Il presepe di Pentema

La cantina

Nonostante l'altitudine l'uva matura nei luoghi più soleggiati al di sotto del paese. Si coltivava il nebbiolo che dava un vinello leggero e gradevole, anche se un pò aspro. Tutte le attrezzature della cantina erano costruite sul posto. Qui sono ancora visibili botti, un tappabottiglie e una vite in legno per il torchio eseguita da un eclettico personaggio del posto detto "il Burrasca". La cantina

Il presepe di Pentema

La famiglia

Sotto lo stesso tetto vivevano più generazioni e tutti collaboravano per il buon andamento della famiglia. La famiglia

Il presepe di Pentema

La famiglia

Durante l'inverno le donne avevano il tempo per cucire e filare, gli uomini si dedicavano ai più svariati lavori artigianali per arrotondare le entrate della famiglia. La famiglia

Il presepe di Pentema

La famiglia

Nella cucina il fuoco era acceso per quasi tutto il giorno per la polenta o per la minestra di castagne o di cavoli, per fare il formaggio o per cuocere la "zutta", beverone per le mucche. Nello stesso tempo il calore faceva seccare le castagne messe sopra il soffitto fatto a graticcio (seccaisu). La famiglia

Il presepe di Pentema

Il forno casalingo

Alcune case erano dotate di forno a legna, una grande risorsa per la famiglia. Vi si cuocevano il pane, i polpettoni, le torte salate, il castagnaccio e per le feste la focaccia dolce e i canestrelletti con la ricetta di Torriglia. Il forno casalingo

Il presepe di Pentema

Lavori di casa

Le donne, dopo il lavoro nei campi e nelle aie, svolgevano a casa i lavori domestici. Quasi tutti i giorni c'erano da impastare lasagne o taglierini (taien) che si condivano di solito col pesto aggiungendo fette di patate. Anche gli indumenti erano cuciti in casa. Si confezionavano maglie, scialletti e calze invernali che risultavano in genere molto ruvidi, utilizzando la lana delle proprie pecore che le donne filavano alla rocca. Lavori di casa

Il presepe di Pentema

La vagliatura del grano

Dopo la trebbiatura (battitura) del grano i chicchi dovevano essere separati dalla pula. Per questa operazione lo strumento più antico era il ventilabro o vallo che veniva mosso con il rapido movimento delle due braccia per spargere la pula al vento. Il metodo era lento e molto faticoso. Il "ventolino" costruito in legno e semplici parti meccaniche, era uno strumento più progredito che separava la pula in modo molto rapido e meno faticoso. Era sufficiente girare la maniglia e una ventola interna creava il soffio necessario per separare la pula leggera dai chicchi più pesanti. La vagliatura del grano

Il presepe di Pentema

Carriola

Carriola

Il presepe di Pentema

La casa

Esempio delle più antiche case di epoca medioevale del paese. Erano costituite da una stalla sottostante, da un ingresso dove si tenevano i secchi dell'acqua, le pentole e il vasellame, da una cucina per la cottura dei cibi e per la mensa e da un'unica camera da letto sul lato opposto. La casa

Il presepe di Pentema

Il barbiere

Per arrotondare le entrate chi era capace si dedicava, oltre che alla campagna e al bestiame, anche ad altri piccoli mestieri. Il barbiere lavorava soprattutto alla vigilia delle feste e, in estate, si sistemava all'aperto sotto questo portico. Il barbiere

Il presepe di Pentema

Il ciabattino

Anche quella del ciabattino era una attività in più. Le scarpe erano quasi tutte chiodate, i cosiddetti brucchin, che con i loro chiodi avevano il vantaggio di agguantare meglio il terreno. Il ciabattino

Il presepe di Pentema

Il fornaio

Il pane veniva fatto in casa con la farina di produzione propria, ma all'inizio del secolo una delle botteghe aprì anche un forno per il pane. Alla vigilia delle feste le donne portavano al fornaio torte e canestrelli per la cottura. Nelle strade si spandeva un dolce profumo. Il fornaio

Il presepe di Pentema

La battitura della falce

Gli attrezzi per il taglio del grano e dell'erba erano preziosi per l'attività agricola e la cura del loro filo era molto importante. La messùia e la scuriàtta (falcetto e falce) venivano affilate battendole con la martellìn-na. Durante l'uso il filo degli attrezzi veniva ripreso con la "cùdda" (cote) portata alla cintola dentro al corno con l'acqua. La battitura della falce

Il presepe di Pentema

Il materassaio

Nel paese c'era anche il materassaio, detto "battilana" perchè anticamente usava due bastoni legati assieme per battere la lana e renderla soffice. Più tardi si usò la "scarlassa" che rendeva il lavoro meno faticoso. Il materassaio

Il presepe di Pentema

Il taglio della legna

Il taglio della legna

Il presepe di Pentema

Il fabbro

Il fabbro soddisfaceva le piccole necessità del paese costruendo inferriate, cardini, serrature e altri piccoli manufatti. Il fabbro

Il presepe di Pentema

Il magnano

Il magnano era, in questi posti, un artigiano ambulante. Arrivava con i suoi ferri per aggiustare e stagnare pentole. Accendeva il fuoco, che ravvivava con il soffietto, faceva "passare l'acido" nella pentola di rame, fondeva lo stagno e lo spandeva sulla superficie interna. La pentola acquistava un aspetto caratteristico luccicante come l'argento all'interno e nero fumo tutt'attorno. Le donne gli portavano anche le pentole bucate: il magnano metteva una pezza davanti e una dietro fissate coi ribadini e la pentola tornava di nuovo buona. Il magnano

Il presepe di Pentema

Donna sulla "lobia"

Donna sulla "lobia"

Il presepe di Pentema

La stalla della Natività

La stalla della Natività

Il presepe di Pentema

La stalla della Natività

La stalla della Natività

Il presepe di Pentema

La stalla della Natività

La stalla della Natività