100 anni del campanile di Magnasco PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val d'Aveto
Scritto da Giusy Asperti   
Giovedì 03 Aprile 2014 16:50

Chiesa di Magnasco

In questo anno 2014 saranno tanti i libri, i documenti, dibattiti, ecc. nel  100°  anniversario dall'inizio della "grande guerra", e dobbiamo ricordare tenuto conto che ogni famiglia anche tra i nostri monti è stata segnata indelebilmente da quel baratro dell'umanità, ma noi di Rocca, Cerisola, Magnasco e Piandifontana dobbiamo anche rivivere qualcosa di nostro, un segno duraturo che i nostri vecchi, nonne/i, mamme, padri, zie e zii ci hanno lasciato, costruito con grande sacrificio, esempio concreto di solidale collaborazione, vera e fattiva unione d'intenti: il campanile della nostra parrocchiale.
La storia è brevemente riassumibile: visto lo stato di degrado degli edifici di culto, coordinatore il giovane parroco don Natale Caprini che reggeva dal 1905 la parrocchia, s'era deciso di costruire tutto ex novo, campanile, chiesa e canonica (tutto realizzato in ventitré anni, dal 1912 al 1935. pur tra le vicissitudini che conosciamo).
In un periodo non propriamente di vacche grasse (si ricordi la guerra di Libia ad esempio da dove non è tornato un giovane di Magnasco), si iniziò dal campanile, forse perché la vecchia chiesa non l'aveva o forse come primo tassello meno impegnativo, ma vincolante vista anche l'idea di alcuni di delocalizzare.Lapide
Inizio lavori il 1912 su progetto dell'architetto Calcaprina.
Possiamo solo immaginare oggi il lavoro di allora (e con i mezzi a disposizione all'epoca): il legname per i ponteggi e per la fornace della calce e poi le pietre ricuperate da ogni parte del territorio della parrocchia su su fino ai piedi dell'Aiona.
Lavorate mirabilmente di scalpello, sono lì a parlarci di tutto quel lavoro quelle pietre: chiare o scure, la base, lo zoccolo, le cornici, colonnine,terrazzi, archi, tutto una cesellatura su dura roccia.
Le campane originali, poi rifuse, provenivano dalla vecchia chiesa dove come supporto pare aves­sero una semplice impal­catura, ma questo (ed altro) è qualcosa che meri­terebbe approfondimenti: al momento quello che si vuole celebrare, ripen­sando al campanile, sono le persone, è il lavoro, il sacrifìcio di chi ha voluto lasciarci un segno del proprio credo, un'opera tangibile di una Fede semplice ed umile che sapeva ben guardare oltre il duro vivere quotidiano.
Era il 1914 quando la Croce saliva sulla cupola ed il conflitto mondiale, già in atto altrove suonava alla porta anche dell'Italia, la "grande guerra" cui si accennava all'inizio: tra quei giovani uomini lavoranti al campanile undici i nomi che le trincee del Carso e del Grappa, i crinali del Rombon e le sponde del Piave sceglieranno perché fossero impressi sulla stele del Monumento ai Caduti posto sull'altro lato della nostra chiesa.
Un pensiero speciale a loro con la speranza che la testimonianza dei "nostri" passati prima di noi possa essere Luce sul nostro cammino.

Giusy Asperti

(Articolo tratto dal N° 14 del 03/04/2014 del settimanale “La Trebbia”)


Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Aprile 2014 09:32
 

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