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A sostegno della campagna "salva commercio" del sindaco di Ottone, Giovanni Piazza, scendono in campo anche la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, e la Comunità montana dell'Appennino piacentino.
«Gli studi di settore vanno rimodulati, sono cambiati il mondo del commercio, il consumo della gente, i ricavi - commenta il presidente della Fipe, Cristian Lertora -. Da quando sono stati adottati gli studi di settore, la tassa dei rifiuti è triplicata.
Agli agriturismi arrivano, comunque, incentivi e aiuti anche consistenti.
A noi, nulla. Penso che chi governa dovrebbero iniziare a scendere sul territorio, anche facendosi aiutare dalle associazioni di categoria, per capire quali siano i reali problemi del territorio: inutile controllare gli scontrini come se fossimo il male dell'Italia».
La battaglia di Ottone comincia, quindi, a scendere a valle. «Sì, io concordo pienamente su quanto dice il sindaco Piazza e sulla richiesta di aiuto sollevata dagli alberghi di montagna - prosegue Lertora -. Il pubblico esercizio in montagna fa un'opera sociale, svolge un'insostituibile opera di sostegno al cittadino: il vecchietto che vuole andare a giocare al pomeriggio a carte deve avere uno spazio. Lo spazio, spesso, è il bar, e questo deve essere valorizzato. Parlare della Valtrebbia come zona "altamente turistica", questa la definizione degli studi di settore, è un'ipocrisia; va bene considerarla tale in agosto, forse, ma penso che paragonarla a Rimini o a Riccione sia inesatto.
Dobbiamo lottare contro chi fa "man bassa" del turista da weekend e sceglie di tenere chiuso durante tutta la settimana: così non si garantisce nessun tipo di servizio, per questo che il pubblico si trova spiazzato. Non si può impoverire la nostra zona».
«Questo problema è ben presente alla Comunità montana - dice il presidente Massimo Castelli -: abbiamo già inviato a tutti gli enti competenti, ministero delle Finanze compreso, una sollecitazione, nel 2010. Nessuno ci ha risposto, a parte l'Unccem (Unione nazionale Comunità e Comuni montani). Non ci sono mai stati riscontri».
Il presidente della Comunità montana segnala anche la questione delle rendite catastali. «Assistiamo a una moltiplicazione delle tasse, segnaliamo la sovravalutazione di questi immobili, non più produttivi né abitati ma paragonati a case con alte rendite. Non si tiene conto del reale stato dell'economia delle aree svantaggiate, gli si attribuisce un valore superiore al reale. Non possiamo permettere che i nostri anziani paghino l'Imu su questi vecchi edifici rurali. Abbiamo valanghe di dati, ma nessuno legge il territorio come dovrebbe: a tutti i livelli, non siamo considerati».
Elisa Malacalza
(Articolo tratto dal N° 15 del 19/04/2012 del settimanale “La Trebbia”)
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