La storia di una frana classificata R4 ovvero massima pericolosità PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Rondanina
Scritto da Cinzia Casazza   
Mercoledì 12 Dicembre 2018 18:22

Retezzo

La storia di una frana classificata R4 ovvero massima pericolosità
...una storia nota a tanti e sconosciuta a troppi.

La diga del Brugneto, in val Trebbia, è l’opera maggiore dell’Acquedotto pubblico del Brugneto, costruito fra il 1956 e il 1964 per volontà del Comune di Genova, sotto il mandato del sindaco Vittorio Pertusio. Era la fine degli anni ’50, c’era il boom demografico ed economico, Genova cresceva veloce verso 1 milione di abitanti e aveva sete;bisognava garantire l’approvigionamento idrico non solo alla popolazione in forte espansione, ma anche all’Italsider, la grande fabbrica siderurgica appena costruita a Cornigliano, i cui altoforni bevevano grandi quantità d’acqua. Gli acquedotti privati esistenti, Nicolay e De Ferrari Galliera, costruiti nella seconda metà dell’Ottocento, non erano più sufficienti, e si decise di costruire a tempo di record, un nuovo acquedotto pubblico che captasse l’acqua in Val Trebbia attraverso la costruzione di un bacino artificiale.
Il progetto dell’opera, diga e acquedotto, fu affidato dal Comune ad Amga (oggi Iren)e fu una grande impresa ingegneristica, un’epopea di uomini.
Quest'opera si realizzò in tempi eccezionalmente ridotti, i vari cantieri ,lavorarono giorno e notte...e questa storia la conosco bene perché la trattoria che ha sfamato tutti questi operai per anni,lavorando a ritmi serrati con turni tripli di giorno e di notte,era dei NONNI.C’erano centinaia di tecnici e operai impegnati in vari luoghi: la cava di estrazione del calcare per il calcestruzzo dell’enorme diga, il cantiere della diga stessa, le gallerie di adduzione dell’acqua dal nuovo invaso alla città. I minatori delle gallerie venivano dall’Abruzzo, i carpentieri in legno che armavano le stesse gallerie dalla Garfagnana, altri tecnici erano bresciani, altri calabresi.Papà e i nonni,mi raccontarono tutti i particolari senza tralasciare dettagli;lo sapevano bene loro,lo sapeva bene la bisnonna che con le lacrime agli occhi e tanta rabbia si era vista STRAPPAR via a Frinti un pezzo di quella terra che era casa,famiglia,vita per lei. 
Alla fine si costruì una grande opera: il lago artificiale del Brugneto , lungo 3 km e profondo 77 metri.
La diga ha una larghezza di 260 metri e contiene 25 MILIONI DI METRI CUBI D'ACQUA e dalla diga alla città c’è una condotta di 16 km quasi integralmente scavata in galleria.Le gallerie venivano iniziate da lati opposti del monte: l’incontro fra i due bracci doveva essere perfetto e quando arrivava il momento dell’esplosione dell’ultima mina per abbattere l’ultimo diaframma tutti trattenevano il respiro. Nel luogo scelto però vi erano due borghi ovvero Frinti costituito da 15 case e Mulini di Brugneto costituito da 2 case. Gli abitanti dei due borghi non avevano intenzione di abbandonare le proprie abitazioni, ma furono costretti a farlo poiché gli operai demolirono le costruzioni utilizzando le medesime mine servite per abbattere il diaframma. La grande opera del Brugneto ebbe un forte impatto sul territorio povero della Val Trebbia, abitato da contadini che praticavano agricoltura di montagna e molte strade e mulattiere vennero sommerse dall’allagamento del bacino artificiale.
Tuttavia, gli abitanti di questi paesini distrutti,non vennero compensati da nessun beneficio, perché all’epoca non erano ancora previste quelle che oggi si chiamano opere di compensazione.....
Ma un signore minuto,con due occhioni importanti quanto le lenti degli occhiali che portava,esile all'apparenza ma con una forza d'animo inumana e un amore incondizionato per la propria terra se ne occupò.Casazza Attilio,nei 27 anni di mandato come sindaco nel comune di Rondanina, fece L'IMPOSSIBILE per far ricostruire quelle strade ove possibile,tanto da garantire il passaggio alla popolazione.
Nonno,partiva con il cavallo da Retezzo, paesino le cui radici si immergono nel lago,per andare a Genova negli uffici della Provincia,della Regione...uffici che oramai erano diventati la sua seconda casa e tutti questi sacrifici per cercare di ottenere contributi per aiutare quel piccolo comune e i suoi abitanti.
Passarono gli anni e quest'uomo ritenne oppurtuno far recapitare alla provincia di Genova,alla cortese attenzione del Prefetto di allora LA PRIMA LETTERA CHE NESSUNO AVREBBE MAI SPERATO DI RICEVERE...."LA FRAZIONE DI RETEZZO STA SCIVOLANDO VERSO IL LAGO".....
L' oggetto in questione non erano le case fatiscenti costruite in modo inadeguato, qui si tratta del suolo che anno dopo anno scivola inesorabilmente verso il lago,portando con sé tutto quello che sostiene.
I geologi che suggerirono quel luogo per la costruzione di un bacino artificiale, avrebbero dovuto tenere in particolare considerazione la toponomastica della zona anche se tutti sappiamo bene che la natura ha i propri “ritmi”, proprie regole che spesso si ribellano alle leggi del profitto e alla tracotanza della scienza.
Racconti impressi nella memoria,documenti, fotografie ritrovate e fotografie attuali vi FARANNO CAPIRE perché ho deciso di fare questo.
Il mio cuore è lassù,in quel meraviglioso paesino che mi ha dato i natali e farò il possibile PER NON PERDERLO, perchè al sol pensiero che un giorno i miei occhi potrebbero NON RIVEDERLO PIÙ non sopportarei l'affanno e mi condannerei per sempre, PER AVER TACIUTO.

Post su Facebook di Cinzia Casazza (Nella fotografia Retezzo, autore Andrea Bagnasco)

 

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