Morto il maestro di sci Marco Corvisiero travolto da una slavina PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val d'Aveto
Scritto da Il Secolo XIX   
Mercoledì 02 Febbraio 2011 00:00
Marco Corvisiero
Marco Corvisiero
con Lapo Elkann

E’ morto il maestro di sci, ritrovato in stato di ipotermia dopo essere stato investito da una valanga mentre si accingeva a scendere fuori pista a Santo Stefano d’Aveto, nel chiavarese, l’elisoccorso dei Vigili del fuoco a causa tormenta di neve che in quel momento interessava tutta l’area, a 1600 metri con le pale ha toccato un bosco di faggi.
Il mezzo è stato costretto ad un atterraggio di emergenza ed avrebbe toccato pesantemente il suolo. Non si e' registrato nessun ferito ma il velivolo, in avaria, non è più stato in grado di effettuare il soccorso.
La vittima si chiamava Marco Corvisiero, 30 anni, sposato. L’uomo è stato recuperato con un grave principio di ipotermia. Dopo l’incidente è stato trasportato fino al centro del paese dal gatto delle nevi e caricato sull’ambulanza della Tigullio Soccorso diretto al pronto soccorso dell’ospedale dell’ ospedale San Martino a Genova. Gli uomini del soccorso alpino lo hanno trovato nei pressi di un canalone accanto ad alcuni alberi. Determinanti per il ritrovamento l’uso delle sonde. Corvisiero era un maestro di sci di Santo Stefano D’Aveto molto conosciuto nella zona.
Sull’ambulanza dove i medici gli hanno praticato invano il massaggio cardiaco. Il maestro di sci era rimasto sepolto per oltre 3 ore sotto una coltre di oltre 2,5 metri di neve. L’uomo, nato nel 1981, fa parte del gruppo di maestri di sci di Santo Stefano d’Aveto e stava sciando insieme ad altri suoi amici in canalone, che portava da quota 1770 a 1600 metri.

L’uomo era stato estratto vivo dalla neve dopo le ricerche a Prato della Cipolla nei pressi del Monte Bue a Santo Stefano D’Aveto. Le condizioni meteo sul posto sono pessime e i soccorsi ora si presentano ancora più complessi.
Quanto all’elicottero, è illeso l’equipaggio del “Drago” dei vigili del fuoco di Genova costretto a un atterraggio di emergenza. Lo ha riferito il comando ligure spiegando che gli uomini stanno ora cercando di fare ripartire il velivolo. L’elicottero stava cercando di atterrare quando a causa delle avverse condizioni meteo ha urtato con le pale le fronde di alcuni alberi. Il pilota ha quindi eseguito un atterraggio di emergenza su un campo innevato.
Secondo una prima ricostruzione, la valanga, che aveva un fronte di circa 15 metri, ha sfiorato un gruppo di altri sciatori che si trovavano in compagnia del ferito. Sembra che la comitiva stesse sciando fuori pista. Sul posto operano uomini delle stazioni di Rapallo Genova e Spezia, oltre che di Piacenza e Borgo Taro (Parma). Dalle prime informazioni la slavina si sarebbe staccata al passaggio del gruppo di sciatori.
La porzione di montagna interessata è chiamata “tratto della Cipolla” e si trova sotto il rifugio di monte Bue. Il fronte che si è staccato è di oltre 15 metri.

(Articolo tratto da www.ilsecoloxix.it del 30/01/2011)

“Il costone si è staccato alle sue spalle”

Una giornata in montagna. Il sorriso di Marco Corvisiero, un lampo che non dimenticheranno mai. Claudio Giovagnoli e Mario Laneri erano con lui, sul monte Bue. L'hanno visto morire, travolto da un oceano di neve, senza poter far nulla.
«Siamo saliti in seggiovia assieme -ricorda Laneri - Marco mi ha detto che stava attraversando un bel periodo, che si sentiva in perfetta forma ed era felice. Il suo sorriso non lo scorderò mai. Appena scesi, ci siamo diretti verso il costone che parte dal vecchio rifugio del monte Bue. Abbiamo seguito per un tratto Corvisiero, decisi ad affrontare la cosiddetta "bianca"»: Si tratta di una pista non tracciata che corre all'interno di un canalone e giunge fino alla "rossa" regolarmente segnalata.
«Io sono rimasto a destra, Claudio è andato a sinistra, Marco al centro. Sono sceso per primo e mi sono fermato per guardare Marco. Claudio è rimasto in alto e, assieme a Marco, ha iniziato a muoversi. Lui s'è subito fermato, Corvisiero invece è partito dritto, poi ha fatto una curva e ho visto alle sue spalle staccarsi un pezzo di neve largo appena mezzo metro. ìn un attimo, il tempo di fare un'altra svolta, e il fronte s'è allargato a dismisura. Sempre di più. Ho visto la neve salire fino alle ginocchia di Marco, poi al busto. Infine il mio amico è stato travolto».
Pressoché identica la ricostruzione fornita da Claudio Giovagnoli: «Corvisiero ha fatto un paio di curve, poi è stato investito dalla valanga». Sia Laneri, sia Giovagnoli (e pure Corvisiero) fanno parte del gruppo "Aveto Riders", che riunisce appassionati di fuoripista. Una compagnia di amici che conosce come le proprie tasche le montagne di Santo Stefano e che in passato era stata avvertita di non compiere manovre azzardate nella neve fresca. Di più: sabato pomeriggio, Corvisiero e Giovagnoli erano stati fermati da un carabiniere in servizio di vigilanza a Prato della Cipolla e "ammoniti", manon multati (come prevede la normativa nazionale, sebbene non ancora recepita a livello regionale) appena dopo aver affrontato la "bianca" del monte Bue, là dove s'è verificata la tragedia. La procura di Chiavari intende chiarire anche questo aspetto, oltre che fare piena luce su chi abbia innescato la valanga fatale a Corvisiero.

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 02/02/2011)

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Febbraio 2011 23:44
 

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