Lo spopolamento avanza in montagna: c’è chi perde un abitante su tre PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia emiliana
Scritto da La Trebbia   
Giovedì 25 Giugno 2020 05:42

Valtrebbia da CasaleRiportiamo parzialmente l’articolo di Marco Frontini apparso su Libertà del 10 giugno.

Una provincia, due mondi. L’ultimo bilancio demografico stilato dall’Amministrazione provinciale ci mostra un territorio, il nostro, sempre più spaccato in due. Negli ultimi dieci anni la montagna si è come desertificata e anche la collina, benché in misura minore, ha perso un buon numero di abitanti. La pianura, al contrario, continua a crescere, ma grazie soprattutto agli stranieri, che nell’ultimo triennio sono tornati ad aumentare, complessivamente quasi dell’otto per cento, al ritmo di almeno un migliaio in più all’anno.
Lo spopolamento, cominciato negli anni Sessanta del secolo scorso, nell’ultimo decennio purtroppo è andato avanti a passi da gigante, soprattutto nella parte alta della Valnure e della Valtrebbia, dove alcuni centri, hanno visto sparire addirittura un terzo dei loro abitanti. «La struttura della popolazione è fortemente sbilanciata sulle classi più anziane. Non c’è ricambio generazionale e così per alcuni centri purtroppo si prospetta un declino inesorabile», commenta Antonio Colnaghi, che lavora come economista alla Provincia ed è uno degli autori di questo rapporto 2019 sulla demografia. Il presente di questi paesi, dunque, è difficile. Ma il futuro si prospetta ancora più complicato.
A Cerignale, per esempio, dove in dieci anni i residenti sono calati del 28,8%, gli abitanti ormai sono solo poco più di un centinaio, per la precisione 121: su un territorio comunque non piccolo, 31,5 chilometri quadrati, fanno solo 4 abitanti per chilometro quadrato. Piacenza, tanto per fare un confronto, ne ha 881 per chilometro quadrato, cioè più di 200 volte tanto.
Come negli ultimi dieci anni, anche nel 2019 i comuni che hanno evidenziato le maggiori variazioni negative di popolazione sono, oltre a Cerignale, tutti nell’Appennino: Zerba (-5,5%), Ottone (- 4,9%) e Ferriere (-3,3%). Ma a perdere abitanti è anche la prima collina. «A lasciare la prima collina sono soprattutto famiglie giovani per i figli: portarli ogni giorno a Piacenza per la scuola o per altre attività è un costo e un impegno e così molti decidono di trasferirsi direttamente in città o nella cintura. Anni fa era successo il contrario: c’era stato un piccolo esodo da Piacenza verso la prima collina, esodo che però ha invertito la propria direzione», dice Fabrizio Floriani, presidente provinciale dell’associazione degli agenti immobiliari Fiaip, che appunto ha ben sott’occhio la situazione delle case nella nostra provincia. Nel corso del 2019 questa caduta pare essersi arrestata. «E proprio in questi ultimi mesi - spiega Floriani - per quello che possiamo vedere noi, le richieste di case in queste zone sono tornate a crescere. E’ l’effetto coronavirus: le persone dopo due mesi passati in casa hanno scoperto l’importanza di avere spazio: un giardino, più stanze, magari un bosco vicino per andare a fare una passeggiata».
In questo quadro ci sono sempre eccezioni: Travo per esempio è andata in controtendenza. Dal 2010 al 2019 ha guadagnato quasi il sette per cento di abitanti. E anche l’anno scorso ha fatto segnare una crescita rilevante (+1,7%). Ma in realtà i comuni che più hanno visto aumentare i loro residenti nell’ultimo decennio sono sostanzialmente tutti in pianura e nella cintura attorno a Piacenza.
Ma a evitare lo spopolamento contribuisce in maniera determinante l’aumento della popolazione straniera, che negli ultimi tre anni è cresciuta di quasi tremila unità.
Questo quadro però è destinato ad essere completamente stravolto dalla tragedia che ha colpito Piacenza negli ultimi cento giorni. I primi ad esserne consapevoli sono gli stessi autori del rapporto. «Dal coronavirus c’è uno spartiacque - dice Colnaghi -. Tutto quello che andremo ad analizzare nei dati non sarà più interpretabile come prima. C’è questa frattura enorme causata dalla chiusura delle attività che ha abbattuto tutti i tassi di sviluppo che hanno a che fare con la produzione, il reddito, i consumi. Si interrompe una serie storica».


Marco Frontini (da Libertà)

(Articolo tratto dal N° 22 del 25/06/2020 del settimanale “La Trebbia”)

 

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