Le farmacie rurali a rischio chiusura. Il caso di Ottone e Marsaglia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia emiliana
Scritto da La Trebbia   
Mercoledì 13 Marzo 2019 22:22

Le farmacie rurali a rischio chiusura. Il caso di Ottone e Marsaglia

I piccoli borghi perdono abitanti - un'emorragia iniziata negli anni Settanta - e sembra un miracolo far sopravvivere le farmacie rurali “presidio per la salute” dei piccoli paesi dove, tra l'altro, mancano sempre più i medici. Diego Garilli, referente delle farmacie rurali per Federfarma Piacenza e titolare di farmacia a Bobbio, afferma che «bisogna sottolineare come qui le farmacie rurali stiano tenendo duro da anni, con senso di responsabilità verso le loro comunità i appartenenza. Lo spopolamento progressivo dell'Appennino è di sicuro un danno, anche se ogni farmacista ce la mette tutta per essere un punto di riferimento per chi vive la montagna, soprattutto per i più anziani». Breve quadro delle farmacie in Val Trebbia: Ottone e Marsaglia. A Ottone la dottoressa Cristina Gazzola sottolinea come la farmacia diventi il centro delle prenotazioni degli esami e delle visite e di altri servizi: «Le persone si rivolgono a noi anche solo per un consiglio nel caso in cui non ci sia il medico", precisa. «Se serve anche una piccola medicazione, ci siamo. Garantiamo una o due consegne di farmaci al giorno da parte del grossista, anche nel periodo invernale. Andrebbe secondo me allargata la possibilità di garantire nelle nostre farmacie anche farmaci ospedalieri, come quelli per oncologici o diabetici. Anche perché ci sono frazioni che distano dall'ospedale di Bobbio un'ora di auto».Il farmacista Salvatore De Rosa a Marsaglia sottolinea come i cittadini siano soprattutto anziani: «Cerchiamo in tutti i modi di andar loro incontro. Per questo ogni settimana garantiamo anche la consegna dei farmaci a casa». Il problema che sta causando più danno, anche qui, è la distribuzione diretta dei farmaci negli ospedali. E a Bobbio sta anche per nascere la casa della salute: «Ne ho parlato anche con altri colleghi, serve attenzione. Le nostre realtà non possono essere penalizzate. Le nostre farmacie in montagna si chiamano “farmacie di servizi” perché cerchiamo di dare il massimo per andare incontro ai cittadini. Cerchiamo di garantire anche piccole prestazioni come la misurazione della pressione. La legge può consentire di ampliare i servizi. Invece con la distribuzione diretta dei farmaci la situazione si complica».

(Articolo tratto dal N° 10 del 14/03/2019 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Marzo 2019 22:27
 

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