Il raduno dei genitori delle pecore adottate PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Borbera
Scritto da Il Secolo XIX   
Sabato 04 Luglio 2009 00:00

Mongiardino (Alessandria).

«Domani, i genitori adottivi potranno visitare le loro pe­core...». Dice proprio così Roberto Grattone, l'uomo che ha recuperato la ricetta del formaggio Mon­tebore dopo mille tentativi e mille assaggi, con desolato scuotimento di testa, da parte del più anziano abitante di Mongiardino. Prima di mo­rire il vegliardo ha esalato un «sì, è di quel là», e da allora il Montebore è presidio di Slow Food. Soprattutto, da allora è cominciata l'adozione a distanza delle pecore da Montebore, che assieme alle mucche da Montebore e alle capre da Montebore pascolano a timo, mentuccia, radicchio, erica, cardo e acetosella nel favore­volissimo, per la pastorizia, microclima della Val Borbera. Adottare una pecora costa cento euro all'anno. Lo hanno fatto anche Gino Paoli e Beppe Grillo e Luca Cordero di Montezemolo, e chissà che non ci siano anche loro, domani, fra gli altri «ge­nitori adottivi». Il gregge attenderà la visita a Sezzella, frazione di Grondona, in mattinata. Mamme e papà potranno fraternizzare con l'ovino, fotografarlo, portarsi via un boccolo di lana. E soprattutto ritirare il cestino con la pro­pria quota di formaggio, vino Timorasso, sa­lumi artigianali e altre prelibatezze locali che costituiscono il ritorno economico (quello af­fettivo è impagabile) dell'adozione.

Le pecore adottate finora sono un centinaio. «Stiamo ri­partendo alla grande», si compiace Roberto Grattone, «perché quest'inverno abbiamo avuto qualche pro­blema». Del tipo? «Il lupo».
Senza nessun Cappuccetto Rosso da prendere in considerazione come alternativa, per via dello spopola­mento che flagella anche la Val Bor­bera, il lupo ha infierito assai sulla prole ovina adottata. Tant'è. Troppo importante l'obiettivo di rilanciare il Montebore e la sua preziosa alchi­mia di latte di pecora, mucca e capra (ne basta un bicchiere). Fondamen­tale il recupero di una cultura conta­dina e di una terra dove ai boschi di rovere e ai pascoli si alternano orti e frutteti che producono mele carle.

Grattone: «La nostra è una scom­messa. Fare i pastori vuol dire presi­diare il territorio e tramandare una civiltà, recuperare una sapienza perduta. Ci siamo messi d'impegno. Abbiamo trovato un nuovo pascolo per costruire l'ovile, ci siamo allar­gati, l'attività potrebbe espandersi in altri siti della Val Curone e della Val Borbera. Con queste tre giornate di luglio contiamo di rilanciarci in vista delle vacanze estive».

Per adottare una pecora si può consultare il sito vallenostra.it, per prenotare un pranzo nell'agrituri­smo collegato è meglio telefonare allo 0143-94131. Chiedere di Ro­berto Grattone o della gentilissima signora Agata. Prendendo l'auto­strada per Serravalle la Val Borbera è dietro l'angolo (uscita Vignole-Arquata) e un'escursione tra i contraf­forti dell'Appennino ligure è assolu­tamente consigliabile.

Tra l'altro: questa era Liguria, prima che i Savoia decidessero di de­vastare legami e tradizioni secolari nel 1846. Ligustici sono rimasti ca­ratteri e serietà. Forse anche le pe­core.


Paolo Crecchi ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 04/07/09)

 

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