La strage dei lupi non si ferma PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Borbera
Scritto da Il Secolo XIX   
Mercoledì 05 Gennaio 2011 00:00
Tre splendidi esemplari di lupi fotografati nei boschi piemontesi

Grondona. Una lotta impari dove, al contrario di quanto accade nelle fiabe, è spesso il lupo ad avere la peggio. Nei giorni scorsi un altro esemplare di canis lupus è stato trovato senza vita nei boschi tra la val Borbera e la valle Spinti. Questa volta ad uccidere l'esemplare tutelato dalla legge è stata la canna di un fucile. La scorsa primavera era stato del veleno, nascosto in un'esca preparata con lo scopo di uccidere. Dell'ultima esecuzione non si sa molto: la carogna pare scomparsa, fatto che impedisce alle guardie forestale di fare accertamenti, ma non di avviare indagini. Si tratterebbe della morte di un maschio giovane, del peso di circa 36 chilogrammi che si aggirava incautamente nei pressi dell'abitato di Grondona.
Non sarebbe la prima volta che nel centro della valle Spinti fa la sua comparsa il lupo. Poco distante, a Roccaforte, c'è l'allevamento di caprini Il Castello di Roccaforte che ha subito diversi attacchi da parte del predatore. E sempre a Grondona Roberto Grattane, il depositario della ricetta del formaggio Montebore, ha dovuto spostare il suo gregge di pecore dopo che nei campi di Mongiardino era stato più volte attaccato.
Pecore e capre, attrazioni irresistibili per il lupo che dalla fine degli anni ottanta ha fatto ritorno sull'Appennino piemontese.

Tre splendidi esemplari di lupi fotografati nei boschi piemontesi
«Non sono a conoscenza di quest'ultimo esemplare trovato morto ma non sarebbe la prima volta - spiega Laura Marucco responsabile del Progetto Lupo, avviato dalla Regione Piemonte per monitorare il fenomeno della presenza dell'animale su Alpi e Appennini - Contrariamente ad altre zone, come Capanne di Marcarolo, dalle analisi genetiche risulta che in Val Borbera e Valle Spinti c'è un forte ricambio generazionale nei branchi di lupi». Fatto che è indice di un'alta mortalità, presumibilmente legata al bracconaggio, visto che il lupo è una specie protetta non cacciabile. Lo scorso marzo un altro esemplare di canide maschio era stato trovato tra le case vuote dei villeggianti, a Vegni, frazione di Carrega. Qualche giorno dopo un'altra carcassa era stata individuata nel territorio del parco dell'Antola, sul versante ligure. Dalle analisi svolte era stato appurato che si trattava di morte per avvelenamento.
A distanza di nove mesi, a Grondona, a colpire è stata invece una canna di un fucile. Un errore,forse,dapartedi un cacciatore intento alla ricerca di cinghiali, l'unico tipo di caccia rimasta aperta. Oppure un accanimento consapevole contro il lupo, considerato un "concorrente" temibile per la caccia.
Resta il fatto che, se da una parte la presenza del lupo affascina, dall'altra incute ancora timore. Da diversi anni la Regione ha attivato una serie di controlli puntuali sui branchi presenti. «Non abbiamo ancora terminato il campionamento invernale - spiega la Marucco - ma credo sia confermata la presenza di un branco stanziale con due maschi anziani nella zona della Val Borbera e Spinti, provenienti dall'appennino toscano e che si spostano tra Piemonte e Liguria». Il branco potrebbe essere composto da circa cinque esemplari con una femmina ed un maschio "alfa" cioè capostipite, e i giovani che vengono spesso allontanati dal branco e spinti alla ricerca di un nuovo territorio di caccia.


«Non attacca l'uomo e per gli allevatori sono già previsti speciali indennizzi»

Difficile ma non impossibile. La convivenza tra l'attività antropica dell'uomo e la presenza del lupo non sono due realtà inconciliabili. Ne sono convinti i ricercatori del Progetto Lupo, avviato ormai da anni dalla regione Piemonte e costato solo lo scorso anno 533 mila euro, di cui 260 mila per i risarcimenti agli allevatori e le misure di prevenzione agli attacchi, come i rifacimenti delle recinzioni. «A torto o a regione, la presenza del lupo scatena sempre reazioni positive e negative - spiega la responsabile del progetto Laura Marucco - da un lato c'è la competizione con il mondo della zootecnia, che coinvolge soprattutto gli allevatori. Ma anche i cacciatori lo vedono come un competitore perchè il lupo è un predatore. Questo non esclude però che la presenza del lupo sia conciliabile con quella dell'uomo ed è proprio per questo che la Regione ha avviato il programma di monitoraggio e risarcisce i danni, anche indiretti, provocati dagli attacchi». Nell'ultimo anno le vittime accertate del lupo in provincia di Alessandria sono state otto, di cui cinque at­tribuite senza ombra di dubbio al predatore, e tre indeterminabili. «Spesso gli allevatori denunciano con ritardo gli attacchi e questo comporta l'impossibilità a raccogliere dati sufficienti», ammette Arianna Marziano, veterinaria del progetto. Gli attacchi hanno portato alla morte di dieci ovini e 8 caprini. L'anno precedente erano state ventidue le vittime del lupo, ventun ovini ed una pecora. Per risarcire gli allevatori dei capi persi in seguito ad attacchi è attivo un fondo per gli indennizzi. La Regione ha inoltre istituito il cosiddetto Premio di Pascolo Gestito, un contributo in denaro che si affianca al pagamento dei danni diretti ed indiretti per incentivare e promuovere una corretta conduzione del gregge, così da premiare e stimolare il lavoro degli allevatori


Irene Navaro

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 05/01/2011)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Gennaio 2011 21:30
 

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