Un fondo per risarcire gli allevatori che hanno subito danni causati dai lupi PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia emiliana
Scritto da Elisa Malacalza   
Giovedì 19 Gennaio 2012 00:00

Gli otto sindaci della Comunità montana dellAppennino piacentino, riuniti in giunta nella sede di via Garibaldi a Bobbio, hanno istituito un fondo per risarcire gli allevatori dell'alta Valtrebbia che hanno subito danni causati da lupi e cani selvatici: l'obiettivo è particolarmente ambizioso, ed è quello di arrivare a risarcire tre volte tanto il valore di mercato di un capo sbranato.

«Per la prima volta apriamo questo capitolo, in modo da dare un contributo concreto a chi vive il territorio con coraggio e passione -spiega il presidente della Comunità montana, Massimo Castelli -. Sarà necessario presentare un certificato del veterinario che attesti che [animale è stato effettivamente sbranato, ma vogliamo cercare di sostenere il più possibile i nostri allevatori, senza tanti cavilli burocratici: sono gli allevatori, infatti, la nostra vera risorsa, testimoni fondamentali della cultura del territorio».

Si tratterebbe, quindi, di un aiuto ai custodi della montagna. «Sì, perché dove c'è bestiame, i pascoli sono puliti, questo è evidente - precisa Castelli -. Il rischio di incendio boschivo cala, per noi è un aiuto, un presidio del territorio. La nostra fauna di montagna, il lupo ad esempio, non deve andare in carico a una sola persona, a un allevatore che, con fatica, cerca di mandare avanti la sua attività». «Quando un pastore trova le sue pecore uccise, ha un forte senso di sfiducia, di sconforto. Noi vogliamo dargli la sicurezza che i suoi sforzi non saranno vani - prosegue - che il suo lavoro è apprezzato, è importantissimo. Queste attività, anche se poco remunerative, vanno tutelate, non devono essere abbandonate. L'idea è di tutti i sindaci della montagna, uniti». Uno dei pascoli più colpiti dagli attacchi del lupo è quello della cooperativa agricola della frazione Mogliazze di Bobbio.

Il medico Piero Mozzi, gestore della struttura, non è particolarmente convinto dall'iniziativa della Comunità montana. «Troppa burocrazia, non abbiamo bisogno di ulteriori scartoffie - attacca -. Avremmo bisogno, piuttosto, che gli amministratori cominciassero a fare di più i pastori e gli agricoltori. Basta "imbrattacarte ". Ci vuole qualcuno che pulisca il territorio montano, che si sta degradando. Non vogliamo briciole di fondi, quando spendiamo centinaia di euro solo per portare le nostre pecore sbranate all'inceneritore. È ora di finirla con gli enti inutili, ci vogliono le risposte sul territorio ».
 

Elisa Malacalza

(Articolo tratto dal N° 3 del 19/01/2012 del settimanale “La Trebbia”)

 

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