Le nuove leggi sui piccoli Comuni. Cosa ne sarà della Val Trebbia? PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia emiliana
Scritto da Luigi Bertuzzi   
Giovedì 17 Novembre 2011 00:00

I recenti provvedimenti del Governo e del Parlamento hanno cambiato notevolmente l'assetto del governo dei piccoli Comuni per quanto riguarda il numero dei Sindaci, delle Giunte e dei Consigli Comunali commisurati al numero degli abitanti, facendo riferimento ai residenti al 31 dicembre 2009, nonché alle forme ad aggrega­zione obbligatorie per la gestione dei servizi e delle funzioni.

In particolare l'articolo 16 del decreto legge 138/2011, convertito con legge 148/2011, contiene una serie di disposizioni che introducono penetranti obblighi e limitazioni di vario genere per i Comuni e le Unioni e che interferiscono pesantemente con le competenze legislative regionali in materia di associazioni intercomunali e di riordino territoriale.

Infatti l'articolo prima richiamato detta disposizioni particolarmente onerose per i Comuni fino a mille abitanti perché prevedono l'obbligo di gestione associata di tutte le funzioni ed i servizi mediante una Unione obbligatoria o, in alternativa, eccezionalmente, mediante convenzione purché i Comuni ne attestino la maggiore efficacia ed efficienza. E' assegnato alle Regioni l'obbligo di sancire l'istituzione delle Unioni, anche in assenza di proposte o in contrasto con le posizioni dei Comuni, nel termine ultimo del 31.12.2012, dopo aver individuato un eventuale limite demografico diverso, entro il 17 novembre corrente mese, e dopo che i Comuni, nel termine perentorio di sei mesi dall'entrata in visore della legge, 17 marzo 2012,  avranno  inviato alla Regione proposte di aggregazione alla Regione per la costituzione delle Unioni, stabilendo la soglia minima per la costi­tuzione delle Unioni 5000 abitanti e 3000 invece per i Comuni che fanno parte delle Comunità Montane.

In ogni caso i Comuni obbligati, con meno di 1000 abitanti al 31.12.2009, debbono avviare almeno due funzioni fondamen­tali obbligatoriamente entro il 31.12.2011, come prevede il decreto legge 98/2011.

Considerando che in Provincia di Piacenza i Comuni interessati sono Besenzone, San Pietro in Cerro, Coli, Corte Brugnatella, Ottone, Ceri-gnale, Zerba, Piozzano, Pecorara e Caminata e che, senza Bobbio e Travo tutti gli altri della Val Trebbia, insieme non sommano a 3000 abitanti, minimo per formare una Unione, se ne deduce che l'Unione dei Comuni, della Val Trebbia da Travo a Ottone si prospetta una sola che li comprenda tutti, con sede a Bobbio presso la Comunità Montana che già è unione di Comuni per la vecchia legge regionale 42 del 2009 dello Stato e nr. 10 della Regione del 2008 e già gestisce a livello sovracomunale, i servizi sociali, il catasto, i servizi demografici, lo sportello alle imprese.

Il governo della nuova Unione diverrebbe formato da un consiglio che ha sede a Bobbio, con due membri per ogni Comune e da una Giunta composta dai Sindaci dei Comuni associati e con un Presidente scelto tra i Sindaci di questi Comuni.

Per quanto riguarda gli organi amministrativi dei Comuni con meno di 1000 abitanti viene eliminata la Giunta e il nuovo consiglio, da dodici consiglieri più il Sindaco, scende a sei consiglieri più il Sindaco senza Giunta, con eliminazione del diritto ad indennità e permessi retribuiti per l'assolvimento della carica.

I Comuni che avranno da 1000 abitanti fino a 3000 (Travo) il consiglio è composto da sei consiglieri più il Sindaco e da due assessori.

