Tre secoli per tre fratelli con l'acqua di lunga vita PDF Stampa E-mail
Val Trebbia emiliana
Scritto da Il Secolo XIX   
Sabato 30 Gennaio 2010 00:00
I tre fratelli centenari di Gramizzola
Luigi Carraro, 99 anni, Maria Grazia, 103 e Vittorio, 100

Ottone(Piacenza). Vittorio ha fatto cent'anni, l'altro giorno, e la torta l'ha preparata Maria Grazia che ne ha 103, e lo spumante lo ha stappato Luigi che ne ha 99, e naturalmente nessuno dei tre ce l'avrebbe fatta se non ci fosse stata la Ludmilla. La Ludmilla è la badante ucraina che a Gramizzola, frazione di Ottone, governa la casa sulla collina dove vivono tre fratelli che insieme hanno tre secoli e due anni. C'era anche la Maria Rosa, fino a poco tempo fa, ma è morta giovane: 90 anni. Era l'unica sposata.
Ottone è il primo comune oltreconfine che si incontra arrivando da Genova, dopo Gorreto la provincia diventa Piacenza e la regione l'Emilia. Ma il dialetto resta spurio e la cucina oscilla tra il pesto e il bollito, e d'estate le 600 anime lievitano fino a 4500 delle quali metà liguri: e insomma è Appennino di casa, di famiglia, buono per i funghi e la pesca alla mosca, la gita e la villeggiatura senza impegno. Posto bellissimo, naturalmente. Dove tira lo stesso vento fresco di Gorreto che è il comune più anziano d'Italia, con il 58% di abitanti oltre i 65 anni. A Ottone la media scende al 50%, ma in alcune frazioni si impenna grazie ai centenari.

Gramizzola, per esempio. Ci sono i tre fratelli ma poi l'Emilia che girato la boa dei 92, e lo stesso la Teresa... Pietro e Maria Rosa Benedini, giovanotti di 72 anni: «Qui si è fermato il tempo. E noi anche, insieme al tempo». Vittorio e Maria Grazia e Luigi Carrara hanno vissuto sempre insieme, con i fratelli che ogni tanto espatriavano a Milano per lavorare - carrettieri, operai - e la sorella che solo per sette anni si è allontanata dalla Val Trebbia: «Genova, Rapallo, Milano anche per me». Donna a servizio. «Ma sono sempre voluta ritornare». E Vittorio e Luigi non si sono sposati proprio per questo, «c'era lei a pulire e tenere in ordine le nostre cose: che senso aveva prendersi un'altra in casa»? Il furore amoroso non doveva albergare nei cuori dei due fratelli, e i tempi erano quelli che erano per suggerire simili riflessioni: ma tant'è. Si invecchia più facilmente dominando le passioni.
Il sindaco di Ottone si chiama Giovanni Piazza e guida una lista civica, lavora a Piacenza come «consulente sui sistemi di gestione, ambiente e qualità delle imprese» (tra i suoi clienti c'è Confindustria Genova) e sogna di rilanciare Ottone partendo dai valori della senilità. «Clima, serenità, buona cucina. Vero che c'è il rovescio della medaglia, perché i bambini sono pochi, ma a chi non piace invecchiare nel migliore dei modi? E allora. Nel mio ufficio a Piacenza ho una stanza che funziona da ambasciata di Ottone, per lavoro sono a New York o Bruxelles due volte al mese e prendo contatti. Vogliamo esportare il marchio della lunga vita».
Venite a invecchiare più piano, potrebbe essere lo slogan. Trascorrendo un periodo di vacanza nei due agriturismi o prendendo in affitto le casette sfitte, o anche solo godendosi un week end andando per funghi o pescando nel Trebbia. Dopo tanti anni, il Comune ha riattivato l'incubatore: le trote fario sono garantite. «Abbiamo anche un appeal storico, perché quando vado in America in tanti mi chiedono di Toscanini: e i genitori di Toscanini sono nati qui, a Bogli!». Entusiasmo civico. Ma in effetti i tre centenari sono testimonial fenomenali, bisognerebbe fotografarli e sistemarne l'effigie all'ingresso del paese. Al compleanno di Vittorio c'erano tutti, dal sindaco al parroco, e gli ex maestri (di longevità) di Gorreto. Ma il segreto?
«L'acqua». Luigi te lo dice con un sospiro, poi guarda fuori dalla porta vetri e capisci tutto. C'è una fontana: «Chiunque abbia bevuto quell'acqua, a Gramizzola, ha passato almeno i novanta. Chi ha bevuto quasi solo quell'acqua ha superato i cento. Se non ci fossimo assentati...». Nella stufa arde un ciocco. Fuori nevica. Un cane abbaia. Così scriveva il poeta Giorgio Caproni, «da una località negletta dell'Alta Val Trebbia:
Fa freddo, è vero.
Copre i muri il salnitro,
e non sempre il camino  
basta.
Ma basta
a tenerci su, all'osteria
l'antico mezzolitro
fra gente di buona compagnia.
Viviamo di poco.
Al fuoco della betise, preferiamo
battere invisibilmente i denti.
Lasciateci qua. Contenti».
Paolo Crecchi Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 30/01/2010)
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Febbraio 2010 10:04
 

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