Un’epigrafe latina sul ponte di Alpepiana in Valdaveto inneggia ad Andrea Doria e al santo di cui porta il nome PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val d'Aveto
Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 29 Novembre 2018 00:00
epigrafe andrea doria

Nei pressi del ponte sull’Aveto, lungo la strada tra Alpepiana e l’opposta sponda, il fiume scorre delicato, lento, lieve. Acque trasparenti indugiano pigre in lago profondo, vasto. Boschi vivaci; brezze sapienti e pure; venti leggeri ed improvvisi, avvolgono, accarezzano, meravigliano. Sfumati colori, variegate forme, suoni armoniosi e vari dialogano in concerto singolare. Particella d’Arcadia, quel luogo, ma non l’unico in Val d’Aveto, stupisce, attrae, incanta... Genera sviluppi e aperture commoventi; stupori salutari.
Il “Ponte dei Doria”, Signori feudali delle valli dell’Aveto-Trebbia, si specchia possente, forte, audace sulle acque del fiume, annullandone eccessi eventuali e conseguenti possibili cesure tra le sponde. Un vero prodigio architettonico dall’arco romanico perfetto che, teso dalla massima corda possibile, intimidisce,  esalta; incornicia maestoso. Una sfida, la sua costruzione, vinta dall’ingegno degli Architetti, sostenuti dalla generosità dei Principi e dalla protezione del Cielo. Sull’arcata maggiore si innalza un’edicola sacra, sostanziale contrappeso necessario a compattare l’arco sottostante, mantenendolo pressato nella sicurezza e nella grazia. Un artistico bassorilievo rappresenta il “Martirio di sant’Andrea” sulla tipica sua croce ad X.
Un’epigrafe esprime nella bellezza del marmo, la seguente dicitura: Condidit Andreas –Andreas protegit  lter Nisibus iste polo Sumptibus ille solo. (Un Andrea mi ha costruito – Un altro Andrea mi protegge Con la benevolenza Questo dal cielo Con i soldi Quello sulla terra).
Epigramma didattico, didascalico; delicato e soave, celebra e richiama i Massimi Riferimenti dell’uomo medievale (Dalla caduta dell’Impero Romano a Napoleone). I Santi in cielo e i Principi sulla terra, previsti dalla Provvidenza, perché accompagnino e sostengano l’umanità nel difficile passaggio dalla “Selva selvaggia, aspra e forte”, al “Dilettoso monte, ch’è principio e cagione di tutta gioia”. I versetti alla base dell’immagine sono un capolavoro assoluto! Metrica: musicalità perfetta; singolare potenza espressiva; concentrazione armoniosa di richiami sottili, eruditi rinvii. …Il virtuosismo retorico di “Iste” e di “Ille”. L’associazione esaltante ed ardita dei due Andrea: Il Principe di Torriglia, Andrea Doria IV che nel 1788 ha costruito “A sue spese” il ponte; il Santo omonimo che dal cielo benedice e protegge affettuoso.
Il Principe dispose che particella di reliquia del Santo, fosse collocata nel tempietto, dove ancora si trova, intimo segno di sacralità, trascendenza e luce. La gente del luogo, un tempo, passando, non mancava di togliersi il cappello; esprimere un saluto, elevare una preghiera.

Attilio Carboni

(Articolo tratto dal N° 39 del 29/11/2018 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Dicembre 2018 23:41
 

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