La storia, la cultura, la vita passata
e presente della comunità della
Val
Trebbia si legge anche visitando le innumerevoli chiese,
cappelle e
cappellette
votive che si incontrano in tutti i centri, anche i più
minuscoli, di questa porzione verdissima di entroterra genovese.
E un tour da queste parti alla scoperta di questi luoghi di
culto, di antica tradizione, può essere davvero interessante
ed è caldamente raccomandabile.
Le chiese sono tantissime, ma ce ne sono alcune che meritano
assolutamente una visita e da sole valgono il viaggio. Si
può partire da Pentema, con la scusa di vedere l'ormai
celebre
presepe (aperto fino alla
fine di gennaio), e visitare la grande chiesa parrocchiale
che domina il borgo, e che ostenta orgogliosamente una piccola,
deliziosa madonnina in legno, venerata da sempre dai pentemini.
Poi si può salire a
Fontanigorda,
dove le 13 fontane danno il nome al paese, dove si incontrano
anche diversi interessanti reperti di archeologia contadina.
E dove le chiese-gioiello sono diverse. Una è in località
Casoni, è la chiesa di San Bartolomeo con il suo bellissimo
campanile in pietra costruito nel 1840 dal volontariato locale,
che trent'anni dopo si occupò anche di far fondere
le campane sul posto. A poca distanza, a Canale c'è
la bella chiesa di Santa Giustìna, mentre procedendo
per la strada tra la Val d'Aveto e Fontanigorda, sul Passo
Fregarolo, si incontra la bella cappelletta dedicata a San
Rocco e alla Vergine, che nel 1949 salvò il paese da
un'epidemia di peste. A
Montebruno
tutta la storia rurale della vallata è ottimamente
riassunta dal
Museo della
cultura contadina, che merita decisamente una visita accurata.
Quindi, da non perdere l'antico
santuario
- è del 1478 - sorto nel luogo dove apparse la Madonna
a un pastorello muto che riconquistò la parola. Salendo
poi verso
Gorreto,
ai confini con la provincia di Piacenza, è da vedere
la parrocchiale di Santa Caterina, davanti al castello, costruita
nei 1630 e restaurata a metà del Novecento, che conserva
al suo interno uno splendido confessionale del Quattrocento.
Nella frazione di
Fontanarossa,
da vedere la chiesa di Santo Stefano, nell'area cimiteriale,
che risale all'anno Mille: qui si respira un'atmosfera particolare,
creata dalle pietre tombali, dalle croci in ferro battuto
a ridosso della nuda pietra della chiesa. Notevole la grande
croce nera, simbolo della Passione di Cristo. E già
che si è in zona, scendendo da Gorreto, conviene passare
un attimo oltre confine e arrivare nella vicinissima Bobbio,
detta la Montecassino del nord per la presenza dei monaci,
dove si incontra l'omonima basilica, fondata nel VII secolo,
con il suo campanile romanico e l'absidiale, entrambi costruiti
intorno all'anno Mille.
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto dal Secolo XIX del
18/01/04)
Stampa
questa pagina