola riaprendo il punto di ristoro e il centro per le visite», ragionano i consiglieri comunali Ferretti e Mendace che pur essendo all'opposizione raccontano di un sostanziale costruttivo rapporto con la maggioranza e il giovane sindaco Andrea Apicella.
Il Castello segna oltre 4000 visitatori all'anno anche se per raggiungerlo non tutti possono permettersi mezz'oretta in salita. Ma quando sei lassù, come un nido di rapace, su un abisso di duecento metri, meglio lasciar parlare il poeta Edoardo Firpo:
"Grixio dragon chasciù pietrificoo,
ch'o tegne ancon potense de magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante...,
o castello da Pria". |
Donata Bonometti (
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(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 28/08/2011)
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