Ricerca e recupero di vecchi canti di ispirazione popolare e religiosa PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val d'Aveto
Scritto da La Trebbia   
Giovedì 11 Febbraio 2010 00:00

Grazie al contributo della Fondazione Carige di Genova è stato possibile realizzare, da parte del Complesso Musicale di S.Stefano d'Aveto, un sogno da tempo conservato nel cassetto. Si tratta di un paziente lavoro di recupero di materiali di studio e documentazione cartacea per ritrovare vecchi canti di ispirazione popolare e religiosa altrimenti destinati a scomparire. Prezioso è stato l'apporto orale di alcuni anziani cantori che hanno fornito la possibilità di effettuare le necessarie trascrizioni dei testi e il recupero della musica.

I canti riscoperti nella tradizione orale Santostefanina e Avetana sono :

Te Deum

Stabat Mater

Miserere

Lezioni della Settimana Santa

Rogazioni

Cantamaggio

La ricerca, attraverso il materiale di studio, ha messo in evidenza come in primavera, al risveglio della natura, la gente della valle emergesse dalla lunga stagione invernale celebrando con gran fervore, nell'imminenza della Pasqua, il mistero della morte e della Resurrezione di Gesù. Durante la Settimana Santa venivano cantate le "Lezioni", molto suggestive ed intonate al momento particolare.

La Processione del Venerdì Santo, col mesto canto del Miserere e dello Stabat Mater, con i portatori del Cristo vestiti da Giudei, costituiva un momento di intensa religiosità. Si racconta che un tempo a S.Stefano d'Aveto, proprio il venerdì Santo, si proponeva una rappresentazione sacra della passione di Gesù, con uomini e donne rivestiti con abiti vagamente d'epoca. Qualcosa è ancora rimasto oggi.

I ragazzi più grandi, in corteo, avevano le "raganelle". Questo strumento, costruito da falegnami del posto, era costituito da una ruota dentata montata su di un perno, attorno al quale era fissato un telaio con una lamina di legno che, strisciando contro i denti della ruota produceva un suon stridente, simile al gracidio dell'omonimo anfibio. In genere il gruppo dei ragazzi con le raganelle precedeva e annunciava l'arrivo della processione.

Le funzioni religiose, poiché nei giorni della "Passione" le campane, in segno di lutto, erano mute (venivano legate le corde delle campane e sbarrato l'accesso al campanile), erano annunciate dalla "battarora", maneggiata dal sacrestano che girava per le vie del paese agitando questo strumento che produceva un forte suono metallico.

La chiesa di giorno era frequentata dai fedeli che facevano visita al Sepolcro. Questo era ornato di vasi di bianchi virgulti di grano cresciuti nel buio della cantina.

Tali riti e tradizioni pasquali si ritrovavano, magari con qualche variante,in altre Parrocchie della Valle. Ad esempio nella Parrocchia di Priosa d'Aveto, nella domenica di Passione (quella precedente la domenica delle Palme) si usava coprire i Crocifissi presenti in Chiesa con un drappo, in genere nero, che veniva tolto il sabato santo. Caratteristica la cerimonia in cui il Parroco portava i fedeli che lo desideravano verso la "crosa",ovvero un torrentello, nei pressi del piazzale della Chiesa e li invitava a lavarsi gli occhi e a sdraiarsi bocconi pancia a terra forse in segno di adorazione.

A Vicosoprano, nella Parrocchia di San Giuseppe, le "raganelle" erano chiamate "sgrizzure". Così anche a S.Stefano.

Anche nella Parrocchia di San Bernardo Abate di Cabanne si suonavano le "mette" ossia le "raganelle" e le "battarore"

Caratteristiche poi le "Rogazioni"

Ad una data prestabilita e che cadeva nel mese di maggio (ed in ora antelucana) partiva dalla chiesa parrocchiale ( avveniva a S.Stefano d'Aveto e in altre località come Priosa d'Aveto) una processione, che, con un percorso abbastanza lungo, raggiungeva punti prefissati, anche affrontando un certo dislivello.

Lungo il percorso si recitavano le litanie. Il prete orante era in genere gratificato dal "Libera nos Domine", ossia "Liberaci o Signore" col quale le pie donne, che rispondevano all'invocazione del Sacerdote, cercavano di manifestare la propria Fede. Il prete impartiva poi la benedizione dei campi, auspicio per un buon raccolto.

Poi si recitava il miserere.

Più anticamente le "rogazioni" si svolgevano spostandosi in processione da un paese all'altro. In Val Trebbia, ad esempio, ci si spostava, recitando preci e cantando da Sottoripa e Montebruno.

Concludiamo questi ricordi con il "Cantamaggio"

Siamo ormai vicini al 2010, siamo nell'epoca dei computer, delle discoteche, della realtà virtuale, del turismo di massa, del rapido evolversi di una società che spesso e volentieri abbandona i valori del passato.

Ma la tradizione del Cantamaggio a S.Stefano non vuole morire. Un numeroso gruppo di giovani passa ancora, nella notte del 1 maggio, sotto i balconi cantando di casa in casa l'arrivo della primavera. Nel cuore della notte è un canto antico che arriva da lontano e che si avvicina lentamente. I giovani, passando sotto le finestre. Chiama uno per uno gli abitanti delle case per indurli ad aprire le finestre, mostrare loro un ramo fiorito, annuncio dell'arrivo della primavera invitante alla gioia.

Era necessario, per l'illustrazione del progetto realizzato, dare almeno qualche cenno su ciò che è emerso in questa ricerca, anche per quanto riguarda l'ambientazione.

Si è così potuto effettuare la trascrizione completa dei vecchi brani, la loro catalogazione, la loro armonizzazione, contribuendo così al recupero ed alla valorizzazione di un vasto patrimonio culturale locale non circoscritto alla sola zona di S.Stefano d'Aveto ma allargato alle principali località della valle.

Il tutto è stato possibile grazie all'intervento della Fondazione Carige sempre attenta alle tradizioni ed ai problemi della nostra montagna.

Sono state anche effettuate ricerche bibliografiche su scritti di R.Biggio Casazza, G.Ferretti, G. Ferrero, S. Sbarbaro.

Sono in corso contatti con un editore musicale per la realizzazione di un CD.

Franco


(Articolo tratto dal N° 6 del 11/02/2010 del settimanale “La Trebbia”)

 

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