“Il Parco naturale? Se lo faccia Carrega!”: Mongiardino (e non solo) contro l’area protetta PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Borbera
Scritto da www.giornale7.it   
Giovedì 10 Maggio 2018 00:00

Castello di CarregaSei sindaci scrivono a Regione e Provincia per protestare per la loro esclusione dall’iter di approvazione del Parco naturale Alta Val Borbera ma dietro i toni formali c’è, almeno da parte di alcuni, una totale contrarietà all’area protetta, l’unica vera iniziativa di rilancio del territorio degli ultimi decenni, per altro già proposta, solo a parole, da uno dei firmatari della lettera, nella quale si definisce “arbitraria” la definizione stessa del parco con il nome “Alta Val Borbera”. Nei giorni scorsi i primi cittadini di Cantalupo, Rocchetta, Roccaforte, Cabella, Mongiardino e Albera hanno partecipato a un incontro ad Alessandria, richiesto alla Provincia e alla Regione, presente anche il sindaco di Carrega, Marco Guerrini, promotore del progetto insieme alle Aree protette dell’Appennino Piemontese. Gli amministratori locali hanno lamentato il mancato coinvolgimento e la denominazione stessa del parco, “alta Val Borbera”, che a loro dire presupporrebbe un accordo fra tutte le amministrazioni che, invece, al momento, non esiste. I sindaci hanno chiesto di essere coinvolti, d’ora in avanti, a livello istituzionale in vista della decisione definitiva. Solo un problema quindi di mancato coinvolgimento? La Regione entro l’autunno approverà, dopo i passaggi in commissione e in Consiglio regionale, l’istituzione del Parco naturale, secondo quanto annunciato dall’assessore Valmaggia: quale ruolo intendono avere i sindaci in questo iter?
Marco GuerriniLo annuncia Renato Freggiaro, primo cittadino di Mongiardino: “La gente della Val Borbera non vuole il Parco. A parte Carrega, chi abita qui è contrario ma ci siamo visti mettere i cartelli sul nostro territorio comunale senza alcun preavviso né coinvolgimento. Il mio Comune infatti è interessato per la zona di San Clemente e nessun sapeva nulla”. Freggiaro rievoca i classici slogan contrari a qualsiasi area protetta: “Non si potrà più andare a caccia né tagliare la legna. Non solo: crescerà il numero di caprioli e cinghiali e sarà impossibile anche solo fare un orto, contribuendo così all’abbandono del territorio”. Per il sindaco di Mongiardino sarà necessario intervenire nell’iter di approvazione dell’area protetta, opponendosi al progetto presentato: “Se lo faccia Carrega il Parco, a noi non interessa, in questa valle abbiamo già il sito di importanza comunitaria delle Strette del Borbera. Non servono altri vincoli, ne abbiamo già troppi. Piuttosto, i soldi per questo progetto vengano spesi dalla Regione per dare dei servizi alla valle”.
La pensa ovviamente in modo ben diverso Guerrini, sindaco di Carrega, che ha dalla sua oltre 800 firme raccolte in calce a un appello rivolto alla Regione per l’approvazione del Parco, e non solo: “Ci sostengono in questa iniziativa – dice – anche l’Associazione albergatori, il Consorzio del Salame Nobile del Giarolo, l’agriturismo Vallenostra e il
Parco di Mongiardino, quindi una fetta importante di tutta la Val Borbera. Come ho spiegato ad Alessandria, sul presunto mancato coinvolgimento degli altri Comuni rispondo che il “progetto parco” fu trattato, su mia richiesta diretta al presidente dell’Unione Terre Alte, a margine della giunta del 23 giugno 2017. Rispetto al nome scelto dal Consiglio Comunale di Carrega per il Parco, alla base c’è la volontà di influenzare positivamente il territorio limitrofo a Carrega Ligure, anche se non direttamente interessato dai confini del nascente parco. Un nome che potesse essere di richiamo, in modo particolare per aiutare gli operatori economici della valle”. Sul capitolo della fauna selvatica, sin dall’inizio Guerrini ha insistito sul fatto che l’Ambito territoriale di caccia Atc Al 4, almeno fino al commissariamento deciso dalla Regione lo scorso anno, non aveva fatto nulla per cercare di contenere caprioli e cinghiali, mentre con il Parco si potranno attuare i piani di contenimento già messi in pratica nelle aree protette, come il Parco Capanne di Marcarolo. “Curioso che – dice Guerrini – a fronte di una situazione irrisolta da anni, e solo in parte migliorata dallo scorso anno, ora il problema della fauna selvatica venga attribuita a un parco ancora da istituire e che può invece dare una soluzione”. Il primo progetto di Parco in Val Borbera, naufragato, risale al 1977: oltre quarant’anni dopo sarà la volta buona?

Giampiero Carbone

http://www.giornale7.it  (10/05/2018)



 

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