Retezzo. Il paese che frana per la siccità PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Rondanina
Scritto da La Repubblica   
Giovedì 21 Agosto 2003 00:00

Nel '95, quando Giuseppe Ballestrini detto Renzo ristrutturò la sua casa nella piazza di Retezzo, sopra il lago del Brugneto, chiuse l' ingresso con un cancello. Lo costruì lui perché è la sua passione lavorare il ferro. Ci fece anche un buco, vicino alla serratura, tanto da infilarci un lucchetto e chiudere meglio d' inverno, quando si trasferisce a Genova. Cinque anni dopo, quel buco non combacia più: i due battenti del cancello si sono spostati di cinque centimetri buoni. Per usare ancora il cancello, Renzo ha dovuto saldare un profilo di ferro largo quattro dita sulle due estremità. «E questo sa perché è successo? Perché la casa si è spostata mentre colonnina di cemento che regge l' altra metà del cancello è rimasta ferma». Retezzo frana nel Brugneto. Non è una novità ma ultimamente le crepe nei muri si sono allargate e l' asfalto della strada si è spaccato come biscotto. Lassù, in val Trebbia, a ottocento metri d' altezza, l' aria è fresca e l' afa che incombe sulla città è dimenticata alle spalle. A picco sul lago, sorge la più piccola frazione del più piccolo comune della provincia: sono quindici cascinali ristrutturati, con i tetti spioventi, ricoperti di coppi rossi e le pareti di pietra nascoste da recente intonaco bianco. Il sindaco non lo nasconde: «La frana è stata classificata dall' ente Bacino del Po R4, cioè massima pericolosità». Retezzo scende a valle, lentamente ma inesorabilmente. Sulla strada per il lago, proprio sotto la trattoria, duecento metri più a valle, c' è un muraglione di cemento armato sul ciglio della strada che sorregge la collina. è lungo un centinaio di metri e alto tre metri e mezzo, spesso più di un palmo. A metà c' è una spaccatura che percorre tutta l' altezza del muro, un taglio largo quanto il pugno di un uomo. Sono visibili i tondini di ferro che rinforzavano il cemento armato, spezzati come grissini dalla forza ciclopica della frana. Sulla piazza della frazione, c' è un spiazzo ricoperto di erbacce, cintato da vecchie griglie sbilenche e sotto i cespugli selvatici spuntano vecchi massi di pietra squadrati. è quello che rimane di un vecchio casolare fatto abbattere con un' ordinanza del comune perché le crepe nei muri perimetrali l' avevano reso pericolante. «L' ho firmata io, due anni fa, quell' ordinanza», ammette Gaetanino Tufaro, dal '95 sindaco di Rondanina, il comune di cui Retezzo è la frazione più piccola. «La casa costituiva un pericolo pubblico: ho dovuto farla abbattere. La frana c' è, tant' è vero che ho fatto stilare un piano di evacuazione in caso di calamità naturale. Ma la Comunità montana ha ordinato parecchi lavori di consolidamento. Per fermare la frana si sono spesi miliardi di lire; finora però non sappiamo con che esito». La competenza sulla frana è cambiata negli anni. Prima erano i geologi della Regione a fare i rilievi; poi le competenze sono trasmigrate agli uffici della Provincia e per ultima, la delega alla sicurezza nel comune è stata delegata alla Comunità montana della val Trebbia. Il comune non ha soldi per preoccuparsi anche della frana: «Abbiamo un bilancio di ottanta mila euro», allarga sconsolato le bracca il sindaco. «Sessantacinque mila li spendiamo per gli stipendi dei dipendenti. Non abbiamo certo i soldi per pagare anche un consulente geologo». Rondanina è il comune più piccolo della provincia di Genova; l' ultimo censimento ha contato meno di novanta residenti che d' inverno scendono ad un paio di decine, un pugno di case con la chiesa più antica dell' alta val Trebbia. Nulla di più. La frana di Retezzo però è un problema così sentito nella piccola comunità che la giunta ha riservato un assessorato proprio al disastro idrogeologico del comune. Elio Panello ricopre l' incarico da parecchi anni: «Gli ultimi finanziamenti li abbiamo ottenuti grazie alla cosiddetta legge Sarno. Dopo l' alluvione del '98, il parlamento distribuì un po' di soldi ai comuni a rischio, tra cui anche il nostro. La Comunità montana è intervenuta ma la frana continua a muoversi». L' anno scorso l' Amga che gestisce l' impianto della diga, ha piantato sei capisaldi: i capisaldi sono delle sonde che scendono nel terreno per rilevare i movimenti profondi della frana. Dati precisi l' Amga non ne ha fornito ma ci tiene a far sapere «che gli spostamenti ci sono, ma non sono preoccupanti». La gente del paese resta preoccupata. Rinaldo, figlio dell' ex sindaco di Rondanina, è il gestore dell' unica trattoria di Retezzo: «è la diga che ci ha rovinato. Se i nostri nonni avessero capito che questa terra era franosa, non avrebbero certo costruito le loro case sulla collina. Nel muro della trattoria c' è una fessura così grossa che ci puoi infilare una mano. Le spie, quelle di vetro che si fissano ai muri per mostrare i movimenti del terreno, sono tutte saltate». Forse per questo che quando Giorgio Caproni, il poeta-maestro, dovette trovare un' allegoria dell' esistenza, pensò proprio alla val Trebbia: perché «Dovunque,/segnali d' allerta./Fondo dissestato./Frane.»

Bruno Persano


(Articolo tratto da La Repubblica del 21/08/2003)

 

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