“Non ce la facevamo più a star lontani dalle nostre valli” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia emiliana
Scritto da Elisa Malacalza   
Giovedì 18 Giugno 2020 21:12

Valtrebbia da CasaleSono le 00:00, mezzanotte. Enrico si è piazzato da almeno mezzora all’ultimo autogrill della sua regione, la Lombardia, e guarda in là, direzione Piacenza, anche se c’è buio pesto, forse sta anche per piovere. A Enrico Ongaro, 54 anni, frega niente della stanchezza o del fatto che potrà fare solo una toccata e fuga, perché ha un’azienda da portare avanti, con 12 dipendenti e un mucchio di incertezze, lì nel Bresciano flagellato dal Covid-19. Quando l’orologio dell’auto segna le 00:01 lui accende il motore e non si ferma più fino a Cerignale. Ventiquattro ore di orto e luce, «Mi hanno dato del matto a “imbarcarmi” di notte, ma io non ne potevo più», dice quando tocca suolo piacentino.
ANDREA “VOLA” SUL TRATTORE
Nel motore c’è la benzina, nel cuore c’è quell’altra benzina che si chiama amore: e quello non conosce il federalismo regionale, è stato buono per mesi, ora non ce la fa più. Stessa cosa in Andrea Malacalza, classe 1989, anche lui partito appena i “muri” tra le regioni sono crollati, anzi un briciolo prima, piede sull’acceleratore fino alla Valtrebbia, senza fermarsi, da Milano. « Ho superato il confine alle 00:03, all’1 ero a Travo». Poi appena sveglio, sul trattore: «E dove se no?!», sorride finalmente Andrea, dai suoi campi nel Bobbiese.
«MIO FIGLIO È LONTANO...»
Poi c’è Eugenio Falzoi: è consigliere comunale a Cerignale, e nei piccoli Comuni vuol dire essere un tuttofare, tanto che Eugenio è anche volontario della Pro loco, si dà da fare, sempre . Durante il confinamento sociale obbligatorio per pandemia non ha potuto fare altro che restare a Genova. «Mio figlio da un anno vive in Inghilterra, fa il cuoco. A febbraio dovevamo rivederci, e invece non lo vedo da mesi...», racconta, mentre carica l’auto sotto casa insieme alla moglie, e poi si parte, direzione Piacenza.
«PENSAVO “TORNERÒ”»
In tutti lo stesso pensiero: «Non ce la facevamo più a star lontani dalle nostre valli». Francesco Bellocchio, che vive a Milano ma è nato e cresciuto a Bobbio, sa benissimo che quelle parole della “Luna e i falò” di Cesare Pavese, e cioè che “Un paese ci vuole”, non sono solo letteratura. «Bobbio è casa, per questo quando ho letto sui social che qualcuno non voleva i cosiddetti “lombardi” mi sono sentito ferito. Ci hanno detto di farci bastare i laghi, non è assurdo? Per me è stato doloroso non poter tornare a Bbbio per mesi, non andare dai miei genitori al cimitero, non ritrovare i miei amici. Quando anni fa ho perso mia moglie, così, in un secondo, da un momento all’altro, è stato devastante. Bobbio mi ha aiutato a ritrovarmi, a ripartire. Ricordo gli abbracci in paese di chi mi diceva “Non devi arrenderti”, ricordo le litigate con il crocifisso in Duomo che avevo conosciuto fin dalla dottrina da ragazzino. Stare lontani dalle proprie radici è triste, ti snatura». Chi è tornato in valle lo fa cercando una pausa da mesi di dolore: «Solo nella mia via, una strada piccola, sono morti in cinque», dice Ongaro, che vive a Brescia. «Avevo bisogno di respirare l’aria di Cerignale, è un paese che ho conosciuto per caso ormai ventiquattro anni fa, mentre andavo a caccia, e da allora torno appena posso. Sto restaurando una casa. C’è chi va in ferie in capo al mondo, per me le ferie sono solo a Cerignale. Ci ho messo le radici. Ora dovrò tornare subito a lavoro a Brescia, ma tornerò presto, già nel fine settimana. Due ore di auto e sono qui».
«MI SENTO UN FENICOTTERO»
Falzoi, da Genova, dice che l’auto sembra ormai andare da sola: «Non vedo Cerignale dal 23 febbraio. Anche in Liguria il vento del Covid ha soffiato fortissimo, seminando lutti e disperazione. C’è ora bisogno di normalità, e di sostenere queste terre. Come Pro loco infatti non organizzeremo eventi, perché i turisti privilegino così le attività locali duramente penalizzate dalla crisi economica legata all’epidemia». A Erta di Bobbio Francesco Bellocchio non vede l’ora di tagliare l’erba: «Mi sento un fenicottero, con la zampa alzata pronto a volare», dice commosso. Andrea Malacalza cercava soprattutto quella pace che sapeva benissimo dove trovare: «A Milano corrono tutti, io volevo solo pace. Eccomi qui, scusa non sento bene, ho il trattore acceso... Si riparte. Mi è spiaciuto dover fermare la produzione di birra, ma ora recuperiamo». Voglia di fare, voglia di esserci. Bentornati a casa.

Elisa Malacalza

(Articolo tratto dal N° 20 del 11/06/2020 del settimanale “La Trebbia”)

 

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