Rondanina - Dalla nostra montagna si è staccata una roccia PDF Stampa E-mail
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Rassegna stampa - Rondanina
Scritto da Vittorio Sardo   
Giovedì 10 Dicembre 2009 00:00

Mario Cresci

Mario Cresci
La mattina del 17 luglio scorso ci ha lasciato Mario, Cresci Mario di Rondanina, quel mitico personaggio che incontravi sempre con grande piacere, quell'uomo che era fa vera essenza di quanto di meglio ti possa offrire questo nostro territorio, questa montagna così aspra, ma anche così bella, semplice ed incontaminata. Aveva superato gagliardamente i novantasette anni e sembrava avviato tranquillamente al secolo, tanto era vitale, lucido, attento e caparbiamente attivo.
Ti veniva incontro con quella sua figura alta, snella, eretta, sempre curato nella persona e nel vestire, con il suo bel cappellino in testa portato spavaldamente un po' sulle ventitré e con un largo amichevole, accattivante sorriso ti salutava cordialmente e ti sentivi subito vicino ad un caro amico. Aveva vissuto una vita semplice e di grande lavoro, cosi come si era costretti allora in queste zone così difficili, ove ti dovevi conquistare tutto con grande impegno e fatica, mantenendo però sempre vivo l'interesse anche per tutto ciò che succedeva al di fuori di quel piccolo mondo nostrano, erano i giornali, quando riusciva ad averli, letti interamente, mai con l'ausilio degli occhiali, non ne aveva bisogno, quindi la radio e poi la televisione e gli interessi erano elevati, voleva sapere le cose e capirle. Era un pozzo di esperienza, di buon senso, di ricordi infiniti. Non potrò mai dimenticare quelle lunghe serate di autunno e di inverno; voleva averti ospite, ti aspettava, ti accoglieva con grande calore, spegneva subito la televisione perché si doveva parlare; da me, che venivo da fuori, voleva sapere questo e quello e i commenti degli ultimi avvenimenti. Ma la mia curiosità per il suo antico sapere era tanta, mi raccontava allora del paese di una volta, delle grandi famiglie, di come si viveva settanta-ottanta anni or sono, dell'attività di allora, degli attrezzi, del bestiame, dei muli e dei cavalli fedeli e fondamentali per i trasporti e per i favori, delle stalle con tante mucche, del terreno che si curava e riordinava in ogni suo punto anche il più impervio e lontano col massimo riguardo; delle regole vigenti, che tutti conoscevano e rispettavano anche se non erano scritte da nessuna parte, del rispetto reciproco per le cose e per le persone.
Erano aneddoti, ma anche esperienza di vita vissuta che ascoltavo con grande interesse, perché era l'esistenza di un mondo lontano, che non c'è più e si poteva conoscere ormai solo dalla viva voce di Mario, ancora cosi vivace, acuto, perspicace e persino un po' filosofo. Il tempo passava senza che ce ne accorgessimo, la stufa si stava spegnendo, era quasi l'una, bisognava riposare, ci salutavamo entrambi, paghi di quello stare insieme, ripromettendoci di ritrovarci ancora per continuare le nostre lunghe conversazioni. Capivi della sua bravura, della sua versatilità, quando raccontava del tempo di guerra, Alpino sul fronte occidentale, sulle Alpi Marittime, quando il suo Tenente lo voleva sempre vicino, perché era l'unico che sapeva seguirlo nelle missioni con gli sci, giù per quei balzi scoscesi o nelle arrampicate per raggiungere quelle rupi che dominavano le vallate da controllare. Era un piacere vedere come si preparava la scorta eli legna da ardere, le cataste sotto il portico parevano fatte da un artista, dritte, con pezzi incrociati negli angoli, un assortimento incredibile di varietà e dimensioni tutte sminuzzate dai grossi tronchi, nonostante l'età, ancora sempre con motosega e colpi di ascia su dei ceppi appositamente predisposti. Un evento che lo ha particolarmente entusiasmato in questi ultimi tempi è stato l'incontro con l'Associazione Nazionale Alpini, che con i suoi Gruppi e le loro alte Cariche istituzionali, con io spirito di partecipazione e collaborazione che da sempre li contraddistingue ci hanno più volte onorato della loro presenza in occasione di solenni celebrazioni di tragici eventi che nel tempo di guerra hanno toccato pesantemente questi Paesi e la sua gente. Per Mario rivedere quei bravi e baldi Alpini che lo accoglievano calorosamente fra di loro, oltre a ricordargli certi momenti pur tremendi della sua giovinezza, gli hanno ridato l'orgoglio di appartenenza a quel Corpo fatto di uomini forti, coraggiosi, generosi... che ti sa coinvolgere ed affratellare con grande affetto. Il culmine del piacere lo ha avuto senz'altro quando con una cerimonia ufficiale gli è stato consegnato e posto in capo dal Presidente Belgrano in persona, il cappello con la piuma nera, nuovamente indossato dopo oltre sessanta anni. Ne andava tanto fiero che non mancava occasione per ricordarlo orgogliosamente, cosi come era forte la sua commozione quando ascoltava il "suo Presidente" recitare con grande passione la preghiera dell'Alpino. Ci manca tanto, se ne è andato un pezzo di Rondanina con tutto il suo patrimonio di saperi, di quella cultura che purtroppo si va inesorabilmente perdendo. Lo hanno assistito e accompagnato in questi ultimi mesi di vita, tutti i nipoti che per lui erano come figli; quei figli che non ha mai avuto, che lo ricorderanno sempre con grande apprezzamento ed infinito amore. È stata una figura splendida, un semplice vero uomo di montagna, un bell'esempio per tutti.

Vittorio Sardo

(Articolo tratto dal N° 43 del 10/12/2009 del settimanale “La Trebbia”)
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Ultimo aggiornamento Domenica 13 Dicembre 2009 08:02
 

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