Se il più testardo di
tutti è il carpino, il più sfortunato
degli alberi è il pioppo.
Egli appartiene, come socio fondatore, alla sterminata categoria dei disgraziati
che popolano la terra, a quel vasto numero di persone che non hanno alcun pregio
e neanche la salute.
Dispone di pochissime qualità, il pioppo, e con il suo legno non puoi
neanche fare fuoco, chè brucia male e a stento anche da secco. Sulla terra
si sente inutile. Ovviamente non si presta neppure ad essere scolpito, perchè,
pur essendo molto tenero, le sue fibre producono una specie di “barba” che
intralcia le sgorbie e non consente di levigare il manufatto come si deve.
Conscio della sua misera condizione, non vuole quasi vivere, e amnda avanti l'esistenza
a spintoni, in attesa che la morte venga a prenderlo. Anche le foglie sono consapevoli
della povertà del loro stato e si lasciano morire quando sono ancora attaccate
ai rami. Con l'arrivo dell'autunno iniziano a consumarsi un po' alla volta fino
a che ne debole tessuto non si apre un foro. Allora il vento non riesce più a
sollevarle e a portarle in giro per le valli. Così le figlie del pioppo
muoiono ai piedi del padre ed entrano nel nulla senza aver visto il mondo un
po' più lontano. Le foglie del pioppo cadono senza rumore, senza un lamento
e nel loro breve volo non manifestano alcun rimpianto. Si bagnano di lacrime
silenziose e diventano in fretta humus della terra.
Appena nato il pioppo è già condannato e siccome non può offrire
nulla, tranne che l'ombra di se stesso, da nessuno è cercato. Solo le
liane selvatiche provano per lui un po' di affetto. Le liane sono le suore del
bosco. Con cristiana compassione vanno a a visitare tutti gli alberi disgraziati.
Di notte si arrampicano sul pioppo, lo accarezzano, lo consolano, gli tengono
compagnia e al mattino pregano per lui tra i suoi rami incerti. A volte egli è preso
dalla disperazione, perde la pazienza, diventa cattivo e le maltratta scrollandosele
di dosso.
Succede spesso così: le persone buone che ci aiutano e ci vogliono bene
vengono ripagate solo dai nostri insulti.
D'estate, a tutti, nobili e villani, buoni e cattivi, colti e ignoranti il pioppo
può offrire la fresca carezza di un'ombra gentile.
Ma è con la morte che avviene il riscatto e si realizza concretamente
la parabola evangelica secondo la quale gli ultimi saranno i primi.
Stritolato dalle macine e pressato, il pioppo si trasforma in carta per offrire
rifugio alle parole che danno vita ai grandi capolavori della letteratura.
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di
Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine
di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona:
http://www.dispersoneiboschi.it
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