Carrega Ligure. Ruderi venduti a un euro, guerra sui borghi fantasma PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Borbera
Scritto da Il Secolo XIX   
Sabato 01 Agosto 2009 00:00

«Vendere le case diroccate a un euro, in cambio della loro ricostruzione? Ma quello è matto!». Ecco. Se l'idea viene a Vitto­rio Sgarbi, sindaco di Salemi ma soprattutto cri­tico d'arte e maitre à penser, l'opinione pubblica nazionale applaude e la popolazione locale ri­sponde. Se la riprende Guido Gozzano, sindaco di Carrega Ligure che ha la ventura di chiamarsi come il poeta, del quale è peraltro devoto bis-ni­pote, apriti cielo. I 9 (nove!) abitanti di Carrega Ligure, Appennino selvaggio e già piemontese, sia pure per poche centinaia di metri, insorgono e diffidano il primo cittadino: «Non si azzardi. Sguinzagliamo i cani. Le case non sono mica sue...». In effetti, no. Ma il sindaco Gozzano sostiene di aver avuto il permesso degli eredi dei proprie­tari, «quelli che sono emigrati in America»: el senor Guerrini, el senor Traverso, el senor Crosetto... E spiega che Carrega Ligure ha undici fra­zioni, delle quali due completamente disabitate, e che per arrestare il declino ci vuole uno scatto di fantasia: «Insomma, si tratta di case solo per la classificazione catastale. In realtà sono rimasti i muri esterni e spesso nemmeno quelli. Io ho chie­sto ai cittadini di donarle al Comune, che provvederà a metterle in vendita al prezzo simbolico di un euro, per fermare lo spopolamento. Siamo anche d'accordo con l'Università di Genova, che ne acquisterà almeno tre e le farà rimettere a posto dagli studenti in architettura...». Invece, no.
I vecchi di Carrega Ligure hanno preso a male parole, finora, chi si è fatto avanti (l'iniziativa del sindaco è ampiamente reclamizzata sul sito on line del Comune): «Sono venuti anche dei francesi, in camper. Volevano ve­dere le case. Quali case, abbiamo detto? Le nostre? Non ve le daremo mai! Un altro la voleva con tre bagni. Semidiroccata ma con tre bagni. Scherziamo»?

Il paese, arroccato sui contrafforti fra Val Borbera e Val Trebbia, è assolu­tamente delizioso. Oltre ai nove abi­tanti del capoluogo ce ne sono un'altra ottantina sparsi nelle frazioni o nei ca­solari isolati. Orti, qualche mucca, un paio di agriturismi le uniche attività economiche. Gozzano: «D'estate ci ri­popoliamo, ma il turismo va sostenuto tutto l'anno. Se non riusciremo ad atti­rare nuovi residenti siamo destinati a far la fine di tutti gli altri paesi dell'Ap­pennino... Il problema è che quando la gente sente Carrega Ligure si entusia­sma. E tu vaglielo a spiegare che non c'è il mare, anzi che non siamo nep­pure in Liguria. Perché uno dovrebbe venire qui, senza un incentivo»?

Luigi, Franco, Bernardo, Giuseppe, Giulio, Beatrice, Stefanina, Beppa e Giovanni («I cognomi non contano») non ne vogliono sapere. Sostengono che le case diroccate sono la memoria del paese, e non vogliono diventare un vacanzificio. E a Salemi, dove è stato lanciato l'esperimento dal sindaco Vit­torio Sgarbi? Lui: «Diecimila richieste, finora. Per mille case disponibili. Se non ci fosse la Corte dei Conti che ca­villa avremmo già concluso». In Sicilia, però, il Comune ha potuto espropriare gli abitanti che avevano beneficiato dei finanziamenti post-terremoto per ri­costruirsi la casa altrove.

Consiglio di Sgarbi: «A Carrega si potrebbe garantire al proprietario, co­munque, una quota della casa ristrut­turata. In questo modo ci guadagne­rebbero tutti: l'acquirente, la colletti­vità e i padroni dei ruderi. Natural­mente ci sono anche le maniere forti: si obbligano i proprietari a restituire il decoro alle abitazioni e se non obbedi­scono si procede con l'esproprio. Ma mi sembra eccessivo». Intanto, in lo­calità Capanne di Carrega, si segnala l'arrivo di una famiglia con due bam­bini. Casa regolarmente acquistata. Perché del paese si è tornati comun­que a parlare, chi ci arriva se ne innamora. Vuoi vedere che...

Paolo Crecchi Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 01/08/2009)
 

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