Piccoli comuni in rivolta PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val d'Aveto
Scritto da Il Secolo XIX   
Venerdì 04 Dicembre 2009 00:00

Val Graveglia. «Giù le mani dai piccoli Comuni di montagna». L’altolà arriva da Ne, salito letteralmente sulle sulle barricate contro il disegno di legge per la riforma degli enti locali che il Consiglio dei ministri ha varato lo scorso19 novembre. Il consiglio comunale di Ne, all’unanimità, ha approvato un ordine del giorno con il quale esprime «totale dissenso» nei confronti del provvedimento nazionale. Il documento sarà inviato a onorevoli e senatori della Liguria,a tutte le istituzioni regionali, al governo, ai gruppi parlamentari e ai prefetti. L’obiettivo è non far passare sotto silenzio decisioni che, secondo il Comune di Ne, mettono a rischio la sopravvivenza stessa dei Comuni montani.

«Il governo si disinteressa dei piccoli Comuni – sostiene Marco Bertani, presidente della Comunità montana Aveto, Graveglia e Sturla, nonché assessore all’Agricoltura di Ne – Toglie loro risorse e, riducendo il numero dei componenti delle giunte comunali,ne svaluta il ruolo e ne fa venir meno la rappresentanza. La montagna viene abbandonata a se stessa. Bisogna ribellarsi: ai parlamentari chiediamo di attivarsi per eliminare dal provvedimento di riordino delle autonomie locali la riduzione dei consiglieri e delle giunte comunali. Ai candidati alla presidenza della Regione, invece, chiediamo di inserire la montagna nei loro pro grammi elettorali».

Il disegno di legge si prefigge di tagliare le spese. Ma anche su questo versante dalla Val Graveglia arrivano critiche al provvedimento legislativo. «Non è vero che costiamo – ribatte Bertani – e abbiamo un ruolo cruciale perché rappresentiamo popolazioni deboli e marginali. Il mio “stipendio” da presidente della Comunità montana – aggiunge - ammonta a 380 euro lordi ed essendo incompatibile con quello di assessore, per il Comune svolgo un’attività volontaria, dalla quale non percepisco denaro».

L’ordine del giorno votato dal consiglio comunale di Ne rileva che dei 235 Comuni liguri, 96 hanno fino a mille abitanti, 183 da mille a cinquemila abitanti, 41 da cinquemila a quindicimila e 11 oltre quindicimila. Il disegno di legge, pertanto, interessa la maggioranza dei centri liguri di cui 167 montani o parzialmente montani e «comporterebbe implicazioni negative sull’operatività dei Comuni stessi oltre che sulla rappresentatività democratica senza che sia conseguito alcun contenimento della spesa pubblica dal momento che gli amministratori dei piccoli Co muni percepiscono un semplice rimborso spese e il loro lavoro va a vantaggio del bene della comunità in cui operano e risiedono».

In ballo anche la definizione di Comune montano: oggi lo è il centro con il 50 per cento di territorio al di sopra dei 600 metri, da domani potrebbe esserlo solo la località con almeno il 75 per cento delle proprie aree al di sopradiquell’altitudine. Nel Tigullio non sarebbero più montani la maggior parte dei centri della val Fontanabuona, Ne, Mezzanego, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese.

Altra nota dolente del disegno di legge è rappresentata dall’abolizione delle Comunità montane, già riorganizzate a livello regionale, tant’è vero che sul territorio ha chiuso l’ente della val Petronio al quale facevano riferimento Sestri Levante, Moneglia, Casarza e Castiglione Chiavarese. «In questo disegno di legge – conclude Bertani – sono evidenti i presupposti per una generale smobilitazione delle piccole realtà comunali proprio mentre in Liguria è nata un’associazione che raggruppa le Comunità montane e vuole sostenere i piccoli centri. Queste operazioni avvengono senza conoscere i territori e senza valutare le ricadute sull’occupazione, questione sulla quale è già intervenuta Cisl e che chiediamo anche agli altri sindacati di prendere a cuore».


Nei paesi fino a mille abitanti solo sindaco e consiglio: giunta abolita

 

Ecco cosa prevede il disegno di legge licenziato a novembre dal Consiglio dei ministri. In primo luogo, che i consigli comunali siano composti dal sindaco e da 8 membri nei Comuni compresi tra i tremila e i diecimila abitanti, da dieci membri nei centri con popolazione fino a tremila abitanti. Quindi, che le giunte comunali non siano composte da più di due assessori nei Comuni con popolazione tra i mille e i tre­mila abitanti, e da non più di tre nei Comuni tra i tremila e i tren­tamila abitanti. Nei Comuni con popolazione non superiore ai mille abitanti, inoltre, il disegno di legge prevede che siano or­gani solo il consiglio e il sin-daco; e che le funzioni fonda­mentali dei Comuni fino a tre­mila abitanti siano obbligatoria­mente esercitate informa associata.

 

Entroterra compatto: «Una Follia»


La Val Graveglia lancia l’allarme e le altre valli rispondono. Ne sollecita l’intervento dei parlamentari liguri, chiede che la “questione montagna” entri nei programmi elettorali dei candidati alla presidenza della Liguria e incassa il sostegno degli altri piccoli Comuni “a rischio”.

«C iconfronteremo con Ne e con la Comunità montana Aveto Graveglia e Sturla per prendere una posizione unitaria – spiega Corrado Bacigalupo, sindaco di Tribogna e presidente della Comunità montana Fontanabuona – Purtroppo, sono costretto a dire che non temo grandi tagli perché c’è rimasto poco da tagliare: i trasferimenti statali sono già molto bassi e quanto a gettoni di presenza di sindaci e assessori sono irrisori. Io, avendo conservato il mio impiego, come sindaco percepisco mille euro lordi al mese, i miei quattro assessoriottengonoil20percento del mio compenso». Bacigalupo, alla guida di un Comune di 600 abitanti, è critico sulla paventata riduzione dei membri digiunta.

«Non è in questo modo che si risana il debito statale – dice – I nostri assessori si rimboccano le maniche e sono pronti a svolgere qualsiasi mansione: presidiano il territorio e sono un punto di riferimento per popolazioni spesso lontane dai grandi centri urbani e composte in gran parte da anziani». Negativo anche il giudizio di Claudio Muzio, sindaco di Casarza Ligure, Comune con più di cinquemila abitanti. «Mettere un piccolo Comune interamente sulle spalle del sindaco – dice - è una follia. Così facendo si invecchia la classe politica e si lasciano le amministrazioni locali in mano ai pensionati: gli unici a non doversi occupare, oltre che del Comune nel quale vengono eletti, anche della loro professione. Un approccio del genere è demagogico e poco rispettoso verso le persone che si occupano di amministrazione. Io lavoro oltre dieci ore al giorno e se non avessi accanto validi collaboratori non potrei gestire il Comune». Solidale con Ne anche Roberto Fontana, sindaco di Rezzaglio. «Porteremo la questione in giunta–annuncia–È impensabile tagliare risorse e persone. Sosteniamo questa campagna a salvaguardia della montagna e dei piccoli centri come il nostro».

D. BAD.

(Articoli tratti da Il Secolo XIX del 04/12/09)

 

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