I Comuni che avranno da 3000 a 5000 (Bobbio) avranno sette consiglieri più il Sindaco e tre assessori, mentre quelli da 5000 a 10000 avranno dieci consiglieri più quattro assessori.

La novità fondamentale consiste nel fatto che sono affidate all'Unione, per conto dei Comuni che ne sono membri la programmazione economica e finanziaria e la gestione contabile, come previsto dal decreto legislativo nr. 267 del 2000. I Comuni che sono membri dell'Unione concorrono alla predisposizione del bilancio di previsione dell'unione mediante deliberazione del Consiglio Comunale e l'Unione succede a tutti gli effetti ai Comuni nei rapporti giuridici con gli enti sovraordinati e con i cittadini.

Abbiamo già in Emilia Romagna una iniziativa in Val Samoggia dove cinque piccoli Comuni si fondono con cancellazione di cinque Sindaci, cinque Giunte e cinque Consigli Comumali e al loro posto è sorto un solo Comune con un Sindaco, una Giunta di sei assessori, un consiglio di venti consiglieri.

La scelta è stata deliberata dai cinque Comuni, ma adesso occorre che la Regione emani una legge per la fusione, poi il referendum consultivo, promosso dalla stessa Regione che dovrà decidere e poi inviare tutto al Ministero degli Interni per l'approvazione definitiva.

Si prevede il nuovo Comune di Val Samoggia, che avrà 30000 abitanti, sarà il quarto più grande della provincia di Bologna ed avrà un risparmio nei servizi di 240.000 euro rispetto ai cinque Comuni precedenti.

A questo punto viene spontaneo domandarsi cosa succederà nei piccoli Comuni che si uniranno o si fonderanno per la presenza di strutture di servizi sul territorio per andare incontro alle esigenze dei cittadini che richiedono sempre maggiore attenzione.

A tale scopo si ritiene che diventerà molto laboriosa una soluzione che non allontani la presenza dei servizi territoriali attraverso l'applicazione degli articoli 117 e 133 della Costituzione e degli articoli 15 e 16 del decreto legislativo, n.267,18 agosto 2000 dove rispettivamente si parla di forme di partecipazione dei cittadini, di decentramento dei servizi e di istituzione dei Municipi laddove si procede alle fusioni di Comuni.

In tal caso lo Statuto ed il Regolamento del Comune dovranno disciplinare l'organizzazione e la funzione dei Municipi, potendo anche prevedere organi a suffragio universale diretto.

L'applicazione di tali norme, nei nostri territori montani, potrebbe sicuramente garantire la partecipazione politica alle scelte istituzionali nonché nello stesso tempo conservare ed accrescere l'esercizio democratico delle popolazioni che vivono nelle zone svantaggiate, che sicuramente, è il più nobile esercizio di cultura e di civiltà e costituisce il più forte antidoto alla desertificazione delle nostre montagne, che secondo una ricerca del C.N.R, (Centro Nazionale Ricerche) sono degradate sotto il profilo economico, sociale e culturale.

Lo Stato e la Regione hanno avvalorato la montagna con importanti leggi che tuttavia non hanno trovato puntuale applicazione, per carenza di risorse e per mancanza culturale e sociale della parte politica e della società civile.

A conforto di queste ultime considerazione sta il fatto che dopo l'emanazione della legge 148/2011 la Regione deve decidere sul destino dei piccoli Comuni entro il 17/11/2011, quindi tra pochi giorni, e non si è ancora tenuto un pubblico incontro in vallata con i cittadini per illustrare le novità della legge e per capire che cosa intendono fare gli amministratori della Val Trebbia, visto che i tempi delle decisioni sono ravvicinati e incombono.

Invito infine il Presidente della Comunità Montana a promuovere un pubblico incontro per illustrare la nuova legge e le ipotesi di riordino istituzionale territoriale.
 

Luigi Bertuzzi
 

(Articolo tratto dal N° 40 del 17/11/11 del settimanale “La Trebbia”)   

 

 

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