Nell'ultimo numero del nostro settimanale,
Nicoletta Barbieri, una giovane signora di
Montebruno,
due figli, ci ha scritto un articolo gustoso e di grande interesse.
Ha voluto mettere in risalto che al suo paese il "commercio
oggi più che mai si è tinto di rosa". E
fa un preciso elenco dei servizi gestiti al femminile.
Poi verso la fine dello scritto con un colpo d'ala e un moto
istintivo dell'anima così esprime il suo grande amore
per la
Val Trebbia: "Io
amo la Val Trebbia e voglio che cresca. Perché non
basta dire che è morta e che non c'è niente.
Bisogna inventare".
Questa signora ha mille ragioni, ha colto nel segno. In Val
Trebbia i lavori oggi bisogna inventarseli. Occorre giocare
di fantasia, occorre essere creativi e inventarsi cose nuove
per i tempi nuovi del post moderno.
Mi permetto una premessa. In principio c'era la fantasia.
La fantasia di Dio che ha creato il mondo così bello
e così vario. Quando leggiamo che al mondo esistono
più di ventimila qualità di orchidee, dobbiamo
pensare che "l'Inventore" di tutto questo ha avuto
una grande fantasia.
Lo ha inventato Lui il mondo. Dio lo ha voluto così.
E se lo ha creato così come lo vediamo, tra gli infiniti
mondi possibili questo era il migliore. Lo hanno scritto e
dimostrato alcuni filosofi circa mille anni fa. Ma il nostro
tema è un altro.
In questo mondo così bello e così vario, c'è
pur sempre l'opera dell'uomo un raggio dell'intelligenza di
Dio - nella sua creatività e fantasia. Il computer
che può eseguire milioni di operazioni al secondo,
i calcoli perfetti al milionesimo di secondo per lanciare
una sonda su Marte, la perfezione di un intervento delicatissimo
con il laser nel seno della madre per salvare un piccolo di
pochi mesi, sono solo alcuni esempi.
Dunque l'uomo è creativo. Se non lo fosse stato, vivremmo
ancora nelle caverne o sulle palafitte. L'uomo sarebbe ancora
e soltanto cacciatore e agricoltore e sarebbe abile soltanto
nell'usare l'ascia. Gli animali, checché si dica in
vari reportage televisivi, non sono affatto intelligenti,
continuano da milioni di anni a comportarsi allo stesso modo:
il tasso costruisce ancora le sue dighe nei rivi d'acqua come
se le costruiva milioni di anni fa. mobili e suppellettile
varia in vimini, cesti, cappelli, borse, scarpe estive di
paglia di riso. E noi in Italia abbiamo migliaia di ettari
di terra coltivata a riso, la cui paglia marcisce spesso nei
campi. |
Sui mercati dei cinesi, diffusi ormai un po' ovunque, troviamo
maglioni invernali, giacche a vento, cappotti e cose simili
per pochi euro. Non saranno Benetton, ma sono godibili. Noi
Italiani non vogliamo o non possiamo ottenere questi prodotti
allo stesso prezzo. Legge di mercato? Costa troppo il lavoro?
Impegni economici dello Stato con quei Paesi orientali? Soprattutto
perché i nostri ragazzi e giovani esigono capi firmati?
E non si accorgono che spesso la Finanza si porta via migliaia
di capi firmati e contraffatti, cioè falsi, confezionati
di notte magari in uno scantinato di Abbiategrasso o di Rivarolo?
Il discorso ci ha portato un po' lontano. Ma nemmeno molto.
In Toscana e in Umbria qualche decennio fa si cominciò
a modellare terra cotta, a decorarla e a ricavarne anfore,
vasi, oggetti da giardino. E' stata la fortuna di queste nostre
regioni.
Più vicini a noi, in Val Fontanabuona pochi anni fa
è stata aperta sulla strada, quindi accessibile al
turista di passaggio, una cooperativa con frutta e verdura
locali. Da un certo reddito. A Isola di
Rovegno
è possibile acquistare mozzarelle, scamorze e formaggi
freschi di giornata. Anche a Bobbio un gruppetto di persone
giovani hanno aperto attività diverse.
In alcuni paesi di Val d'Aveto (ad es. Cattaragna) si raccolgono
ancora le castagne: si vendono ai negozi di vallata, per le
castagnate di paese, o, con infinita pazienza, si fanno essiccare
per ricavarne la farina. La storia ci dice che i monaci di
S. Colombano allevavano centinaia di suini lasciandoli liberi
nei castagneti.
Non credo che il mio discorso pecchi di ingenuità.
Fermarsi a vivere in Val Trebbia non è impossibile.
Certamente ci vuole intelligenza e fantasia. Un plauso cordiale,
dunque, a questa imprenditoria in rosa di Montebruno.
Piangersi addosso e dire che "la Val Trebbia è
morta" è una litania di molti che ci ossessiona
da anni. Inventare lavori è di pochi, i più
coraggiosi, i più fantasiosi. Sugli spalti della nostra
bella valle è di questi coraggiosi che abbiamo bisogno.
Guido Migliavacca
(Questo articolo è stato tratto dal N° 6 del 12/02/04
del settimanale "La Trebbia")
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