| Un matrimonio montanaro. |
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| Rassegna stampa - Val Borbera | |||
| Scritto da Appennino 4P | |||
| Giovedì 15 Ottobre 2009 00:00 | |||
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Nell'episodio che segue ritroviamo un affresco completo di un matrimonio montanaro, evento attorno al quale si dispiegava una fitta rete di atti sociali volti a consolidare le relazioni comunitarie. I mulattieri, tra i quali lo stesso sposo, hanno avuto in quell'occasione un ruolo di assoluto rilievo. Tutti gli invitati sono arrivati cavalcando il proprio mulo anche in discesa, benché fosse molto faticoso. 1 buiotti sono arrivati già cantando e poi hanno continuato a cantare con i cosolani durante l'intero pranzo. Arrivata l'ora del ritorno i cosolani li hanno voluti accompagnare fino a casa. La sposa è stata fatta salire sulla mula di Silvio di Carrega che si chiamava Bionda. In quel momento si sono messi tutti a cantare "Le carrozze son già preparate... ", facendo piangere la nonna e tutti i parenti, un po' per la commozione e un po' perché sapevano che la giovane andava a vivere in un paese ancora più povero di Cosola, dove non arrivava neanche la strada. Cantavano tutti, e molto bene, ed hanno continuato fino all'arrivo a Bogli. Balin di Cabella, il garzone di Rodolfo, avrebbe voluto cantare anche lui, ma non lo lasciavano perché dicevano che da solo cantava bene, ma in coro no. Allora lui se l'è presa ed ha allungato il passo con la mula con su la sposa, arrivando prima degli altri senza che nessuno in paese se ne accorgesse, fino a che hanno sentito i canti e i suoni delle grillere e allora è accorso lì tutto il paese, e sono cominciati i balli con piffero e fisarmonica fino a tarda notte. I buiotti, con la consueta ospitalità, hanno ceduto i loro letti ai cosolani ritirandosi a dormire nei fienili, tutti mezzi ubriachi. (Zulema Negro dal racconto di Maria Negro) (Racconto tratto dal libro “Chi nasce mulo bisogna che tira calci” di
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